Quanto siamo in grado di resistere allo stress? Quanto più possiamo contare su un ottimo stile di coping! In psicologia viene definito stile di coping una specifica modalità grazie alla quale le persone riescono a gestire al meglio gli eventi stressanti e traumatici. E' semplicemente una strategia che ci permette di essere flessibili e capaci di adattarci ai cambiamenti. Questo è il trucco per essere resistenti, la forza dobbiamo trovarla nei termini di maggior flessibilità.Le persone che riescono ad adattarsi bene sono quelle che dispongono di più risorse. Proprio l'acquisizione di risorse risulta essere un fattore chiave per lo sviluppo delle proprie strategie di coping. E' come se uno decidesse di andare in mezzo alla foresta Amazzonica privo di bussola, di indumenti per difendersi dal caldo e dall'umidità, senza acqua e cibo, in un viaggio completamente improvvisato.Si tratta insomma di attrezzarsi nel modo giusto per affrontare le continue sfide della vita. Gli stili di coping sono allora un fattore protettivo perché riducono il rischio di conseguenze dannose. Questo avviene proprio perché riusciamo ad esser maggiormente capaci di distanziamento, di autocontrollo, riusciamo ad essere più responsabili ed efficaci anche nelle situazioni impreviste.Questo fa bene alla nostra salute: una migliore reattività infatti è collegata a un buon funzionamento del sistema immunitario e quindi alla possibilità di ammalarsi di meno. Ricordiamoci: mente e corpo sempre collegati!
Come detto nella puntata precedente ogni individuo, con una propria storia personale, reagirebbe in modo diverso alle situazioni stressanti e questo deve essere inquadrato nell'ottica di una promozione del benessere globale, ove ogni persona deve essere messa nella condizione di poter far fronte alle situazioni problematiche.
Il senso di coerenza riguarda così la capacità di percepire la società come dotata di un senso comprensibile, con un preciso ordine e significato.
Tale senso di coerenza personale è un grande fattore protettivo, le cui caratteristiche sono dovute in parte a specifici aspetti dell'ambiente e del contesto sociale nel quale si è inseriti. Fondamentali risultano in tal senso la possibilità di poter contare su un supporto sociale soddisfacente ma anche fattori materiali come ad esempio quelli legati alle proprie risorse economiche.
Più in particolare il senso di coerenza sarebbe connesso al senso di comprensibilità (che è relativo a una componente cognitiva), al fatto di percepirsi capaci di fronteggiare le sfide esterne e al senso di significatività (relativo a una componente motivazionale). L'individuo sarebbe così capace di pensare al proprio ambiente come dotato di uno specifico significato, gestibile attraverso una valutazione ottimale delle proprie risorse. In qualsiasi circostanza eventuali situazioni stressanti sarebbero affrontate da una buona capacità motivazionale e l'individuo agirebbe con la speranza di farcela e in un'ottica di sfida costruttiva per la propria crescita personale.
Abbiamo sottolineato tantissime volte l’importanza della qualità della vita e della soddisfazione globale dell'individuo, considerando l'influenza di questi fattori sulla nostra salute fisica e psicologica.
Stili di vita e qualità della vita sono quindi due variabili importanti, proprio in un ottica che io definirei ecologica.
Ma quale è la qualità della vita dei pazienti ospedalizzati? Cosa cambia rispetto alla loro precedente condizione? Possono i protocolli terapeutici adottati rendere in qualche modo meno traumatica la presenza in ospedale, riducendo magari l'impatto che tale situazione ha per il soggetto?
Una interessante ricerca condotta da alcuni studiosi della Temple University e pubblicata sul Journal of Health Psychology ha evidenziato alcune relazioni esistenti tra qualità della vita e il senso di coerenza (dall'inglese sense of coherence) di pazienti cardiaci ospedalizzati.
Lo studio si è avvalso di un campione di 121 soggetti, il 55% dei quali maschi. Tutti pazienti cardiaci con disturbi specifici quali aritmia, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, complicazioni post-trapianto ecc.
Analizzando i dati è stato possibile ipotizzare che in pazienti cardiaci post chirurgici la qualità della vita tenda a diminuire con l'età cronologica e che le femmine siano più vulnerabili in tal senso (riportano infatti un punteggio relativo più basso, misurato con la QOLS di Flanagan).
La ricerca ha mostrato interessanti relazioni con il senso di coerenza. Ma cosa è il senso di coerenza? Questo sarebbe un fattore di resilienza contro vari fattori di rischio psicologico e assumerebbe quindi una connotazione adattiva e salutogenica. (continua)
(Continua dalla prima parte) Quarto punto: apprezzarsi. Noi siamo speciali perché siamo unici, viviamo nel momento presente, che è perfetto per noi, siamo pienamente inseriti nel nostro tempo, vogliamo affrontare la vita quotidiana con un sorriso. Quanto più saremo capaci di apprezzarci in modo equilibrato e centrato sulla realtà, quanto più saremo pronti ad accettare i nostri limiti. Questo è un aspetto fondamentale, accettiamo sempre le nostre limitazioni personali.
Quinto punto: essere capaci di dire di no. Proviamo ad allenarci nell’esercizio che ci spinge a dire di no sostenendo il nostro punto di vista, diverso da quello del nostro interlocutore. Questo aspetto riguarda insomma la nostra abilità a non conformarci facilmente alle opinioni altrui.
Sesto punto: essere spontanei e sapere improvvisare. Avete mai pensato che probabilmente, le cose migliori le avete ottenute quando meno ve lo aspettavate, quando avete improvvisato, quando spensierati vi siete sentiti più rilassati, come se il caso, nel suo inesorabile gioco o sberleffo v’avesse avvantaggiato, privilegiato? La spontaneità ci aiuta perché intendiamo mandare un messaggio di trasparenza e di franchezza, perché gli altri sentono che siamo disposti al dialogo e che siamo sicuri di noi stessi. Dobbiamo cercare di ottenere il massimo risultato col maggior successo sociale.
Come si fa a ridere in certe situazioni? Vuoi mettere che lei ti ha piantato proprio prima dell’esame …
Questo è molto difficile da mettere in pratica.
Ci sono situazioni in cui ridiamo con gusto e questo ci viene naturale, tutto sembra perfetto. Ma ci sono situazioni ove ridere diventa quasi impossibile, ed è facile ricordare le nostre immagini familiari, scene o vissuti che abbiamo provato tutti.
Tuttavia l’umorismo può essere considerato una sorta di elisir di lunga vita che in alcuni casi può diventare un vero e proprio mezzo terapeutico (utilizzato anche da alcuni psicologi e basato su determinate tecniche).
Qualcuno ricorda Patch Adams? Fu uno dei primi medici (se non il primo) a trattare alcuni bambini in ospedale vestito da clown. Il primo a praticare la clown terapia, descritta nel popolare film interpretato da Robin Williams. Lui diceva spesso: "Tenta di ridere quanto più possibile!".
La medicina si concentra troppo sui sintomi delle malattie, tralasciando quell’aspetto amorevole ed empatico riferito al paziente in quanto essere unico e bisognoso di cure.
Allora fate tutto per ridere. Prima di tutto guardatevi allo specchio, prendetevi sul serio ma non troppo, giudicatevi con serenità e perdonatevi, sorridete di cuore, ridete di voi stessi. Questo è un lavoro di flessibilità mentale, che comporta elasticità, maggiore tolleranza, capacità di osservare la realtà da tutti i punti di vista, con le sue coerenze ma anche con le sue contraddizioni.
E’ soprattutto a livello neuro-chimico che si compiono quelle modificazioni che permettono il cambiamento. Già subito dopo un sorriso si liberano e si attivano processi specifici nel substrato ormonale e fisico che portano a una specifica attivazione. Tutto, come detto spesso, è collegato, mente e corpo si influenzano vicendevolmente. Insomma, ridendo ci sentiamo molto meglio.
I ritmi frenetici della vita, il lavoro che facciamo, le qualità globale delle nostre relazioni hanno un impatto sulla nostra salute e sulla percezione che abbiamo circa il nostro benessere.
Lo stress lavorativo è oggi sotto gli occhi di tutti. Le dinamiche di lavoro, l'aumentata insicurezza nel medio e lungo periodo circa le aspettative e le possibilità di entrate economiche soddisfacenti a mantenere accettabili livelli di vita hanno messo in evidenza situazioni e problematiche nuove.
In particolare oggi viene registrato l'aumento, oltre che dello stress in generale unito a un peggioramento della qualità della vita percepita, di altri fenomeni più o meno evidenti, uno dei quali è il burnout.
Questo può essere considerato come una specifica reazione degli individui sottoposti a stress cronico in ambito lavorativo.
Alcuni anni fa, quando gli esperti hanno cominciato a occuparsi del fenomeno, esso veniva interpretato come appartenente a specifiche categorie professionali, quelle che più delle altre erano in contatto con la sofferenza, come ad esempio medici, psicologi, infermieri ecc. Oggi invece è evidente che è un problema comune a tutti gli ambiti lavorativi.
Quel che accade è che le persone, improvvisamente, non si sentono più in grado di gestire efficacemente lo stress lavorativo e passano da una condizione pienamente impegnata, "prestante", a un calo di risultati e di impegno, come se avessero esaurito tutte le energie.
Più specificatamente il burnout è una sindrome caratterizzata da una serie di sintomi precisi tra i quali spiccano l'esaurimento emotivo (inteso proprio come perdita d'energia, motivazioni e aspettative) e una sorta di depersonalizzazione con ridotta realizzazione personale.
Le persone allora cominciano a non voler più andare al lavoro ogni giorno, si sentono scoraggiate, fallite, spesso sono arrabbiate e hanno una certa dose di pessimismo. A questo si aggiunge spesso una sensazione di stanchezza e affaticamento cronico che li rende prive di energia.
Tale costellazione di sintomi, derivante dai mutati atteggiamenti nei confronti del lavoro sono dovuti a una risposta emotiva istantanea, probabilmente legata alla fatica e all'ansia generata da uno squilibrio tra le richieste del lavoro e le proprie risorse disponibili.
La parola mobbing è oggi molto comune, nel senso che se ne sente parlare tanto e la si ritrova di frequente quando si approfondiscono i temi legati allo stress e al mondo del lavoro.
Originariamente il termine aveva una connotazione molto simile alla sua traduzione letteraria e veniva considerato nell'accezione vicina ai significati di assalire o circondare.
Oggi con il termine mobbing si indica una costellazione di eventi che riguardano il soggetto lavoratore e che concernono una sorta di comunicazione aggressiva attuata per un certo periodo di tempo da uno o più individui proprio nei confronti di un singolo soggetto. Tali azioni sono definite mobizzanti e "aggrediscono" per così dire alcuni aspetti della vita lavorativa delle vittime, quali ad esempio l'immagine sociale, la qualità delle sue relazioni e delle condizioni lavorative in generale.
E' purtroppo un fenomeno sempre più frequente. Spesso queste azioni coinvolgono i singoli dipendenti e non riguardano un esplicito tentativo di mobbing da parte della direzione aziendale. In questi casi si parla di mobbing emozionale.Alle volte invece ci si riferisce al termine mobbing strategico per indicare proprio una sorta di strategia intenzionale progettata dall'azienda nei confronti del singolo lavoratore oggetto di mobbing. Si è notato che questo avviene più frequentemente nelle aziende private e molto meno nel settore pubblico. ... continua …
Da un punto di vista pratico ci sono delle cose che possiamo fare per aumentare la nostra efficacia.
Prima di tutto possiamo cercare di usare sempre il pronome "io". Quando ci rapportiamo agli altri, e dobbiamo ottenere qualcosa cerchiamo di dire: Io voglio che, Io posso, Io penso ecc.
Questo rafforza la nostra concentrazione e ci aiuta a restare centrati nel dialogo. Il nostro obiettivo è sempre quello di ottenere il massimo dal nostro ambiente sociale, mantenendo alto il livello di soddisfazione e la popolarità all’interno del gruppo di riferimento.
Ottenere certi risultati non è difficile, dobbiamo solo allenarci a utilizzare e sviluppare certe competenze, così come quando impariamo qualcosa di nuovo, è una sorta di ristrutturazione, di apprendimento.
Secondo punto: abituiamoci, nel limite del possibile, a dire quello che proviamo. Cerchiamo di essere sinceri. Alle volte, quando si vuole ottenere qualcosa è più facile affrontare in modo franco i problemi che rifugiarsi dietro mezze verità.Terzo punto: adottare una mimica facciale congruente con i sentimenti. Sentiamoci liberi di stare bene nel nostro corpo, è bello sentirsi liberi e soddisfatti di se ... continua ...
Lo scorso Novembre sono state approvate dalla commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro le indicazioni pratiche per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato.
Finalmente sarà possibile, attraverso le linee guida delineate, iniziare un percorso di monitoraggio del benessere dei lavoratori, percorso a cui il datore di lavoro è oggi obbligato (si vedano i riferimenti legislativi: decreto legislativo n. 81/08 e succ. mod.; accordo europeo 08/10/2004).
Se pensate che il vostro lavoro sia altamente stressante, se vi sentite eccessivamente stanchi o avete il sospetto e la sensazione di avere un carico di lavoro esagerato e frustrante, richiedete una valutazione del rischio da stress lavoro correlato, anche con l'aiuto delle rappresentanze sindacali.
Lo stress da lavoro correlato concerne un malessere che comprende disturbi di natura fisica, psicologica e sociale (che investono quindi la sfera biopsicosociale) derivanti da eventi specifici che devono essere valutati attentamente. Assenze per malattia, provvedimenti disciplinari, lamentele legate alla turnistica, mansioni con bassa autonomia decisionale e caratterizzate da un elevato livello di controllo, tale da precludere progressioni di carriera, sono tutti fattori di rischio che devono essere assolutamente valutati e monitorati.
Questi aspetti si aggiungono e si inseriscono nell'ambito di un già poco rassicurante stato del mercato del lavoro, ove le scelte economiche sbagliate degli ultimi anni e le inadeguate politiche circa gli investimenti in innovazione, cultura e formazione stanno sbaragliando la strada a una crisi occupazionale che in Italia risulta più grave di quella del resto d'Europa.
Si è infatti potuto constatare che in molti paesi europei, nonostante la crisi, ci è stata una tenuta dei posti di lavoro che richiedevano titoli di studio e requisiti professionali medio alti, mentre in Italia per un trentenne-quarantenne laureato si prospetta oggi uno scenario a dir poco sconfortante. Una generazione questa che per prima ha dovuto scontrarsi con la patologica carenza di posti di lavoro ti tipo impiegatizio.
Perché mi innamoro spesso? Continuamente?
Ciò che proviamo durante l'esperienze dell'innamoramento è sicuramente una sensazione particolarissima, spesso indescrivibile.
Al di la della mera gratificazione sessuale (che può essere o non essere associata all'esperienza dell'innamoramento) innamorarsi significa, specie durante l'adolescenza, poter toccare il cielo con un dito, in una commistione di sensazioni contrastanti, che vanno dalla piena felicità, alla gioia e al dolore.
Quest'ultimo può essere parte integrante dell'esperienza dell'innamoramento specie durante l'adolescenza, quando i rapporti e le relazioni possono cambiare vorticosamente ed hanno una funzione primaria che consente di "provare" e sperimentare diverse esperienze, in un processo di costruzione delle competenze sociali ed affettive.
La separazione ed il dolore servono inoltre a misurare la tolleranza allo stress e alla frustrazione, ponendo le basi per lo sviluppo delle capacità di adattamento e delle strategie di coping.
La sensazione di innamorarsi continuamente quindi non è di per se un fenomeno anomalo, se letto però da un punto di vista evolutivo, supportato dalla tendenza innata a sperimentare nuove esperienze in una fascia d'età particolare quale quella dell'adolescenza.
Allo stesso tempo però è necessario considerare il fatto che esiste un periodo evolutivo specifico in cui è necessaria e auspicabile una stabilità affettiva che ponga le basi per la costruzione di storie e relazioni durature, tali da favorire una piena realizzazione di se.
Oggi il mondo ci chiede di resistere sempre di più allo stress. Dobbiamo adeguarci necessariamente.
In altre circostanze si direbbe chi si ferma è perduto.
Eppure noi non dobbiamo conformarci a questo andamento delirante, dobbiamo cercare di essere più forti e flessibili.
La nostra forza deve nascere quindi dalla flessibilità, cioè dalla capacità di adattarci continuamente. Dobbiamo essere sempre pronti.
Come vedete i cambiamenti avvengono a una velocità impressionante e questo è proprio sotto i nostri occhi ogni giorno.
Questo continuo riposizionamento si rende necessario per gestire i cambiamenti repentini che coinvolgono sia i livelli micro, tipo quello familiare, sia i livelli macro, come i cambiamenti sociali su vasta scala.
Per cominciare dobbiamo considerare l’evento stressante (stressor) come una sorta di problema delineando le azioni necessarie per ottenerne la soluzione (che è il nostro obiettivo).
Questo può avvenire attraverso la produzione di un ampia varietà di alternative possibili, per le quali è sempre necessario valutare i pro e i contro.
Una volta individuata la strategia utile è necessario validarla e metterla in pratica attraverso l’immaginazione. Così potremo sperimentarla prima della attuazione vera e propria. Solo se riusciremo a metterci in gioco, considerando anche i possibili fallimenti, potremo riconsiderare il problema di fondo alla luce di una nuova prospettiva.
Una volta un signore mi raccontò che gli era capitato, tanti anni prima, di avere offerto dei fiori, credo margherite, a una donna sconosciuta, che non aveva mai visto e che per caso si trovava a ridosso del finestrino d’un treno di passaggio. Lui non la rivide più, ne poté capire da dove veniva, dove andava, non conosceva neanche il suo nome. Eppure quella esperienza non fu mai dimenticata ne cancellata.
Quella sorta di amore non vissuto continuava ancora oggi a galleggiare nelle anse della sua vita, sembrava vivere tra i reflussi delle sue memorie, epopee giovanili, immaginari silenti e cerulei. Era ancora oggi una immagine eterna, grandiosa, eppure all’epoca durò un istante, il tempo d’uno sguardo, il tempo di sprofondare in quegli occhi grandi e perfetti, in quella pelle chiara. Fu proprio un istante ma fu per sempre.
Le relazioni affettive costituiscono quindi una parte importantissima della nostra vita relazionale, costituita dalla più vasta rete di legami sociali.
Se qualcosa va storto esse possono rappresentare una fonte di stress consistente, soprattutto se vi è la perdita dei legami affettivi fondamentali.
Tuttavia queste esperienze vengono considerate come fattori protettivi nell’esperienza dello stress, cioè sono una sorta di difesa e di barriera, un vero e proprio sostegno. Chi può contare sul sostegno sociale è più resistente alle malattie, vive più a lungo e meglio .. continua ..
In genere c'è sempre qualcuno che conosci, saluti, strette di mano, sorrisi.
Anche allargando lo sguardo vedi tanta gente che conosci, sconosciuti ma resi familiari da quella propaggine di vita in comune.
C'è sempre il solito gruppo di pendolari lamentosi, quelli che sanno tutto su politica e sport, studenti che alimentano voci e informazioni su un preciso esame universitario o su quel professore che assegna sempre voti bassi.
Si parla e ci si guarda, si ascolta bene e si osserva tutto con attenzione.
Alcuni tendono a stare vicini sempre alle stesse persone mentre altri si guardano intorno per evitarne di altre, magari la propria ex, un compagno di scuola che finge di non conoscerti, la vicina di casa con cui hai litigato qualche giorno prima.
E' in fondo un luogo di incontro all'aperto, con certe dinamiche sociali del tutto simili ad altri luoghi di ritrovo.
Una giusta ed attenta osservazione del comportamento altrui ci da alcune informazioni interessanti.
Con un certo allenamento infatti è possibile cogliere alcuni schemi verbali espressivi che tutti noi adottiamo quando interagiamo con gli altri, nelle varie situazioni sociali.
Alle volte un sorriso può nascondere una certa tensione o un risentimento, mentre in altre circostanze lunghi silenzi tra gli interlocutori cercano di riempire un vuoto ma creano inevitabilmente un lieve disagio.
Tutte queste reti relazionali, così temporanee e fragili, costituiscono comunque un sistema che funziona secondo determinate regole.Se ad esempio una normale attesa supera un certo limite, mentre magari il treno che si aspetta ha un forte ritardo o è stato soppresso, le persone tendono a rafforzare questi legami relazionali temporanei, al fine di trovare un sostegno reciproco. E' questa probabilmente una capacità adattiva che ci aiuta a superare questa specifica situazione stressante.
(Segue dalla prima parte). Affinché si possano affrontare al meglio tutte le sfide quotidiane è necessario disporre di una buona dose di adattamento e flessibilità, di strategie di coping, necessarie per poter fronteggiare i problemi e lo stress.
Coping, adattamento, flessibilità, problem solving sono capacità per le quali ci alleniamo e che possiamo apprendere e migliorare, ma che allo stesso tempo sono in qualche modo connesse al livello filogenetico.
Molte ricerche hanno evidenziato influenze contestuali sulle capacità adattive dell’individuo. Fattori determinanti sarebbero la qualità dell’ambiente sociale di riferimento ma anche la continuità di un sostegno ottimale al bambino da parte della figura di accadimento.
La qualità del legame di attaccamento in particolare sarebbe in questo senso determinante (si vedano in tal senso gli apporti di Liotti).
Uno stile di attaccamento sicuro sarebbe un ottimo predittore di un ottimo funzionamento dell’individuo e in ogni caso ne costituirebbe comunque le premesse.
Al contempo, i fattori contingenti futuri, potranno determinare un ulteriore rafforzamento o un indebolimento, nella direzione di disfunzionalità più o meno marcate (finanche al disagio psichico).
Chiaramente anche gli stili di vita individuali dovranno essere considerati nell’ottica biopsicosociale e potranno costituire fattori di protezione o di rischio.
Come sappiamo è necessario che l’individuo risponda adeguatamente alle stimolazioni dell’ambiente in cui è inserito.
In questo caso si definisce specificatamente la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale non consistente nella sola assenza di malattia o di infermità” (art. 2, comma 1, lettera o) e questo specifica finalmente l'influenza dello stress sulle condizioni dei lavoratori.
Questa nuova normativa infatti recepisce l'accordo quadro europeo del 2004 sullo stress lavoro-correlato ed insiste in modo esplicito sul ruolo dello stress per la salute nei contesti lavorativi, considerandolo proprio come uno stato che si accompagna a malessere fisico, psichico e sociale, dovuto al fatto che le persone non si sentono in grado di affrontare le richieste esterne.
E' come se ci si sentisse impotenti, incapaci di gestire queste pressanti richieste provenienti dal mondo esterno, non adeguatamente preparati a prendere questo “carico sulle spalle”.
Molti pazienti utilizzano proprio affermazioni del tipo: “mi sento schiacciato” o “ho un peso su di me che non mi lascia più forza” ecc..Questa legge è quindi molto importante perché obbliga seriamente le aziende a prendere in considerazione la salute globale dei lavoratori e le patologie psicologiche collegate.In fondo, il completo benessere dei dipendenti non può che tradursi anche in un miglioramento e aumento della soddisfazione e quindi dei risultati e della produttività attesa.Questo dovrebbe essere un compito e un dovere per tutti, e soprattutto lo Stato e gli Enti preposti al controllo dovrebbero ancor più monitorare le aziende Italiane.Chi si trova a dover gestire aziende nelle quali vi è un alto livello di assenteismo, con un clima caratterizzato da continui malumori e lamentele, conflitti interpersonali, dovrebbe quindi prendere seriamente in considerazione queste dinamiche, definendo in modo concreto misure antistress efficaci, al fin di migliorare realmente le condizioni di lavoro e quindi la salute e la qualità della vita di tutti.
Finalmente oggi si inizia a lavorare concretamente rispetto ad alcuni temi fino a qualche tempo fa trascurati e di cui veniva sottovalutata l'influenza.
Ci si riferisce in particolare allo stress lavorativo, il quale può causare innumerevoli conseguenze per gli individui che lavorano in determinati contesti e a certe condizioni specifiche.
Se lo stress raggiunge determinati livelli in termini di intensità e per un periodo di tempo prolungato, può avere infatti un impatto molto forte, a volte devastante.
Si pensi al mobbing ad esempio, e alla costellazione di sintomi psicosomatici a cui può portare (ne tratteremo prossimamente).
L'anno scorso è finalmente entrata in vigore una nuova normativa (D.Lgs. 9-4-2008 n. 81) che riconosce, da un lato l'esistenza di una serie specifica di variabili che possono mettere a rischio la salute dei lavoratori (definite fattori di rischio trasversali), e soprattutto sottolinea l'obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i possibili rischi per la salute (si veda in proposito l’art. 28) qui intesa in modo globale, e quindi da un punto di vista biopsicosociale.
Ricordo che da un punto di vista biopsicosociale la promozione della salute e del benessere individuale passa sempre dalla salute e dal benessere della collettività, in quanto ogni individuo risulta pienamente “in salute” solo se soddisfatto in tutti i suoi aspetti, da quello biologico, fino a quello psicologico e sociale.
Viene considerato quindi l'individuo nella sua globalità, costituito e influenzato proprio da fattori biologici, psicologici e sociali. … Continua …