lunedì 13 febbraio 2012

McDonald's dipendenti!

[Contributo di Daniela Rocco] Vi siete mai chiesti come mai, se siete frequentatori assidui di fast-food modi McDonald's, avvertite quasi una specie di dipendenza da quel cibo? chi, al sol pensarci, non vorrebbe una porzione di succulente patatine fritte? o una bella bibita ghiacciata? o un bel panino con tutte quelle salsine piccanti e aromatiche? Vi siete mai chiesti il perchè? Beh, c'è chi l'ha fatto per voi: Joshua Gowen, dottorando in neuroscienze all'università del Texas, nel 2011 ha pubblicato sulla rivista "Psychology Today" un interessantissimo articolo, che ci spiega quali sono i 7 segreti che McDonald's conosce circa il funzionamento del nostro cervello. Segreti questi che, ovviamente, aiutano ad aumentare le vendite. Eccoli di seguito: 1. Lo zucchero crea dipendenza. Quasi tutto nei menù di McDonald contiene pò di zucchero, dalle bevande, al ketchup, ai panini con hamburger e patatine fritte. McDonald sa che la maggior parte delle persone sta andando a sborsare un dollaro in più per ogni bibita, perché lo zucchero crea dipendenza. Così come è possibile sviluppare una dipendenza fisica e psicologica per la cocaina,allo stesso modo si può diventare dipendenti dallo zucchero! Recenti esperimenti hanno dimostrato che lo zucchero produce alcuni comportamenti tipici delle dipendenze: abbuffate, astinenza e craving (desiderio/voglia matta). In un esperimento i ricercatori hanno tenuto dei ratti lontano dal cibo per 12 ore, poi hanno dato loro accesso illimitato a cibo, acqua e zucchero per un breve periodo e poi glieli hanno tolti nuovamente. Ciò è stato ripetuto per un paio di settimane. Si è visto che i ratti producevano cicli di abbuffate quando avevano accesso allo zucchero mentre, quando non ne avevano, mostravano segni di astinenza, come i tremori col corpo. 2. La spinta della convenienza. Il fatto che si può andare in quasi tutte le città del paese e trovare un McDonald entro cinque minuti, piuttosto che doversi fare ore di macchina, contribuisce alla probabilità di mangiare compulsivamente sempre più cibo di questo tipo. 3. L'economia del cervello e i bassi prezzi del pranzo offerto. I prezzi bassi riducono al minimo la pena associata alla separazione dai vostri soldi duramente guadagnati. Le decisioni diventano difficili quando due forze contrapposte cercano di influenzarvi, in questo caso spendere soldi contro mangiare. Il cervello elabora i costi ei benefici di ogni decisione in una regione chiamata corteccia orbitofrontale. Studi di Brain imaging hanno dimostrato che perdere denaro può far vivere al vostro cervello la stessa esperienza spiacevole e dolorosa di quando si pesta la punta del piede. Perdere denaro fa male! Eppure McDonald riesce a eludere il problema, offrendo un vero e proprio pranzo a prezzi irrisori: rende la decisione più facile al nostro cervello. 4. Il nostro cervello preferisce alimenti ad alto contenuto calorico Come suggerito da Jonah Lehrer in "La corteccia frontale," il nostro cervello si è evoluto nel corso di un periodo in cui il cibo era scarso, così siamo diventati abili a scegliere gli alimenti che contengono più calorie. 5. Dipendenza dalla velocità con cui si soddisfa il bisogno di cibo. I fast food offrono una soluzione rapida per la fame: in certi casi non abbiamo nemmeno bisogno di uscire dalla macchina per prendere un Big Mac! Effettuiamo l'ordine nella nostra auto e in due minuti diamo il primo morso. Quanto prima abbiamo l'hamburger in mano, tanto prima si innesca il rilascio del cocktail di sostanze chimiche gratificanti nel nostro cervello. 6. Il nostro cervello riconosce il marchio. In tutte le nazioni, McDonald offre un'esperienza costante ogni volta che si varcano le sue porte. I dipendenti recitano sempre lo stesso saluto-copione, il menù ha lo stesso aspetto e le stesse immagini o loghi sono affissi sui muri. Più coerente è l'esperienza da un punto vendita all'altro, più forti saranno le nostre associazioni con i pasti specifici che lì vi potremo trovare, che ci hanno già in passato soddisfatto e che quindi possiamo di nuovo desiderare. 7. Gli HappyMeal alimentano la nostra memoria. La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che una gran parte del piacere di mangiare dipende da ricordi associati a quel cibo specifico. In uno studio, a dei bambini sono stati consegnati dei bocconcini di pollo in un cartone anonimo e ad altri bambini i bocconcini erano offerti nel cartone del McDonald’s. Ebbene il maggiore gradimento lo si è avuto proprio con quelli contrassegnati dal brand! [Link_Fonte:http://www.psychologytoday.com/blog/you-illuminated/201108/7-things-mcdonald-s-knows-about-your-brain ]

Daniela Rocco, dany.rocco@gmail.com

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Sesso o amore? Quando è opportuno rifiutare certe classificazioni

Esiste ancora la vecchia dicotomia sesso-amore? E' meglio un avventura passionale e coinvolgente, ove ci si senta travolti dall'impeto e felicemente in balia dei sensi o un esperienza romantica, trattenuta da un nodo allo stomaco che ci fa volare sulle ali dell'amore, quasi a toccare il cielo e sentirsi parte di un fantastico progetto? Probabilmente la situazione ideale é quella intermedia. E non credo che sia utile continuare a immaginare tali suddivisioni. Esistono relazioni che sono basate prevalentemente sulla passione e sull'esperienza sessuale, ce ne sono altre che lo sono molto meno. Può capitare che le prime siano più intense ma più fragili delle seconde, che invece possono essere spesso più misurate e vivere su un arco temporale più lungo. E poi c'é un tempo giusto per ogni cosa. C'é un tempo per l'amore platonico e c'é un tempo per la scoperta della sessualità, della dimensione intima che può dischiudersi tra due corpi nudi. Ma ciò che conta é che dobbiamo crescere, e durante il percorso evolutivo ognuno deve vivere appieno le proprie esperienze sentimentali, che comprendono momenti felici ma anche situazioni dolorose e abbandoni. L'importante é vivere la relazione con una certa maturità, cercando un arricchimento graduale e reciproco giorno per giorno, ove vi sia il sostegno dell'amore con il fuoco della passione e dell'appagamento sessuale. Ci riusciremo?

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mercoledì 8 febbraio 2012

Insicurezza? Essere più forti modificando le nostre valutazioni

Alle volte ci domandiamo: perché mi sento insicuro? Cosa posso fare per essere più forte e meno fragile? Probabilmente il nostro essere insicuri si fonda su una valutazione che facciamo circa le nostre prestazioni e non rispecchia realmente lo stato delle cose. Quello che voglio dire é che il più delle volte non siamo insicuri, ma crediamo di esserlo. Ed il fatto di crederlo in qualche modo influisce sulle nostre azioni e sui nostri comportamenti. Così possiamo avere prestazioni non eccellenti prendendo come riferimento il giudizio negativo che abbiamo di noi stessi e quello formulato dagli altri. Un conto é non avere a disposizione tutti gli ingredienti per preparare e cucinare una certa pietanza, un altro é credere di non essere all'altezza della preparazione pur disponendo di tutti gli strumenti possibili. Mi permetto di farvi notare quindi l'importanza della nostra valutazione cognitiva circa l'attribuzione di efficacia e di competenza. Conosciamo l'enorme influenza che l'interpretazione degli eventi ha sui nostri comportamenti. La maggior parte dei disturbi d'ansia (attacchi di panico d fobie in testa) si basano proprio su una errata valutazione di pericolo. Quindi il primo passo per sentirsi sicuri é quello di cominciare a cambiare le idee che abbiamo su noi stessi, modificando le valutazioni negative e distorte.Noi siamo esseri umani, passibili di innumerevoli errori, ma abbiamo tutto quello che ci occorre per vivere pienamente ed efficacemente la nostra vita.

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giovedì 2 febbraio 2012

La paura in poche parole

La paura è una risposta complessa e multidimensionale. E’ senz’altro uno stato transitorio particolare. Quando abbiamo paura viviamo una specie particolare di ideazione orientata al futuro. Questo pensiero non funzionale, questa sorta di distorsione cognitiva, riguarda però la possibilità di un danno potenziale. Questa idea di pericolosità aumenta in base alla nostra vicinanza rispetto allo stimolo connesso all’evento traumatico scatenante (la situazione primaria che ha scatenato la reazione di paura). Anche in questo caso la paura origina da pensieri che potremmo definire sbagliati. Quando pensiamo, istantaneamente, si creano dei processi che hanno un impatto sulla nostra emotività e questo, attraverso un meccanismo a cascata, influenzerà anche i nostri comportamenti. Questa strana “fisiologia” è alla base dei circoli viziosi che spesso si creano intorno alla paura: PAURA -> STIMOLI INTERNI -> PAURA DELLA PAURA -> PAURA Esiste una varietà infinita di paure. Tuttavia è possibile individuarne 5 tipologie principali: Calamità; Rifiuto sociale; Animali repellenti; Allontanamento; Sangue e ferite La fobia è per certi versi simile alla paura, ma si differenzia marcatamente per alcune caratteristiche peculiari. La fobia infatti è una sorta di paura sproporzionata, irrazionale e ampiamente esagerata. In questo caso la nostra capacità di controllo diminuisce ulteriormente e vengono messi in atto dei veri e propri comportamenti di evitamento della situazione scatenante. Ad esempio quando la paura di volare e quindi di prendere l’aereo diventa una fobia si può arrivare ad evitare sistematicamente la situazione che espone allo stimolo fobico, complicandosi ulteriormente la vita. Alcune fobie includono una costellazione di caratteristiche che investono la sfera cognitiva e il proprio dominio personale, come le aspettative eccessive nei confronti degli altri e la svalutazione di sé nel caso della fobia sociale.

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lunedì 30 gennaio 2012

Inadeguatezza sociale dei bambini: quanto possono influire deficit comportamentali e cognitivi

Quando i bambini si trovano in una condizione di inadeguatezza sociale possono presentare una serie di deficit comportamentali e cognitivi. I deficit comportamentali possono coinvolgere: abilità di ascolto, latenza della risposta, distanza sociale, tono, volume e chiarezza dell'eloquio, postura scorretta, mancanza di contatto oculare. Le difficoltà dei bambini circa le competenze sociali possono essere relative a pattern comportamentali più complessi ed investire ad esempio la capacità di porre domande, di offrire e chiedere aiuto, di affermarsi con il gruppo dei pari, nonché la capacità di sostenere la conversazione. I deficit cognitivi possono interferire con la capacità di comprendere adeguatamente le regole sociali e di interpretare correttamente le informazioni. A volte le difficoltà possono riguardare la capacità di decentrarsi e di assumere la prospettiva degli altri (perspective taking) nonché deficit specifici di problem solving. In questo caso le difficoltà del bambino riguardano la possibilità di identificare i problemi e gli obiettivi e di generare risposte plausibili ed efficaci. In queste situazioni sarebbe utile un training sulle competenze sociali. Vedremo più avanti come attuare praticamente un progetto per potenziare le competenze sociali dei nostri bambini.

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domenica 29 gennaio 2012

Ciao Signor Presidente Scalfaro

Oggi è scomparsa una grande personalità, un grande presidente, un grande uomo soprattutto: Oscar Luigi Scalfaro. Lascia una grande eredità e con essa tuttavia una certa nostalgia, un certo pensiero sgomento di fronte all'evidenza di perdere una persona di enorme valore politico e umano.

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venerdì 27 gennaio 2012

ISMETCC - Benessere Psicofisico

Segnalo la nascita dell'Istituto Mediterraneo di Terapia Cognitivo Comportamentale, ISMETCC, sito a Castellammare del Golfo (Tp), a pochi passi da Scopello, incantevole località turistica. L'istituto si avvarrà di specialisti del settore in forza dei quali potrà svolgere la mission stabilita: promuovere il benessere psicofisico globale, attraverso azioni e progetti mirati non solo alla prevenzione (con collaborazioni presso enti e istituzioni) ma anche orientate a percorsi terapeutici e riabilitativi. Presso l'ISMETCC si potranno sviluppare e approfondire programmi di mindfulness, training autogeno, biofeedback. Attraverso percorsi psicoterapeutici specifici saranno offerti servizi ai singoli utenti ma anche alle famiglie. Progetti futuri di sviluppo concerneranno il trattamento dei disturbi alimentari (con l'ausilio di equipe multidisciplinare) e l'implementazione della smoke cessation. L'ISMETCC sarà anche un polo di formazione. É in programma infatti l'attivazione di corsi dedicati a studenti e addetti ai lavori. Per chi voglia approfondire e tenersi aggiornato può consultare il sito internet http://www.ismetcc.blogspot.com/

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mercoledì 25 gennaio 2012

Depressione e stili di attaccamento: una relazione molto interessante

Nel corso degli ultimi anni moltissimi studi e ricerche hanno trattato il tema della depressione, non solo per quel che concerne le caratteristiche cliniche, diagnostiche e neurobiologiche ma anche analizzando meglio gli eventuali aspetti di interazione della depressione stessa con altri fattori di rischio. Ad esempio é ormai dimostrata la correlazione bidirezionale tra diagnosi depressiva ed obesità. Soggetti obesi in particolare correrebbero un rischio maggiore di incorrere in una diagnosi di depressione rispetto ai pazienti non obesi. Questo ci fa comprendere la rilevanza di una corretta analisi dei fattori di rischio circa gli stili di vita, sottolineando l'importanza della prevenzione rispetto a temi quali salute e benessere. E' evidente in ogni caso che nei soggetti depressi si assiste ad un calo dell'autostima (che può essere più o meno netto), variabile molto sensibile anche nei soggetti in sovrappeso. Studi recenti hanno messo in evidenza l'influenza degli stili di attaccamento genitoriali sulla eventualità di diagnosi depressiva. Un legame di attaccamento insicuro in particolare potrebbe rappresentare un fattore di rischio e di vulnerabilità tale da aumentare in età adulta il rischio di depressione. Da questo punto di vista più il soggetto potrà contare su legami di attaccamento soddisfacenti con il proprio caregiver, maggiormente sarà soddisfatto dei legami costituitisi in età adulta e questo potrà influenzare positivamente tutta la sua vita. La depressione ed il conseguente abbassamento del tono dell'umore sarebbe quindi una sorta di risposta naturale ai fallimentari legami relazionali costituitisi precocemente e caratterizzati il più delle volte da una mediocre relazione di attaccamento con le figure di accudimento.

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lunedì 23 gennaio 2012

Condividi le tue notizie!

Hai un profilo Facebook? Se sei “amico di Psicologia e Salute” (http://it-it.facebook.com/people/Psicologia-E-Salute/100001972177276) da oggi potrai contribuire direttamente con i tuoi articoli, pubblicando online nel nostro sito www.latuapsicologia.blogspot.com Spazio quindi alle tue notizie, informazioni su seminari e convegni, tutto quello che riguarda insomma il mondo della psicologia e che vuoi condividere con gli altri. Psicologia ma non solo, c’è spazio per le notizie particolari che vuoi far conoscere e che riguardano ad esempio il mondo in cui viviamo, la scienza, ma anche notizie di costume, la moda e le nuove tendenze. Poche le regole da seguire: per ogni contenuto dovrai indicare la sezione appartenente tra quelle possibili (Psiche, Benessere, Attualità, Fashion & Co, Mondo mamme etc.) e indicare il tuo nome, cognome e indirizzo email (anche un tuo link se ne sei in possesso). Ogni contenuto dovrà riportare inoltre l’esplicita accettazione del disclaimer sotto riportato. Non si potranno infatti diffondere notizie e contenuti offensivi nei confronti di alcuno, ne usare un linguaggio scurrile. I contenuti potranno essere rimossi in qualsiasi momento e senza preavviso nel caso ciò si renda necessario. Nel caso si voglia dare notizia di corsi, convegni, seminari etc. ciò dovrà essere fatto in anticipo, così da poter inserire l’annuncio online per tempo.Potrete inviare i vostri contributi all’indirizzo di posta elettronica: fr.grec@tiscali.it Sarà pubblicato appena possibile. L’invio dei contenuti non ne garantisce comunque la pubblicazione. A presto!

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giovedì 19 gennaio 2012

Elaborazione del lutto e scelta per la donazione degli organi: l’importanza del supporto psicologico

E’ possibile affermare con certezza che il lavoro svolto oggi dallo psicologo nell’ambito di una struttura sanitaria concerne aspetti di assoluta rilevanza e che le risorse e le energie in campo risultano ancora inadeguate per soddisfare le esigenze di una sanità che pone l’eccellenza come obiettivo primario. Considerando il lavoro di rete e di equipe come una base fondamentale da cui partire per offrire prestazioni sanitarie moderne e a “portata di paziente” si dovrebbe auspicare una presenza più capillare dei servizi di psicologia negli ospedali. Tuttavia la realtà attuale è di gran lunga ancora lontana da una situazione ideale. Anche tra il personale medico può mancare a volte la sensibilità nei confronti di queste problematiche. Affinché la strada della qualità possa essere intrapresa in modo decisivo è necessario che ci si renda conto una volta per tutte dell’importanza del supporto psicologico ai pazienti e ai loro familiari. Spesso questi ultimi sono lasciati soli nei reparti e possono dover gestire situazioni e/o eventi drammatici in assoluta solitudine, senza alcun conforto e supporto professionale e umano. All’Ismett si è sentita questa necessità diversi anni orsono e si è cercato di offrire un supporto a chi deve gestire situazioni altamente stressanti. I familiari che si trovano a dover affrontare la perdita del loro caro hanno il diritto di essere messi nella condizione di poter elaborare il lutto nel modo più adeguato possibile. Durante l’attività dell’ U.O. del servizio di Psicologia Clinica dell’Ismett si sono potute raccogliere le storie dei familiari che hanno descritto durante la permanenza in altre strutture sanitarie fatti e accadimenti personali tragici e che si sono trovati a dover gestire senza un opportuno supporto psicologico. E certo storie raccontate da genitori che hanno perso un figlio tragicamente e che si sono sentiti abbandonati dal personale medico nel momento in cui hanno appreso la notizia della perdita (con ovvie difficoltà nella elaborazione del lutto) non descrivono situazioni ottimali. Ciò è semmai allarmante. E’ necessario allora lavorare sul versante della sensibilità della relazione terapeutica. Non si può chiedere a bruciapelo a una madre che ha appena perso il figlio se intende donare gli organi, così come se si chiedesse la cosa più naturale del mondo e con una freddezza sconcertante. E’ necessario allora cominciare a lavorare in termini di complessità, nella direzione di una maggiore presenza di professionisti psicologi negli ospedali da un lato, e di una maggiore sensibilità e disponibilità empatica del personale medico dall’altro.

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