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E’ fondamentale lavorare con la famiglia del bambino iperattivo

Durante l’implementazione di un piano terapeutico dedicato al trattamento dell’ADHD si tende a volte a concentrare l’attenzione esclusivamente al bambino, che è il soggetto maggiormente coinvolto dal disturbo. Ma tale chiave di lettura è senza dubbio superficiale, in quanto non considera sufficientemente l’importanza del lavoro con i genitori. Al di la del fatto che il contesto sociale e familiare è strategicamente fondamentale per la valutazione clinica, non si deve dimenticare l’importanza che hanno i genitori per la funzione di supporto al bambino iperattivo. I genitori inoltre possono essere sotto pressione e vivere una situazione delicata per tutta una serie di motivi che non è difficile immaginare. Lavorare attentamente con i genitori è quindi una necessità, diventa necessario poter modificare eventuali comportamenti non adeguati da parte delle figure di accudimento. Attraverso tecniche di psicoeducazione si devono fornire ai genitori tutte le informazioni possibili circa sintomi, prognosi, decorso clinico e terapie. La famiglia quindi è una risorsa importante e certo atteggiamenti disfunzionali al suo interno potrebbero aggravare il quadro clinico del bambino iperattivo.

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Bambini aggressivi: quali sono i fattori di rischio e le cose da evitare

Gestire un bambino iperattivo è sicuramente molto stressante per i genitori, i quali si trovano a dover far fronte a una situazione difficile e che comporta anche un certo grado di ansia. Tuttavia alla base delle condotte aggressive del bambino vi possono essere a volte alcuni atteggiamenti genitoriali. Spesso bambini inseriti in contesti familiari ove vi sono forti conflitti coniugali possono presentare maggiori condotte aggressive rispetto ai bambini che vivono in contesti ove non sono presenti conflitti tra i genitori o le figure di accudimento. Inoltre un basso coinvolgimento emotivo dei genitori (con uno stile di attaccamento evitante e poco calore umano) può facilitare anche l'utilizzo di pratiche punitive o coercitive. Si sconsiglia l'utilizzo di pratiche punitive da parte dei genitori in quanto tali modalità, improntate a una eccessiva disciplina, potrebbero rappresentare un fattore di rinfozo dell'aggressività stessa del bambino. E' necessario semmai programmare una strategia di tipo comportamentale che possa scoraggiare le condotte aggressive del piccolo. Sarebbe auspicabile in questo caso un parent training specifico che consenta ai genitori di possedere gli strumenti per utilizzare i rinforzi corretti e gli elogi ogni qualvolta il bambino si comporta nel modo desiderato.

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Bambini iperattivi: provare a modificare i comportamenti disfunzionali

La gestione del bambino iperattivo è considerata da molti come una attività complessa e impegnativa, che richiede energie e tanto tempo a disposizione. Evidente è questo un problema delicato e che lascia un segno nel bambino e in chi si prende cura di lui. Insegnanti e genitori adottano innumerevoli strategie per coinvolgere il bambino in attività che possano in qualche modo contenere questa iperattività dilagante. Tuttavia il più delle volte ci si sente impotenti di fronte a risultati non sempre soddisfacenti. Cosa fare allora? Possiamo provare innanzitutto a coinvolgere il piccolo, spingendolo a fare piccoli passi, attraverso esercizi che abbiano il sapore del gioco. Attraverso approssimazioni successive si può provare a contenere l'iperattività del bambino, nella direzione di unità comportamentali maggiormente funzionali. L'obiettivo è quello di far comprendere al bambino che esistono delle regole e che è necessario dover adeguare il proprio comportamento alle diverse situazioni e ai diversi contesti. La teoria dell'apprendimento ci ha lasciato una grande eredità, probabilmente non ancora compresa appieno. Utilizzando infatti specifiche strategie di apprendimento, attraverso la manipolazione di stimoli e risposte, utilizzando rinforzi e ricompense è possibile modificare le singole unità comportamentali giudicate disfunzionali. Questo approccio, unito a una strategia multimodale (che comprenda sostegno psicoterapeutico e farmacologico) può essere di aiuto per migliorare il funzionamento globale del bambino.

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Il problema del sovraccarico nel bambino iperattivo

Sembra che la frequenza di diagnosi di iperattività sia aumentata a dismisura negli ultimi anni, e non è facile comprendere le motivazioni e le cause di questo fenomeno. Il fatto che sempre più bambini iperattivi vengano individuati può essere dovuto senz’altro a una maggiore accuratezza della diagnosi, effettuata con maggior precisione rispetto al passato. In ogni caso sembra evidente un aumento reale e innegabile del fenomeno. Praticamente chiunque conosce o ha esperienza diretta di bambini iperattivi, difficilmente gestibili sia in casa che in classe. E le maestre e i genitori sanno bene di cosa stiamo parlando. Probabilmente questo accade oggi più che in passato per il fatto che il bambino e il suo sistema cognitivo si trovano a dover gestire un maggior carico di informazioni. Gli impegni scolastici, le innumerevoli attività, l'attenzione divisa fra molteplici cose da fare sembra abbiano un ruolo nell'innescare il sovraccarico. Tale sovraccarico è poi ulteriormente sollecitato da un uso eccessivo di computer, di videogiochi e tv. Tutte attività che andrebbero monitorate seriamente dagli adulti, diminuite e gradualmente sostituite con il gioco tra pari, le attività ludiche all'aria aperta, la stimolazione della creatività anche attraverso il disegno.

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Il neonato e i meccanismi di autoregolazione innati: l’importanza di una valutazione psicofisiologica - Seconda parte

Come sottolineato nella prima parte dell’articolo la famiglia può incidere notevolmente sullo sviluppo, stimolando in modo adeguato determinate strutture innate del bambino. Nel caso di sofferenze perinatali tuttavia, ci si trova a osservare una serie di anomalie che concernono le sequenze comportamentali, quelle attentive e di interazione, e infine le modalità autoregolative. Ad esempio si potranno osservare difficoltà del ritmo sonno-veglia, facilità al pianto, a mantenere e focalizzare l'attenzione. Spesso si riscontrano in tali situazioni stati di ipereccitabilità, con i piccoli che necessitano continuamente di stabilizzazioni postulo-motorie. Si osserva quindi una minore capacità di adattamento autonomo, con difficoltà a organizzare le attività ritmiche (sonno e alimentazione). In queste situazioni sarebbe auspicabile iniziare una attività di "care" e di sostegno al piccolo, coinvolgendo le figure professionali in equipe costituite da medici, psicologi e anche dai genitori, proprio perché queste primissime fasi sono molto importanti per lo sviluppo futuro del bambino. Tutte queste caratteristiche peculiari del piccolo, fanno riflettere, lasciano senza dubbio affascinati, proprio perché ci si trova ad ammirare meccanismi autonomi ed innati, che riguardano la vita e il concetto stesso di sopravvivenza. Questo ci porta a comprendere non solo la potenza del patrimonio genetico e dei meccanismi maturativi ed autoregolatori innati, ma soprattutto l’influenza dei fattori ambientali e sociali. Ad ognuno di noi insomma viene affidato un bel terreno fertile da coltivare, del quale potremo sfruttare più o meno tutte le potenzialità, rispetto alla cura che ne avremo, agli ortaggi e agli alberi da frutto che potremo coltivare e rispetto a ciò che l’ambiente in cui vivremo potrà offrirci.

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Il bambino iperattivo da un punto di vista neuropsicologico - Seconda parte

(Continua dalla prima parte). Come detto precedentemente, da un punto di vista strettamente anatomico sembra che la corteccia prefrontale ed alcuni nuclei della base (nucleo caudato e globo pallido) dei bambini con ADHD siano proprio più piccoli di quelli dei bambini che non presentano tale disturbo. Le tecniche di analisi in vivo delle aree cerebrali mostrano che in queste zone vi è un consumo minore di ossigeno (e quindi minore afflusso ematico) da parte delle cellule cerebrali. In particolare queste cellule avrebbero una disfunzione dei sistemi dopaminergici (la dopamina è uno dei principali neurotrasmettitori che consentono ai neuroni di "comunicare" tra loro) e questo sarebbe uno dei meccanismi di base correlati al disturbo. Alla luce di tutti questi dati sperimentali, negli ultimi anni si è molto diffusa la terapia farmacologica, considerata spesso come una sorta di panacea per il disturbo. In particolare la sostanza che viene maggiormente utilizzata è chiamata metilfenidato. Questa altro non è che una amina secondaria appartenente alla categoria degli psicostimolanti. Il metilfenidato agisce semplicemente come modulatore della quantità di dopamina liberata durante la sinapsi. Questa permette quindi di migliorare la trasmissione di dopamina e soprattutto di rendere più efficace l'inibizione delle risposte e i processi discriminanti degli stimoli. Anche se la terapia farmacologica sembra dare buoni risultati credo che questa strada non debba essere percorsa unilateralmente, senza cioè essere associata alle terapie psicologiche. Non dimentichiamo che i principi attivi, anche se testati, possono sempre presentare degli effetti collaterali. In particolare evidenze cliniche nei bambini con ADHD che hanno assunto il farmaco hanno descritto la presenza di effetti quali diminuzione dell'appetito, insonnia, mal di stomaco, tic, variazioni dell'umore e ansia. In conclusione si può affermare che la terapia farmacologica di oggi è una strada valida ma che comunque essa deve essere affiancata ad altre forme di sostegno, considerando il problema in termini globali e ricordando sempre che il nostro bambino è un essere integrato e complesso.

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Il neonato e i meccanismi di autoregolazione innati: l’importanza di una valutazione psicofisiologica - Prima parte

E' molto importante osservare attentamente il neonato e il lattante perché una corretta analisi consente di monitorare determinati parametri, utili per fare una prima valutazione psicofisiologica. Questo tipo di osservazione può risultare utile in talune circostanze, quando ad esempio si presentano problematiche o complicanze neonatali (come nel caso di sofferenze ipossico ischemiche perinatali). E' molto interessante osservare eventuali anomalie del tono muscolare, dei riflessi, della postura. Il piccolo attraversa una serie di tappe caratterizzate da movimenti e aspetti peculiari. Ad esempio durante la fase denominata di Writhing (contorsione) il piccolo con sofferenze perinatali può presentare movimenti crampiformi sincroni, a scatti o poco fluidi. Ma quali possono essere i segni o i sintomi sospetti? Agitazione persistente, ipotonia o ipertonia, asimmetria della postura o dei movimenti, disinteresse per l'ambiente. Altri aspetti da considerare sono relativi a una eventuale presenza di ipereccitabilità o clonie marcate, persistente deviazione del capo, pianto patologico. In particolare il comportamento del piccolo viene valutato osservando i segni di autoregolazione e di stress. Il ruolo delle figure di attaccamento è fondamentale, anche in epoca precoce. Evidenze cliniche hanno dimostrato che già a 32-40 settimane gestazionali il piccolo è in grado di percepire gli stimoli esterni, che possono così divenire familiari. L'essere umano è già provvisto di un meccanismo di autoregolazione innato, ma come ben sappiamo il ruolo che l'ambiente familiare gioca è molto forte. .. continua ..

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Il bambino iperattivo da un punto di vista neuropsicologico - Prima parte

Il disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) che abbiamo descritto negli articoli precedenti è correlato a specifiche caratteristiche cerebrali. Negli ultimi anni i ricercatori si sono chiesti se se e in che modo il cervello del bambino con ADHD differisca (anatomicamente e/o funzionalmente) da quello di un bambino che non presenta lo stesso disturbo. Molti dati sperimentali hanno dato risposta affermativa, nel senso che il problema è associato a un disturbo neurobiologico che coinvolge una parte del cervello chiamata corteccia prefrontale. Chiaramente, il mio punto di vista, come ho più volte affermato, tende ad analizzare il problema globalmente, tenendo in considerazione soprattutto i fattori psicologici e sociali. Ma è evidente che vi è un forte correlato biologico e neurale. In particolare questa anomalia (che coinvolge oltre alla corteccia prefrontale anche i nuclei della base) presuppone una specie di alterazione nella elaborazione delle risposte per quel che concerne gli stimoli ambientali. Queste specifiche differenze che riguardano le aree cerebrali spiegano in qualche modo le palesi difficoltà di autocontrollo del bambino nella pianificazione di procedure complesse (definite funzioni esecutive). Questo sembra comportare un deficit nella memoria a breve termine. Una situazione del genere è inoltre caratterizzata da difficoltà di selezione e focalizzazione dell'attenzione. Il disturbo è correlato quindi a un deficit della corteccia prefrontale proprio perché quest'ultima ha un ruolo di modulazione dell'attenzione. Questa area del cervello (in particolare l'area mediale della corteccia prefrontale) ci aiuta in un certo senso a scegliere determinati comportamenti in risposta alle diverse sollecitazioni ambientali. Queste funzioni ci permettono ad esempio di emettere una determinata risposta o al contrario di inibire una nostra azione (response inhibition). .. continua ..

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ADHD e interazioni sociali: un aiuto dal training per le abilità sociali

Uno dei problemi più comuni di un bambino con ADHD é rappresentato da una serie di difficoltà che riguardano le interazioni sociali. Da un punto di vista diagnostico infatti l'ADHD soddisfa spesso la diagnosi per altri disturbi, quali il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo della condotta (ad oltre il 70% degli adolescenti con ADHD viene diagnosticato il disturbo oppositivo provocatorio). I problemi nelle relazioni vengono alimentate dalle difficoltà che i bambini iperattivi hanno a modificare le risposte comportamentali in base ai compiti richiesti e alle situazioni di interazione nelle quali si trovano. Tra le numerose ipotesi fatte é interessante considerare tali deficit di abilità sociali anche da un punto di vista interpretativo. Spesso infatti i bambini con una diagnosi di ADHD riescono con difficoltà ad interpretare in modo corretto i comportamenti e le intenzioni degli altri, tanto da considerare ostile una risposta comportamentale che non lo é affatto. Per queste considerazioni é altamente consigliato ricorrere al training per le abilità sociali. Questa tecnica consente al bambino di ricevere un rinforzo per ogni comportamento sociale considerato appropriato, basandosi anche sullo sviluppo delle abilità di controllo della collera e di conversazione. Considerato che tali capacità e abilità concernono processi di regolazione di se e che questi devono essere sostenuti e facilitati dalla funzione genitoriale, é opportuno affiancare al training per le abilità sociali un lavoro proprio sui genitori (parent training). Alla luce delle recenti ricerche si può senz'altro sottolineare la maggior efficacia di più metodi comportamentali, tali da coinvolgere i bambini e le figure di accudimento.

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ADHD e comportamento impulsivo: coinvolgere i bambini iperattivi grazie alla "Self-istruction"

Una tecnica interessante da utilizzare per il contenimento dei bambini iperattivi o con diagnosi di ADHD é quella della "self-istruction". La messa in atto di tale procedura può essere d'aiuto per limitare e gestire i comportamenti impulsivi del piccolo. Attraverso uno schema prestabilito si insegna al bambino come iniziare a risolvere i problemi utilizzando strategie "self-talk". Si inizia in sostanza suddividendo le procedure di soluzione dei problemi in varie tappe, che comprendono l'identificazione del problema, la generazione di alternative, la realizzazione della soluzione. Questa sorta di suddivisione permette al bambino di affrontare le situazioni in modo elementare e probabilmente é utile proprio per compensare i problemi del bambino con ADHD legati all'autocontrollo. Per migliorare queste abilità di autocontrollo anche nell'ambito delle attività scolastiche é consigliata la messa in atto di un intervento centrato sulle capacità di comprensione del testo e di problem-solving. Gli studi che riguardano l'ADHD sono numerosissimi e certamente é questo un ambito di studio su cui si sta concentrando sempre maggiore attenzione. Probabilmente ciò potrebbe essere imputabile ad un aumento di diagnosi di ADHD e di iperattività tra i bambini. In particolare sembra che i deficit attentivi riguardino prevalentemente l'attenzione controllata. Ciò significa che il bambino iperattivo riesce scarsamente a controllare e mantenere l'attenzione. E da un punto di vista strategico vi sarebbe proprio un deficit di regolazione. Secondo Barkley tale deficit riguarderebbe in particolare le funzioni connesse all'inibizione comportamentale. Vi sarebbero quindi evidenti difficoltà da parte del bambino nell'individuare corrispondenze e associazioni tra stimoli, nonché nel controllare le interferenze.

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ADHD e bambini iperattivi: quando l’ambiente sociale chiede troppo

Abbiamo già trattato il tema dell'ADHD e i disturbi da deficit dell'attenzione e iperattività. Gli approfondimenti tuttavia non sono mai fuori luogo e possono servire a chiarire determinati aspetti.Si è più volte affermato che i bambini con ADHD hanno grosse difficoltà a mantenere costante l'attenzione e la concentrazione, soprattutto se questa è necessaria per compiere una certa attività. Questo aspetto coinvolge il funzionamento globale del soggetto interferendo soprattutto con le sue capacità di adattamento. Sembra che oggi le caratteristiche del nostro vivere quotidiano tendano a "soffocare" le esigenze di una piccola creatura in fase di sviluppo, assecondando una sorta di “anestetizzazione” ed emarginazione dal contesto sociale. L'ambiente è caratterizzato dal vivere frenetico che noi tutti conosciamo e questo contesto impatta fortemente con le dinamiche dell'organismo in crescita, sui suoi bisogni, sui meccanismi che riguardano i processi sensoriali e metabolici.Questo spiega perché l'ADHD è quasi del tutto assente nei paesi poco sviluppati e in quelli che hanno una bassa organizzazione sociale in termini di sviluppo tecnologico. Da un punto di vista antroposofico ogni organismo umano si sviluppa a partire da una armonica attività dinamica, una specie di movimento innovatore e generatore. Già Rudolf Steiner aveva sostenuto che lo sviluppo del bambino si fonda sull'alternanza delle attività movimento/percezione. E le pressioni dell'ambiente agiscono proprio sull'alternanza delle attività movimento/percezione, creando un circolo vizioso negativo da cui scaturisce, come una sorta di meccanismo compensatorio, l'iperattività, colma di alterazioni, che vanno dal ritmo sonno-veglia al polo metabolico. L'alterazione del polo metabolico, e quindi di tutta l'organizzazione ritmica è evidenziato da un aumento vertiginoso di ADHD in pazienti di cardiologia pediatrica. Cosa fare allora? I punti chiave sono: adattamento, gestione del tempo, differente riconsiderazione delle richieste sociali. La televisione e i videogiochi dovrebbero essere limitati (l'uso eccessivo del computer può comportare per il soggetto una maggiore stimolazione neurosensoriale). E' essenziale allora il ruolo dei genitori, che devono gestire in modo diverso il tempo libero del bambino, facendo sperimentare attività che sviluppino creatività e capacità di problem solving. E' evidente che questi bambini hanno bisogno di più tempo, impegno e attenzione.
Per approfondire: Weleda, Forum di medicina, n. 9 Dicembre 2008

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Il contenimento dell’iperattività nei bambini con ADHD: un aiuto dalla Token economy - Seconda parte

Il bambino iperattivo (continua dalla Prima parte) deve essere correttamente rinforzato ogni qualvolta si ottenga un contenimento funzionale del suo comportamento. Ogni obiettivo raggiunto, anche parziale, dovrà essere opportunamente sottolineato. Un premio tangibile rappresenta, specie per i bambini, un rinforzo piacevole che fornisce motivazione ed energia per la conquista di obiettivi successivi riconducibili a macrocomportamenti via via più complessi (unità molari). Come avviene ad esempio con la tecnica della token economy il bambino acquisisce punti (o gettoni) per ogni piccolo traguardo raggiunto. Una volta accumulato un certo numero di punti o di gettoni (e quindi una volta messo in atto un certo numero di comportamenti adeguati) il piccolo potrà ricevere il premio desiderato e concordato in precedenza. La semplicità del principio non deve sorprendere. Le leggi dell’apprendimento sono di per se semplici, nel senso che le regole su cui si basano sono intuitive, ma allo stesso tempo permettono di poter gestire strumenti in grado di permettere la modificazione del comportamento. Una attenta valutazione clinica è in questi casi imprescindibile, e deve focalizzarsi non esclusivamente sul bambino ma sull’ambiente familiare e scolastico (è di vitale importanza infatti istruire anche gli insegnanti). Così l'utilizzo di piccoli rinforzi rappresenta una strategia molto potente, in grado di ottenere discreti risultati anche in situazioni complesse e delicate come quelle in cui si deve contenere il comportamento di un bambino con diagnosi di ADHD.
ADHD e iperattività devono essere affrontate e gestite nel modo più sereno possibile.

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ADHD e iperattività dei bambini: alcuni riferimenti bibliografici - Seconda parte

Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’ADHD e dei bambini iperattivi. Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema. Si tratta di una bibliografia scientifica che concerne articoli in lingua italiana e in lingua inglese. Si riporta l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione: Milich, R., Dodge, K.A. (1984) ‘Social information processing in child psychiatry populations. ’Journal of Abnormal Child Psychology, 12, 471-479. MTA Cooperative Group. A 14-month randomized clinical trial of treatment strategies for attention-deficit/hyperactivity disorder (1999), Archives General Psychiatry, 56: 1073-1086. MTA Cooperative Group. Moderators and mediators of treatment response for children with attention-deficit/hyperactivity disorder (1999), Archives General Psychiatry, 56: 1088-1096. Santosh P.J., Taylor E. (2000) ‘Stimulant Drugs’. Eur. J. Child Adolesc. Psychiatry, 9 (suppl.1), 27-43. Sergeant, J.A., Van der Meere, J.J. & Oosterlaan, J., (1999). Information processing and energetic factors in attention-deficit/hyperactivity disorder. In H.C. Quay & A. Hogan (Eds), Handbook of disruptive behavior disorders (pp. 75-104). New York: Plenum Press. Sonuga-Barke EJS, Dalay D, Thompson M. et al. (2001). Parent-based therapies for preschool attention defict hyperactivity disorder: a randomized, controlled trial with a community sample. Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 40, 402-408. Sonuga-Barke EJS, Dalay D, Thompson M. (2002) Does maternal ADHD reduce effectiveness of parent trainig for preschool children’s ADHD? Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 41, 696-702. Tannock, R. (1998) ‘ADHD: advances in research.’ Journal of Child Psychology and Psychiatry, 39, 65-100. Taylor, E.A. (1997) Understanding Your Hyperactive Child: the Essential Guide for Parents. 3rd Edn. London: Vermilion. Taylor, E.A., Sergeant, J., Doepfner, M., Gunning, B., Overmeyer, S., Mobiue, H. (1998) ‘Clinical guidelines for hyperkinetic disorder.’ European Journal of Child and Adolescent Psychiatry. (In press.) Vio C., Marzocchi G.M. & Offredi F. (1999). Il bambino con deficit di attenzione/iperattività. Erickson, Trento. Vio C., Offredi F. & Marzocchi G.M. (1999). Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività: sperimentazione di un training metacognitivo. Psicologia Clinica dello Sviluppo, 3, 241-262.Woodward, L., Downey, L., Taylor, E. (1997) ‘Child and family factors influencing the clinical referral of children with hyperactivity: a research note.’ Journal of Child Psychology and Psychiatry, 38, 479-485.

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ADHD e iperattività dei bambini: alcuni riferimenti bibliografici - Prima parte

Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’ADHD e dei bambini iperattivi. Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema. Si tratta di una bibliografia scientifica che concerne articoli in lingua italiana e in lingua inglese. Si riporta l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione: Barkley, R.A. (1995) Taking Charge of ADHD: the Complete, Authoritative Guide for Parents. New York: Guilford Press. Barkley, R.A. (1997a) ‘Behavioral inhibition, sustained attention, and executive functions: constructing a unifying theory of ADHD.’ Psychological Bulletin, 121, 65-94. Barkley, R.A. (1997b) Defiant Children: a Clinician’s Manual for Assessment and Parent Training, 2nd Edn. New York: Guilford Press. Conners, C.K., Epstein, J.N., March, J.S., Angold, A. Et al. (2001) ‘Multimodal treatment of ADHD in the MTA: an alternative analysis.’ J Am Acad Child Adolescent Psychiatry; 40, 159-167. Cornoldi C., Gardinale M., Pettenò L. & Masi A. (1996). Impulsività e autocontrollo. Trento: Erickson. Cornoldi C., De Meo T., Offredi F. & Vio C. (2001). Iperattività e autoregolazione cognitiva. Trento: Erickson. Cornoldi, C., De Beni, R. & Gruppo MT (2002). Imparare a studiare – 2. Trento: Erickson. De Beni, R., Cornoldi, C. et al. (2003). Nuova Guida alla comprensione del testo. Trento: Erickson. Di Pietro M., Bassi E. & Filoramo G. (2001). L'alunno iperattivo in classe. Trento: Erickson. Douglas, J., (1991) Is My Child Hyperactive? Harmondsworth: Penguin. DuPaul , G.J., Power, T.J., (2000) ‘Educational Interventions for Students With Attention-Deficit Disorders.’ In: Thomas, E., Brown, Ph.D., (Ed.) Attention-Deficit Disorders and Comorbidities in Children, Adolescent, and Adults. American Psychiatric Press, Inc., pp. 607-635. Marzocchi, G.M. (2003). Il bambino con iperattività e disattenzione. Bologna: Il Mulino. Marzocchi, G.M., Molin, A. & Poli, S. (2000). Attenzione e metacognizione. Trento: Erickson.

Bambini davanti alla televisione: iperattività ed errati modelli educativi

Probabilmente non abbiamo idea del tempo reale impiegato dai nostri bambini davanti alla televisione, un dato che peraltro è aumentato fortemente proprio negli ultimi anni. Guardare la tv è un comportamento che occupa uno spazio primario del tempo libero dei bambini, tanto che psicologi, pediatri e pedagogisti hanno cominciato a porsi (per la verità già da un po’ di tempo) numerosi interrogativi riguardo agli effetti di tale abitudine sullo sviluppo del piccolo, soprattutto per quel che concerne le capacità cognitive e relazionali. Più della metà dei bambini di età scolare guarda la televisione già al mattino, mentre fa colazione, ma il dato più preoccupante riguarda il tempo impiegato: pare che uno su dieci guardi la tv per più di 5 ore al giorno e sembra che questo possa avere un forte impatto per lo sviluppo del pensiero del bambino. E' troppo, anche alla luce di alcuni dati oggi disponibili. Vi sarebbero infatti alcune interessanti relazioni tra il tempo passato davanti alla tv e la possibilità di avere bambini iperattivi, con una aumentata diagnosi di ADHD. Tale correlazione risulterebbe tanto maggiore quanto più elevata l’esposizione davanti alla tv (più di tre ore al giorno). Questo avverrebbe per un duplice motivo. Da un lato, una alterazione del normale sviluppo cerebrale sarebbe imputabile al continuo e veloce flusso di immagini subite passivamente dai bambini, tale da non potere essere correttamente assimilato. L'abitudine a guardare la tv per molto tempo, appresa fin da piccoli, sarebbe causa inoltre di una difficoltà a concentrarsi per eseguire compiti specifici e prestabiliti. Anche i contenuti, relativi cioè a quello che i bambini guardano, non sono da trascurare, anzi. Le continue scene di violenza a cui assistiamo quotidianamente non fanno altro che trasmettere modelli errati, basati sulla violenza, sull'intolleranza e sul non rispetto reciproco, in una sorta di palcoscenico ove conta solo l'apparire e l'appagamento dei propri bisogni, senza esclusione di colpi, anche a scapito dei diritti altrui.

Bambini iperattivi e ADHD: quali sono le mosse giuste - Seconda parte

(Continua dalla prima parte). In questo senso, è previsto il meccanismo della punizione (rinforzo negativo) per le condotte indesiderate (e quindi non funzionali ed adattive).Il concetto chiave è che l'applicazione costante e coerente di premi e punizioni modifica progressivamente le catene comportamentali, e questo può generare un miglioramento del bambino per quello che concerne le sue condotte sociali e il suo apprendimento scolastico.Molto semplicemente si può interagire col bambino offrendo premi e incentivi, e questo è necessario affinché il nostro piccolo capisca che vi sono regole da rispettare e soprattutto che i suoi comportamenti avranno sempre delle conseguenze, positive o negative.Alle volte queste tecniche possono apparire velate da un freddo meccanicismo, ma in realtà non lo sono, e sappiamo bene che ogni nostro comportamento è perfettamente al centro di catene situazionali ove vi sono sempre antecedenti e conseguenti alle nostre azioni. I genitori e gli insegnanti quindi (seppure in contesti diversi) devono stimolare le interazioni positive col bambino, utilizzando le tecniche di rinforzo in modo semplice e diretto, regolando in modo coerente e costante tutte le modalità di funzionamento del bambino ritenute inappropriate. Il bambino è un essere unico e complesso che necessita di cure e dedizione, e questo vale ancor più oggi, in questa società così esigente e dai ritmi vorticosi.

ADHD e bambini iperattivi: esperienza in aumento - Prima parte

Oggi si sente parlare sempre più di bambini iperattivi, disattenti, che non riescono a modulare correttamente il loro comportamento in ambienti più o meno strutturati, quali ad esempio quello della scuola. I genitori poi, non sanno che pesci prendere, vengono loro addossate varie colpe, prima tra tutte quella di non saper educare i propri figli. In realtà, se una serie di fattori e caratteristiche specifiche coincidono, si può pensare ad un disturbo preciso, che poco ha a che fare con l'educazione o i comportamenti inappropriati. Questo è quello che avviene nel disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività, oggi diffusissimo (più di quanto si pensi) e a cui viene fatta comunemente coincidere la sigla ADHD. A quanto pare circa il 4% della popolazione infantile in età scolastica sarebbe inseribile in questo quadro clinico. Molto semplicemente, un bambino con ADHD ha parecchie difficoltà a mantenere costante l'attenzione e la concentrazione, soprattutto se questa è necessaria per compiere una certa attività (svolgere i compiti scolastici ad esempio). Mancanza di attenzione, facile distraibilità, dimenticanze, incapacità a stare seduti, impulsività, sono tutte caratteristiche peculiari che possono fare pensare all'ADHD. Alle volte il disturbo si presenta con una difficoltà del bambino nelle fasi iniziali di produzione del linguaggio o con problemi che coinvolgono le abilità esecutive, tipo quelle legate alla capacità di scrittura o di disegno. I bambini inoltre, in aggiunta a questa costellazione di sintomi tipici, presentano spesso palesi difficoltà nell'interpretazione delle regole di interazione sociale, facilitando rapporti difficili coi coetanei o con i fratelli. Mancando così la gratificazione sociale, il bambino può avere un abbassamento dell'autostima, che a sua volta può comportare demoralizzazione e ansia.

Bambini iperattivi e ADHD: quali sono le mosse giuste - Prima parte

ADHD: qual’é la terapia giusta? O meglio come gestire efficacemente una situazione del genere? Come scritto più volte il miglior approccio è quello multimodale, ove cioè i genitori, ma anche gli insegnanti, vengano coinvolti in attività comuni, chiaramente affiancati dal professionista psicologo. I genitori hanno un ruolo chiave perché sono i diretti responsabili della gestione del tempo del bambino e soprattutto delle pressioni sociali che vengono esercitate dal suo ambiente di riferimento.L'obiettivo è quello di migliorare il funzionamento globale del bambino. Dovremo così migliorare le competenze relazionali (con il gruppo dei pari, compresi i fratelli), la capacità di apprendimento, il livello di autostima.Chiaramente queste sono tappe intermedie, fondamentali per raggiungere l'obiettivo più importante, cioè quello di migliorare la qualità globale della vita dei bambini con ADHD e delle loro famiglie.Ma come iniziare? Le tecniche comportamentali sono in questo senso molto importanti e danno degli ottimi risultati.Attraverso tali tecniche è possibile fare capire al bambino che vi sono dei comportamenti desiderati e altri che non lo sono. Le modificazioni comportamentali prevedono che i genitori e gli insegnanti vengano informati circa specifiche tecniche di ricompensa (questo è quello che definiamo rinforzo positivo) per i comportamenti corretti. …Continua

ADHD e bambini iperattivi: esperienza in aumento - Seconda parte

Per tutti i motivi analizzati nell’articolo precedente è facile pensare alla vita complicata che questi piccoli hanno, così come complicata è la gestione di questa situazione per i genitori e gli insegnanti. Questa situazione innesca una serie di situazioni inseribili in una specie di meccanismo a catena, ove vi è incomprensione tra tutte le figure coinvolte. Così i genitori accusano la scuola, incapace a loro giudizio di gestire efficacemente il bambino. Gli insegnanti rincarano la dose e contrattaccano in una specie di battaglia che farà male solo al bambino. Per quello che riguarda le eventuali sovrapposizioni dell'ADHD con altri disturbi è ormai chiaro che esso si accompagna quasi sempre a vari disturbi specifici, quali quello della condotta e il disturbo oppositivo-provocatorio. Da un punto di vista predittivo purtroppo l'ADHD non regredisce facilmente nel corso dello sviluppo e comporterà comunque un fattore di rischio per la vita futura del soggetto (potrà sviluppare più facilmente dipendenza da sostanze e droghe e nel 20-30% dei casi potrà essere associato a depressione). Oggi si pensa all'ADHD come a un disturbo evolutivo di autoregolazione, ove vi sarebbe una specifica costellazione neurale associata, caratterizzata da vere e proprie alterazioni neurologiche. Chiaramente adottare esclusivamente questa prospettiva sarebbe troppo riduttivo. Credo che per comprendere in modo corretto il problema sia necessario adottare più livelli d'analisi, nell'ambito di un modello che sia psicologico e al tempo stesso sociale. Fondamentali sono allora i fattori ambientali ed educativi che considerati assieme alle caratteristiche genetiche possono fornire una panoramica completa che inquadra il disturbo come un meccanismo disadattivo, tale da interferire profondamente con le capacità plastiche di adattamento ai cambiamenti.

Il contenimento dell’iperattività nei bambini con ADHD: un aiuto dalla Token economy - Prima parte

Uno dei problemi comuni nella gestione di un bambino iperattivo é rappresentato dal fatto che faccia effettivamente ciò che gli si chiede. L'eccessiva iperattività deve essere contenuta ed il bambino deve comprendere che é utile anche per lui assecondare le richieste degli adulti, sia che si tratti dei genitori o degli insegnanti. Ma come cercare di ottenere l'attenzione del bambino così che possa seguire effettivamente le istruzioni che gli vengono fornite? Il bambino dovrebbe poter comprendere in modo graduale che ci sono delle regole e che queste devono essere rispettate. Chiaramente non ci si può aspettare da un bambino con diagnosi di ADHD che si comporti subito nel modo desiderato. Anzi é questo un obiettivo che richiede notevole impegno e dispendio di energia. La messa in atto da parte del bambino iperattivo dei comportamenti adeguati diventa l'obiettivo primario per poter gestire efficacemente le condotte a volte dirompenti di questi piccoli. Le tecniche da utilizzare dovrebbero basarsi sui principi della teoria dell'apprendimento. Il bambino deve poter comprendere, così come se si trattasse di un gioco, che ogni qualvolta si comporterà nel modo adeguato potrà ricevere un premio, una ricompensa (che costituisce così un rinforzo). É necessario che il comportamento globale desiderato (livello molare) venga scomposto in singole unità (visione molecolare) e che il corretto funzionamento di queste unità comportamentali rappresenti dei microbiettivi da raggiungere. … Continua