Il miracolo della vita si rinnova ogni giorno, quando svegliandoci al mattino diamo inizio a una nuova giornata.
Poi iniziamo a risolvere i nostri problemi di ogni giorno, dai più piccoli a quelli che richiedono un maggiore impegno.
Le nostre risorse individuali ci consentono di adattarci e di essere flessibili, così da gestire al meglio le attività attraverso un continuo processo di problem solving.
Fattori protettivi, individuali e sociali, flessibilità, strategie di coping sono tutti ingredienti che contribuiscono al mantenimento del benessere e della salute nell'ottica della salutogenesi.
Dal punto di vista della salutogenesi é infatti fondamentale il concetto di forza, che é legato a sua volta al concetto di benessere.
Ognuno di noi ha in se un nucleo fondante di fondante di forze vitali che ci permettono di mantenere standard di vita ottimali.
Il nostro stile di vita, le abitudini alimentari, il modo tutto personale che abbiamo per affrontare i problemi di ogni giorno influiscono sul livello di forze disponibili e sullo stato di salute generale, e quindi sono strettamente collegati al concetto di salutogenesi.
Chiudi gli occhi e concentrati sulle tue forze. Sai che puoi contare su di te, sei cosciente delle tue forze individuali ma anche dell'importanza che hanno gli altri nel sostenerti. Sai che il benessere passa dalla piena realizzazione di se tenendo conto dell'ambiente sociale, affettivo e lavorativo.
Sii flessibile, vivi con spirito di accettazione allenandoti alla pazienza: salute e salutogenesi significano anche questo.
(Continua). In realtà esistono innumerevoli modi per classificare il mobbing e i suoi derivati, ma quello che ci interessa è analizzare le conseguenze per la salute biopsicosociale e il peggioramento della qualità della vita dei soggetti.
Proprio da un punto di vista ecologico, considerando quindi il fenomeno mobbing nei termini della psicologia della salute e salutogenesi, diventa estremamente importante capire fino a che punto e in che modo questo possa determinare un peggioramento della qualità globale della vita lavorativa dei soggetti (e non solo).
Inizialmente gli attacchi possono concentrarsi sugli aspetti relazionali.
Il soggetto viene isolato (non gli si parla o lo si esclude dalla vita sociale aziendale) e lo si mette nella condizione di non poter interagire con i colleghi.
Questa situazione può creare, a lungo andare, dei danni all'immagine sociale, portandolo a sentirsi ridicolo o fuori posto.
Alle volte i soggetti sono costretti a svolgere lavori troppo impegnativi, mentre in altri casi sono assegnate loro mansioni ben al di sotto delle competenze acquisite.
Ai lavoratori può anche non venire assegnato alcun compito e questo per farli sentire meno competitivi o per far percepire loro di non essere all'altezza.Queste situazioni possono avere delle conseguenze gravi da un punto di vista psicologico perché vengono create delle forti situazioni di disagio, ove viene danneggiata l'immagine di se e della propria efficacia intesa come competenza lavorativa e sociale.
Come detto nella puntata precedente ogni individuo, con una propria storia personale, reagirebbe in modo diverso alle situazioni stressanti e questo deve essere inquadrato nell'ottica di una promozione del benessere globale, ove ogni persona deve essere messa nella condizione di poter far fronte alle situazioni problematiche.
Il senso di coerenza riguarda così la capacità di percepire la società come dotata di un senso comprensibile, con un preciso ordine e significato.
Tale senso di coerenza personale è un grande fattore protettivo, le cui caratteristiche sono dovute in parte a specifici aspetti dell'ambiente e del contesto sociale nel quale si è inseriti. Fondamentali risultano in tal senso la possibilità di poter contare su un supporto sociale soddisfacente ma anche fattori materiali come ad esempio quelli legati alle proprie risorse economiche.
Più in particolare il senso di coerenza sarebbe connesso al senso di comprensibilità (che è relativo a una componente cognitiva), al fatto di percepirsi capaci di fronteggiare le sfide esterne e al senso di significatività (relativo a una componente motivazionale). L'individuo sarebbe così capace di pensare al proprio ambiente come dotato di uno specifico significato, gestibile attraverso una valutazione ottimale delle proprie risorse. In qualsiasi circostanza eventuali situazioni stressanti sarebbero affrontate da una buona capacità motivazionale e l'individuo agirebbe con la speranza di farcela e in un'ottica di sfida costruttiva per la propria crescita personale.
Abbiamo sottolineato tantissime volte l’importanza della qualità della vita e della soddisfazione globale dell'individuo, considerando l'influenza di questi fattori sulla nostra salute fisica e psicologica.
Stili di vita e qualità della vita sono quindi due variabili importanti, proprio in un ottica che io definirei ecologica.
Ma quale è la qualità della vita dei pazienti ospedalizzati? Cosa cambia rispetto alla loro precedente condizione? Possono i protocolli terapeutici adottati rendere in qualche modo meno traumatica la presenza in ospedale, riducendo magari l'impatto che tale situazione ha per il soggetto?
Una interessante ricerca condotta da alcuni studiosi della Temple University e pubblicata sul Journal of Health Psychology ha evidenziato alcune relazioni esistenti tra qualità della vita e il senso di coerenza (dall'inglese sense of coherence) di pazienti cardiaci ospedalizzati.
Lo studio si è avvalso di un campione di 121 soggetti, il 55% dei quali maschi. Tutti pazienti cardiaci con disturbi specifici quali aritmia, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, complicazioni post-trapianto ecc.
Analizzando i dati è stato possibile ipotizzare che in pazienti cardiaci post chirurgici la qualità della vita tenda a diminuire con l'età cronologica e che le femmine siano più vulnerabili in tal senso (riportano infatti un punteggio relativo più basso, misurato con la QOLS di Flanagan).
La ricerca ha mostrato interessanti relazioni con il senso di coerenza. Ma cosa è il senso di coerenza? Questo sarebbe un fattore di resilienza contro vari fattori di rischio psicologico e assumerebbe quindi una connotazione adattiva e salutogenica. (continua)
Più di una volta ho sottolineato quanto importanti siano i nostri stili di vita individuali per mantenere una vita sana e soprattutto per mantenere più a lungo la salute.
Con il termine salute noi non intendiamo il semplice concetto di "mancanza di malattia" ma focalizziamo la nostra attenzione su un concetto multidimensionale, cioè su una salute biopsicosociale.
Significa che la salute è benessere, ma benessere globale che riguarda l'individuo nella sua dimensione totale, in quanto vive in modo soddisfacente i diversi aspetti della sua vita, da quello semplicemente somatico (la salute del corpo) fino agli aspetti che riguardano la sfera sociale (le nostre relazioni) e quella psicologica (benessere mentale).
Come più volte sottolineato non esiste una separazione tra psiche e soma e tutto quello che riguarda l'uno influenza e modifica l'altro. Da questo punto di vista noi dobbiamo mettere in pratica uno stile di vita che permetta di conservare quanto più a lungo possibile la salute.
Adottare uno stile di vita corretto significa mettere in pratica quella che spesso viene definita salutogenesi.
Se posso contare su relazioni sociali e affettive soddisfacenti, se pratico uno stile di vita sano (anche e soprattutto da un punto di vista alimentare e farmacologico) avrò degli enormi benefici per la mia sfera psicologica e quindi anche la mia "salute globale" sarà migliorata e rafforzata.
Quando stiamo male e ci sentiamo tristi è spesso il sistema immunitario quello che ne risente maggiormente.
Un soggetto depresso presenta un numero di globuli bianchi considerevolmente più basso di un soggetto che non ha la depressione.
Ogni aspetto fa parte di un sistema collegato ove le parti si influenzano costantemente in modo vicendevole. Esistono delle pratiche specifiche che ci consentono di migliorare il nostro benessere biopsicosociale. Se volete cominciare iniziate a mangiare in modo sano eliminando ad esempio i cibi ad alta densità calorica, alimenti cioè che contengono una alta percentuale di grassi e zuccheri. Fate attività fisica, limitate l'uso di antibiotici e farmaci… Ne parleremo più avanti analizzando meglio questi aspetti.
Come si fa a ridere in certe situazioni? Vuoi mettere che lei ti ha piantato proprio prima dell’esame …
Questo è molto difficile da mettere in pratica.
Ci sono situazioni in cui ridiamo con gusto e questo ci viene naturale, tutto sembra perfetto. Ma ci sono situazioni ove ridere diventa quasi impossibile, ed è facile ricordare le nostre immagini familiari, scene o vissuti che abbiamo provato tutti.
Tuttavia l’umorismo può essere considerato una sorta di elisir di lunga vita che in alcuni casi può diventare un vero e proprio mezzo terapeutico (utilizzato anche da alcuni psicologi e basato su determinate tecniche).
Qualcuno ricorda Patch Adams? Fu uno dei primi medici (se non il primo) a trattare alcuni bambini in ospedale vestito da clown. Il primo a praticare la clown terapia, descritta nel popolare film interpretato da Robin Williams. Lui diceva spesso: "Tenta di ridere quanto più possibile!".
La medicina si concentra troppo sui sintomi delle malattie, tralasciando quell’aspetto amorevole ed empatico riferito al paziente in quanto essere unico e bisognoso di cure.
Allora fate tutto per ridere. Prima di tutto guardatevi allo specchio, prendetevi sul serio ma non troppo, giudicatevi con serenità e perdonatevi, sorridete di cuore, ridete di voi stessi. Questo è un lavoro di flessibilità mentale, che comporta elasticità, maggiore tolleranza, capacità di osservare la realtà da tutti i punti di vista, con le sue coerenze ma anche con le sue contraddizioni.
E’ soprattutto a livello neuro-chimico che si compiono quelle modificazioni che permettono il cambiamento. Già subito dopo un sorriso si liberano e si attivano processi specifici nel substrato ormonale e fisico che portano a una specifica attivazione. Tutto, come detto spesso, è collegato, mente e corpo si influenzano vicendevolmente. Insomma, ridendo ci sentiamo molto meglio.
(Continua dalla terza parte). Come sottolineato nell’articolo precedente, le qualità del the verde sono interessanti. Esso contiene infatti l'epigallocatechina gallato, che è un particolare tipo di catechina con tantissime funzioni, tutte protettive e inibitrici di meccanismi considerati responsabili della formazione di tumori. E’ infatti un inibitore dell'angiogenesi, delle metalloproteasi (una famiglia di enzimi) e delle chinasi ciclinadipendenti (sono proteine che regolano il ciclo cellulare).
Comunque, senza complicarci troppo la vita con nomi particolari, basta sapere che studi sottolineerebbero il valore protettivo del the verde per il nostro organismo.
In generale si può quindi affermare che se scegliamo di consumare frutta e verdura certo non sbagliamo, anzi. Chiaramente la scelta degli alimenti deve essere sempre ponderata in base alle caratteristiche di salute soggettive e sempre tenendo conto del parere del medico.
Spazio quindi a frutta, verdura, ortaggi. Una ricerca denominata progetto EPIC e che ha coinvolto più di 500000 persone, ha infatti dimostrato l'efficacia di questi cibi, proprio perché molto ricchi di fibre vegetali.
Ottimi sono pure i legumi, riso, pane integrale (meglio se a lievitazione naturale). Al pesce poi dovremo riservare il giusto spazio in quanto ci fornisce un ottimo apporto di grassi polinsaturi (i famosi omega-3).
Dimentichiamo qualcosa? Forse la cosa più importante: quello che è veramente fondamentale non è modificare il solo modo di mangiare, quanto piuttosto il nostro stile di vita individuale.
Modificare il proprio stile di vita significa assumere un comportamento alimentare protettivo, cioè far proprio un baglio culturale fondamentale, che sa di salute, di prevenzione, di benessere:
STILE DI VITA --> COMPORTAMENTO ALIMENTARE PROTETTIVO (EDUCAZIONE ALIMENTARE) --> PROGRAMMA DIMAGRANTE SCELTO DAL MEDICO --> PERDITA DI PESO
Proprio per questo motivo gli stili alimentari sani devono essere proposti ai nostri figli fin dall’inizio, anche perché non si cambia la qualità d’un terreno dall’oggi al domani, ma solo lavorando per tempo, con impegno e dedizione.
Il ruolo dei genitori è strategico per l’educazione alla salute e per far comprendere l’importanza dei concetti di prevenzione e benessere.
Un corretto utilizzo del cibo, unito a una attività fisica ci permetterà di essere realisticamente ottimisti.
In questi giorni moltissimi studenti sono stati alle prese con le trame vorticose della scelta dell'università, perduti tra programmi di corsi di laurea, test di accesso a numero chiuso e chi ne ha più ne metta.
La maggior parte degli studenti che provengono dalla scuola superiore si trovano in balia di una situazione spesso disorientante: molti hanno solo idee generali circa le aspettative relative alla scelta del corso di laurea, ed altri hanno conoscenze superficiali circa specifiche aree di interesse: umanistica, scientifica, medica, sociale ecc.
Così i test di accesso rimangono una discriminante importante, e molti alla fine scelgono tenendo conto dei risultati ottenuti alle prove selettive (sostenute più volte e in varie sedi) in una sorta di compromesso tra interessi e posti disponibili.
Chiaramente è questa una situazione che non facilita una scelta serena del corso di laurea e che mette a dura prova le capacità di gestione dello stress, di orientamento e le strategie di coping dei ragazzi chiamati a decidere anche del loro futuro.
Considerata la complessità del caso, non è fuori luogo considerare il processo di scelta dell'università come una sorta di problem solving (considerando anche il concetto di salutogenesi) ove è necessario mettere in gioco tutte le risorse disponibili e adattive.
Come detto più volte la scelta non deve essere improvvisata. E' necessaria una preparazione accurata che passi da una seria analisi delle proprie competenze, delle risorse disponibili anche a livello del proprio ambiente di riferimento e dei fattori protettivi ad esso associati.
Lo scorso Novembre sono state approvate dalla commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro le indicazioni pratiche per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato.
Finalmente sarà possibile, attraverso le linee guida delineate, iniziare un percorso di monitoraggio del benessere dei lavoratori, percorso a cui il datore di lavoro è oggi obbligato (si vedano i riferimenti legislativi: decreto legislativo n. 81/08 e succ. mod.; accordo europeo 08/10/2004).
Se pensate che il vostro lavoro sia altamente stressante, se vi sentite eccessivamente stanchi o avete il sospetto e la sensazione di avere un carico di lavoro esagerato e frustrante, richiedete una valutazione del rischio da stress lavoro correlato, anche con l'aiuto delle rappresentanze sindacali.
Lo stress da lavoro correlato concerne un malessere che comprende disturbi di natura fisica, psicologica e sociale (che investono quindi la sfera biopsicosociale) derivanti da eventi specifici che devono essere valutati attentamente. Assenze per malattia, provvedimenti disciplinari, lamentele legate alla turnistica, mansioni con bassa autonomia decisionale e caratterizzate da un elevato livello di controllo, tale da precludere progressioni di carriera, sono tutti fattori di rischio che devono essere assolutamente valutati e monitorati.
Questi aspetti si aggiungono e si inseriscono nell'ambito di un già poco rassicurante stato del mercato del lavoro, ove le scelte economiche sbagliate degli ultimi anni e le inadeguate politiche circa gli investimenti in innovazione, cultura e formazione stanno sbaragliando la strada a una crisi occupazionale che in Italia risulta più grave di quella del resto d'Europa.
Si è infatti potuto constatare che in molti paesi europei, nonostante la crisi, ci è stata una tenuta dei posti di lavoro che richiedevano titoli di studio e requisiti professionali medio alti, mentre in Italia per un trentenne-quarantenne laureato si prospetta oggi uno scenario a dir poco sconfortante. Una generazione questa che per prima ha dovuto scontrarsi con la patologica carenza di posti di lavoro ti tipo impiegatizio.
(Segue dalla seconda parte). Questo avviene attraverso meccanismi di mediazione cognitiva via via più evoluti e caratterizzati da un maggiore grado di complessità acquisito durante lo sviluppo e sostenuto anche dalla maturazione biologica di aree cerebrali specifiche.
Una buona regolazione cognitiva è assolutamente rilevante per il buon funzionamento dell’individuo nei termini di adattamento e capacità di coping e questa risulta collegata anche alla gestione ottimale delle relazioni sociali e affettive.
Così, capacità di decentramento e decision making acquisiscono davvero un ruolo di primo piano.
Considerati tutti questi aspetti appare inequivocabile la direzione degli studi su cui si concentra la psicologia della salute.
Il tal senso risulta primario il concetto di salutogenesi che ha in se un nucleo fondante di contenuti concernenti il benessere biopsicosociale e tutto ciò che si può fare per mantenerlo e conservarlo.
Quasi quotidianamente fioriscono nuove ricerche e l’interesse scientifico tocca vari aspetti del funzionamento umano, comprese le abilità sociali connesse anche agli aspetti di regolazione affettiva. Interessante in tal senso potrebbe essere lo studio della capacità di attivazione empatica ed il suo ruolo nella genesi e nel mantenimento di un buon funzionamento sociale ed affettivo del soggetto.
Durante la mia attività in ospedale (Ismett) ho potuto constatare che i pazienti in attesa di trapianto di fegato arrivano spesso con una diagnosi di cirrosi epatica alcool correlata.
Tale evidenza ci fa fare due riflessioni fondamentali. La prima é che indubbiamente lo stile di vita non corretto e protratto per molto tempo può influire fortemente sulla salute, con danni anche importanti.
La seconda riflessione concerne la psicotrapiantologia (termine coniato dalla dott. J. G. Morana) e la valutazione psicologica specifica per questa tipologia di pazienti (specie durante il work-up, cioè il percorso che consente di essere inseriti in lista d'attesa per l’eventuale trapianto).
E' necessario in questo senso un attento lavoro clinico, che consideri la storia personale del paziente e soprattutto che ne analizzi il vissuto nel momento attuale.
L'abuso e l'assunzione reiterata di alcool rappresentano peraltro una controindicazione assoluta per l'inserimento in lista d'attesa e per il trapianto stesso.
Gli attuali protocolli di riferimento considerano quindi di fondamentale importanza come vive il paziente e quindi il suo stile di vita, anche in un ottica ecologica e di salutogenesi. Il lavoro dello psicologo in ospedale e specie se opera in una struttura ad alta specializzazione come quella che pone al centro della sua attività i pazienti in attesa di trapianto é pertanto molto delicato e altrettanto strategico, così come può essere considerato quello del medico o del chirurgo che effettuerà l'intervento.
La salute biopsicosociale é un termine complesso che specifica l'importanza dell'influenza di molteplici fattori sulla salute degli individui. In particolare nell'ambito della psicologia della salute si é sottolineata l'influenza globale degli aspetti biologici (che concernono il patrimonio ereditario), psicologici e sociali (inerenti l'influenza dell'ambiente e del contesto) per lo sviluppo e il mantenimento della salutogenesi.
(Segue dalla prima parte). Affinché si possano affrontare al meglio tutte le sfide quotidiane è necessario disporre di una buona dose di adattamento e flessibilità, di strategie di coping, necessarie per poter fronteggiare i problemi e lo stress.
Coping, adattamento, flessibilità, problem solving sono capacità per le quali ci alleniamo e che possiamo apprendere e migliorare, ma che allo stesso tempo sono in qualche modo connesse al livello filogenetico.
Molte ricerche hanno evidenziato influenze contestuali sulle capacità adattive dell’individuo. Fattori determinanti sarebbero la qualità dell’ambiente sociale di riferimento ma anche la continuità di un sostegno ottimale al bambino da parte della figura di accadimento.
La qualità del legame di attaccamento in particolare sarebbe in questo senso determinante (si vedano in tal senso gli apporti di Liotti).
Uno stile di attaccamento sicuro sarebbe un ottimo predittore di un ottimo funzionamento dell’individuo e in ogni caso ne costituirebbe comunque le premesse.
Al contempo, i fattori contingenti futuri, potranno determinare un ulteriore rafforzamento o un indebolimento, nella direzione di disfunzionalità più o meno marcate (finanche al disagio psichico).
Chiaramente anche gli stili di vita individuali dovranno essere considerati nell’ottica biopsicosociale e potranno costituire fattori di protezione o di rischio.
Come sappiamo è necessario che l’individuo risponda adeguatamente alle stimolazioni dell’ambiente in cui è inserito.
Come é noto la psicologia della salute si é sempre occupata dello studio concernente i fattori che operano a favore della promozione e del mantenimento della salute.
La salute, bene primario, riguarda un benessere globale che non comprende esclusivamente il concetto di ”assenza di malattia”, con una connotazione meramente biologica.
Il benessere é benessere biopsicosociale, nel senso che é primariamente costituito da fattori biologici, psicologici e sociali.
Un concetto pieno e rotondo quindi, che comprende tre ampi aspetti della vita individuale.
Un soggetto può percepire un benessere globale infatti, se tutti gli aspetti della sua vita (biologici, psicologici e sociali) concorrono complessivamente ad un funzionamento adeguato e quindi alla sua felicità.
Si può non soffrire di alcuna malattia fisica ed eppure si può vivere in una condizione di precarietà psicologica o di isolamento sociale tale da generare sofferenza ed interferire con il benessere percepito.
Considerando quindi la promozione ed il mantenimento del benessere, la psicologia della salute si interroga circa i fattori protettivi ed i fattori di rischio della salute stessa.
Vicina alla psicologia medica e alla medicina comportamentale essa considera l'individuo come un organismo attivo che interagisce con il proprio ambiente e che é dotato di una consistente influenza dei fattori genetici e biologici.Quotidianamente misuriamo le nostre capacità e le nostre competenze, utilizziamo le nostre risorse impegnandoci in una continua attività di problem solving.
Come accennato nella prima parte dell’articolo noi tutti siamo legati gli uni agli altri.
Avete mai provato ad immaginarvi cittadini della terra? E' molto appagante uscire dalla solita ottica del quartierino, anche se può richiedere sforzi e sacrifici.
Spesso immagino la terra vista dallo spazio, è meravigliosa! Chi ha la fortuna di poterla osservare da lassù rimane meravigliato per l'immenso spettacolo e la sua bellezza!
Il blu profondo dei mari si mescola a quello delle terre e al bianco delle nuvole. Essa poi sembra così tranquilla, dallo spazio non si scorge alcuna traccia di guerre e conflitti.
Avete ben presente quanto il nostro amato pianeta sia piccolo? E' quasi nulla rispetto all'infinità dell'universo e delle galassie. E noi nel frattempo continuiamo a farci la guerra tra le nazioni e coi vicini di casa.
Essere connessi significa allora iniziare a percepire una fratellanza profonda tra noi e gli altri, tra le nazioni e i popoli. Siamo tutti abitanti di questa splendida isola che galleggia sul cosmo!
Noi siamo parte di un processo evolutivo che coinvolge chiunque a tutti i livelli, comprendendo le generazioni passate e noi direttamente.
Allora è chiaro che tutti possiamo dare un piccolo contributo evolutivo alla terra, nell'ottica di un allargamento della coscienza globale.
Anche il singolo lavoro di ognuno può concernere una prospettiva più allargata che riguarda l'umanità intera.
Questo è direttamente collegato al concetto di senso di coerenza (sense of coherence) che riguarda proprio la sensazione che un individuo ha di essere integrato nei diversi aspetti della sua vita individuale e sociale. E’ un aspetto molto importante perché ci permette di cogliere i nessi universali della vita, grazie ai quali è possibile dare un senso all'esistenza, percependo questa sottile rete che accomuna tutti gli esseri umani fra loro.Per tutti questi motivi è necessario recuperare il valore delle piccole azioni, della vita ordinaria fatta di scelte e di responsabilità, perché tutti noi siamo parte della stessa umanità.
Vorrei sottolineare alcuni aspetti che ritengo importanti. Questi riguardano in particolare il concetto di uomo e di malattia.
Troppo spesso infatti è stato enfatizzato l'aspetto fisico e biologico dell'uomo, considerato in alcuni casi alla stregua di una macchina per il cui funzionamento è necessario un controllo periodico delle varie parti.
Tale visione meccanicistica è secondo il mio punto di vista piuttosto limitata e limitante, così come pure il concetto stesso di salute e di malattia che ne deriva.
La salute infatti (anche quella psicologica) non si basa esclusivamente sulla semplice assenza di malattia, così come quest'ultima non è una condizione per cui vi è una parte del corpo mal funzionante da sostituire.
L'uomo infatti vive una vita interiore grazie alla quale può avvenire uno specifico processo di crescita.
Quel che voglio dire è che noi non siamo fatti di sola carne, esiste una componente animico-spirituale collegata a quella fisica e biologica.
Quel che vediamo esternamente è solo una minuscola parte di una realtà ben più vasta e profonda.
Il concetto di salute è qui considerato, come peraltro sottolineato più volte, nell'ottica della salutogenesi. Questa impostazione considera fondamentali le fonti della salute, compresi gli stili di vita individuali e i fattori protettivi collegati all'esser sani.
Questo significa anche essere integri e integrati con i diversi aspetti di se e con il mondo circostante.
I processi involutivi invece, collegabili al concetto di isolamento, riguardano una sorta di distacco, di mancanza di comunicazione con le ragioni più profonde della propria vita.
Ma allora salute e malattia concernono anche il significato profondo che ognuno di noi da alla propria esistenza? Io credo proprio di si.
Questa riflessione introduce anche il concetto di connessione. Essere connessi riguarda un diverso modo di considerare gli altri. ... continua ...
Che l'igiene sia importante lo sappiamo tutti, ma é altrettanto vero che spesso l'attenzione e la sensibilità circa le pratiche di igienizzazione può oltrepassare certi limiti.
Seguire correttamente determinate norme igieniche é certamente auspicabile e fondamentale, specie nella vita di oggi, ove tutti facciamo mille cose, ci muoviamo, utilizziamo mezzi pubblici, veniamo in contatto naturalmente con superfici che non sono pulite. E i batteri si sa sono sempre in agguato.
Tuttavia, come ho più volte sottolineato, una certa parte dei nostri comportamenti può risentire dei messaggi che vengono veicolati attraverso i mezzi di comunicazione.
Ogni giorno siamo in contatto con il mondo intero. Internet e telegiornali diffondono notizie di ogni genere e avvenimenti lontani prendono così forma, vengono interpretati e categorizzati dalle nostre strutture cognitive.
Spesso i media suscitano in noi bisogni, desideri, aspirazioni, tali da movimentare, per così dire, i mercati. E alle volte, anzi spesso, le notizie non sono tutte belle e positive.
Guerre e malattie possono suscitare disagio, stati di ansia che portano a una ipervalutazione della pericolosità degli eventi.
Le notizie allarmanti che sono state diffuse a proposito della febbre H1N1 hanno ad esempio messo in evidenza una serie di rischi per la nostra salute e per quella dei nostri figli.
E' stato così un fiorire di servizi, articoli, speciali in prima serata, dossier zeppi di pagine e consigli, veri e propri dispensari in cui ognuno ha potuto attingere a piene mani alla ricerca delle giuste condotte da seguire e delle pratiche igieniche più adeguate.
E così oggi tutti si lanciano in una corsa all'accaparramento di prodotti che probabilmente permettono di neutralizzare l'ansia e di esorcizzare la paura.
I gel igienizzanti vanno a ruba, introvabili, le ditte produttrici non riescono praticamente a soddisfare la domanda. Ma ci si chiede se tali allarmismi, spalmati su un clima sociale extra sensibile non possano in realtà generare nelle persone ulteriore ansia e insicurezza. D'altronde le condotte disfunzionali associate ai riti di pulizia si basano proprio su questo.