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Pubblicato l'eBook "Perché sono insicuro?" manuale di auto aiuto per superare l'insicurezza





Informo tutti I lettori del Blog che è disponibile l’eBook “Perché sono insicuro?” al costo di soli 0,99 €. Molte persone oggi si sentono insicure, specie nei rapporti con gli altri. L’insicurezza, l’ansia, la mancanza di fiducia nelle nostre possibilità contribuiscono al nostro malessere, mettono a rischio la nostra qualità di vita. Stare meglio è sicuramente possibile, basta cambiare il modo di pensare e di vedere le cose. Quando ci troviamo di fronte a un problema che ci appare complesso o insormontabile, spesso la soluzione è semplice. Dobbiamo solo interpretare ciò che ci accade in modo differente, solo così potremo allontanare l’insicurezza. L’eBook spiega in modo semplice come diventare più sicuri. Potete sfogliare e acquistare l’eBook “Perché sono insicuro?” qui: Sfoglia l’eBook “Perché sono insicuro?”
Il libro sarà presto disponibile su Amazon, iBook di Apple e tanti altri. Vi aggiornerò i prossimi giorni. Chiedo ai lettori che lo vorranno di condividere la notizia! Grazie a tutti.



Fobie: evitare ciò che ci fa paura contribuisce a mantenere il disturbo

Uno degli aspetti che caratterizzano i disturbi d'ansia riguarda i meccanismi di mantenimento del disturbo stesso. Quel che chiede chi soffre di disturbi d'ansia é poter guarire, ossia liberarsi da tutta una serie di sintomi e disturbi. Tuttavia per ottenere dei buoni risultati é necessario eliminare i meccanismi di mantenimento del disturbo, i quali risentono anche dell'interpretazione cognitiva degli eventi ddl soggetto, cioè delle errate interpretazioni connesse principalmente al tema di pericolo. L'esposizione allo stimolo fobico é per chi soffre d'ansia una esperienza notevolmente stressante. Per questo motivo i soggetti mettono in atto tutta una serie di comportamenti protettivi tesi all'evitamento della situazione ansiogena. Chi ha paura dell'ascensore semplicemente evita di prenderlo. Sale le scale, ma di certo non risolve il problema. Sottrarsi alla situazione inoltre rafforza l'idea del paziente che le conseguenze temute non si siano verificate a causa dell'evitamento stesso, rafforzando così i convincimenti e le errate interpretazioni alla base del disturbo. Attaccare i fattori di mantenimento significa quindi provare ad affrontare le situazioni cercando di diminuire le condotte di evitamento e basandosi anche su strategie di esposizione agli eventi temuti.

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La tecnica della focalizzazione sensoriale per migliorare l’intesa sessuale - Seconda parte

(Segue dalla prima parte) Quando queste particolari carezze non comportano più eccessiva ansia si potrà allora passare allo step successivo, che consente appunto di poter accarezzare anche i genitali del partner. Quello che si chiede é che tutto venga effettuato in un ambiente discreto e tranquillo, che consenta di poter sperimentare la tecnica nel modo più sereno possibile. Attraverso la stimolazione tattile é possibile iniziare un percorso di scoperta molto piacevole. La stimolazione e il massaggio dei corpi nudi può portare senza dubbio ad un aumento del piacere. Questo perché si riesce a migliorare la comunicazione tra i due partner, anche attraverso la riscoperta della complicità perduta. Il fatto che si possa provare piacere in modo simultaneo poi, consente di superare gli inutili pregiudizi e le frustrazioni legate al concetto di prestazione. In ultima istanza é possibile condurre, attraverso la focalizzazione sensoriale, una vera e propria esperienza graduata in vivo (secondo i canoni della terapia cognitivo-comportamentale).

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Disturbi d'ansia: proviamo ad affrontare le situazioni problematiche in modo graduale

Più volte ho ribadito il concetto per cui più evitiamo ciò che ci fa paura e che genera in noi ansia, più non risolviamo il problema. In genere questo viene definito evitamento e consiste proprio nell'evitare lo stimolo o la situazione fobica. Da un punto di vista clinico é di vitale importanza essere risoluti nel cercare di affrontare ciò che ci procura ansia. Questo perché con l'evitamento non risolviamo nulla, anzi creiamo tutta una serie di circoli viziosi che rafforzano in noi l'errata convinzione che non affrontando il problema é possibile vivere bene. Ma come si sa prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e servirà allora fare ricorso alla nostra buona volontà per poter gestire la situazione. Ciò che possiamo fare in questi casi é analizzare attentamente la situazione problematica suddividendo l'evento in piccole parti. Se mi fa paura dover andare da solo al supermercato ad esempio, analizzerò la sequenza comportamentale associata all'azione, compilando un elenco e assegnando a ogni sottoazione un punteggio compreso tra 0 e 100, ove 0 corrisponde a nessun livello d'ansia e 100 equivale al massimo grado d'ansia. Una volta compiuta tale operazione sarà più facile provare ad affrontare prima le singole sotto-situazioni che procurano meno ansia e poi, in modo del tutto graduale, quelle situazioni che scatenano maggiori risposte ansiose.

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L'insicurezza può avere origine da precoci costanti comportamentali?

Potrebbe la nostra insicurezza avere lontane radici? E' possibile che certi tratti temperamentali individuabili fin da bambini possano in qualche modo essere predittivi di una insicurezza evidenziata in eta' adulta? Sembrerebbe di si, visto che numerose ricerche hanno messo in evidenza come uno stile comportamentale del bambino improntato all'evitamento possa indicare una piu' probabile predisposizione all'ansia e all'insicurezza.

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Cosa c’è alla base degli attacchi di panico - Seconda parte

Come detto nella prima parte dell’articolo i comportamenti protettivi e di evitamento, uniti all'interesse specifico del paziente per le sue sensazioni corporee, costituiranno un fattore di mantenimento chiaramente disfunzionale. Se ad esempio avverto un capogiro e secondo la mia interpretazione erronea sto per avere un collasso, probabilmente inizierò a controllare il mio respiro, magari sedendomi o peggio ancora evitando di uscire. Questi comportamenti però mantengono gli attacchi di panico, proprio perché di fatto impediscono la disconferma delle mie interpretazioni erronee. Così sarò portato a pensare che il mancato avverarsi delle conseguenze catastrofiche (collasso) sia attribuibile ai miei comportamenti. Per tutti questi motivi se si vuole prendere in considerazione la cura degli attacchi di panico è fondamentale non solo una riduzione delle credenze relative a tali interpretazioni erronee alla base degli attacchi di panico, ma anche la messa al bando di comportamenti protettivi e di evitamento delle situazioni temute. Per la cura del panico è consigliabile valutare attentamente la natura delle proprie interpretazioni erronee, descrivendo in modo dettagliato le situazioni temute e i comportamenti protettivi e di evitamento utilizzati. A tal proposito ci si può domandare se vi sono situazioni che vengono evitate a causa dell'ansia e ci si può aiutare anche con diari da utilizzare giornalmente. E' possibile quindi intervenire sugli attacchi di panico, esistono cure e terapie, a condizione però di lavorare sulle interpretazioni erronee circa gli eventi, mettendo seriamente in discussione le proprie convinzioni e prevenendo i propri comportamenti protettivi e di evitamento.

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Insicurezza? Essere più forti modificando le nostre valutazioni

Alle volte ci domandiamo: perché mi sento insicuro? Cosa posso fare per essere più forte e meno fragile? Probabilmente il nostro essere insicuri si fonda su una valutazione che facciamo circa le nostre prestazioni e non rispecchia realmente lo stato delle cose. Quello che voglio dire é che il più delle volte non siamo insicuri, ma crediamo di esserlo. Ed il fatto di crederlo in qualche modo influisce sulle nostre azioni e sui nostri comportamenti. Così possiamo avere prestazioni non eccellenti prendendo come riferimento il giudizio negativo che abbiamo di noi stessi e quello formulato dagli altri. Un conto é non avere a disposizione tutti gli ingredienti per preparare e cucinare una certa pietanza, un altro é credere di non essere all'altezza della preparazione pur disponendo di tutti gli strumenti possibili. Mi permetto di farvi notare quindi l'importanza della nostra valutazione cognitiva circa l'attribuzione di efficacia e di competenza. Conosciamo l'enorme influenza che l'interpretazione degli eventi ha sui nostri comportamenti. La maggior parte dei disturbi d'ansia (attacchi di panico d fobie in testa) si basano proprio su una errata valutazione di pericolo. Quindi il primo passo per sentirsi sicuri é quello di cominciare a cambiare le idee che abbiamo su noi stessi, modificando le valutazioni negative e distorte.Noi siamo esseri umani, passibili di innumerevoli errori, ma abbiamo tutto quello che ci occorre per vivere pienamente ed efficacemente la nostra vita.

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Cosa c’è alla base degli attacchi di panico - Prima parte

Gli attacchi di panico sono inquadrabili nell’ambito dei disturbi d’ansia. Da un punto di vista cognitivo, alla base degli attacchi di panico vi sono delle interpretazioni catastrofiche degli eventi tali da immaginare disastri e pericoli incombenti. I soggetti con attacchi di panico temono fortemente l'esperienza di eventi fisici dai quali estrapolano stimoli che giudicano erroneamente come pericolosi. L'ansia viene quindi innescata da questa errata interpretazione di pericolosità di eventi e stimoli e a partire da questa esperienza si attivano circoli viziosi che culminano facilmente con gli attacchi di panico vero e proprio. L'escalation che porta agli attacchi di panico è caratterizzata da una serie di risposte somatiche e cognitive. I pazienti descrivono ricorrenti tremori, palpitazioni, capogiri, conseguenti sensazioni di soffocamento ma anche veri e propri pensieri associati a paure specifiche, quali quella di morire, di soffocare, di diventare pazzo. I processi relativi a questo modello cognitivo possono essere così schematizzati: FATTORE INIZIALE INTERNO O ESTERNO -> SENSAZIONE DI MINACCIA -> ANSIA -> RISPOSTE SOMATICHE E COGNITIVE -> VALUTAZIONE ERRONEA -> ULTERIORE ANSIA In sostanza le reazioni emotive danno vita a sensazioni corporee che sono oggetto di pensieri negativi, i quali a loro volta innescano emozioni che contribuiscono al mantenimento dell'ansia. Una volta avvenuto l'attacco di panico il paziente tenderà a mettere in atto dei comportamenti protettivi o di vero e proprio evitamento.Da un punto di vista della cura dell’ansia e degli attacchi di panico è fondamentale concentrare l’attenzione proprio su tali comportamenti protettivi e di evitamento.

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Breve neuropsicologia dell'ansia

Così come affermato più volte i continui sviluppi delle ricerche nell'ambito delle neuroscienze e della neuropsicologia hanno fatto fare passi da gigante per quel che concerne l'acquisizione delle conoscenze circa le basi neurobiologiche di molti disturbi. Così come per la genesi dei comportamenti aggressivi anche per i disturbi d'ansia il sistema cerebrale prevalentemente coinvolto é quello limbico, con un ruolo centrale dell'amigdala e dell'ipotalamo. Quest'ultimo sarebbe chiamato in causa per la sua funzione di attivazione del sistema nervoso simpatico, dinamica che può chiaramente favorire una risposta d'ansia. Da un punto di vista neurochimico si é evidenziato un aumento dell'attività noradrenergica in varie zone del sistema limbico. Questo provocherebbe a cascata una riduzione della densità dei recettori post-sinaptici beta-adrenergici alfa-2. Proprio per questo motivo alcuni farmaci antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ISSR, hanno anche un effetto antipanico, proprio perché contribuiscono alla inibizione delle funzioni noradrenergiche. I sistemi noradrenergici sarebbero maggiormente coinvolti nella genesi di episodi acuti di ansia, così come avviene ad esempio con gli attacchi di panico. Ma é soprattutto un aumento del rilascio di dopamina che caratterizza alcune risposte d'ansia, le quali possono essere indotte prevalentemente dal livello di stress esterno percepito dal paziente. Alcuni studi hanno messo in evidenza che questo avverrebbe prevalentemente a livello della corteccia prefrontale mediale, ove i sistemi noradrenergici sarebbero coinvolti nell'attivazione di risposte d'ansia maggiormente cronicizzate.

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Guai a quando ho preso quell'ascensore - Seconda parte

(Continua dalla prima parte). Se vuoi risolvere questo problema devi affrontare realmente la tua paura per l’ascensore, sforzandoti di evitare scelte di comodo quali l’evitamento, che ti permettono di tenere sotto controllo l’ansia ma, in ultima istanza, non risolvono affatto la situazione. Prova a rispondere a queste domande: Quando ho iniziato ad avere questa paura? Ero solo? Cosa è successo? Ho avuto una reazione di panico? Prima di questo evento non avevo mai avuto problemi? Adesso evito di prendere l’ascensore? Cosa potrei fare per superare questa paura? Esiste una risposta alle tue domande nella tua storia personale, noi siamo il risultato attuale del nostro stile personale, della vita relazionale, delle prime esperienze infantili, lo stile dei genitori, la responsività che ci hanno regalato quando avevamo bisogno di loro etc.. Accostati all’ascensore in modo graduale, sai che non può accaderti nulla di strano, il tuo organismo funziona perfettamente, la situazione è sotto controllo, prova a prenderlo magari solo per breve tratto e poi, man mano che prendi confidenza con questa esperienza prolunga le tue “visite”, renditi conto che è solo uno strumento innocuo che ti facilita la vita, specie se devi fare 10 piani a piedi!

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Perchè l’attacco di panico ritorna?

Spesso mi viene chiesto di spiegare il motivo per cui l’attacco di panico ritorna. Effettivamente è possible riscontrare con una certa frequenza la cronicizzazione del disturbo e chi soffre di attacchi di panico ricorrenti descrive di solito una determinate situazione scatenante, a partire dalla quale si è poi presentato il disturbo per la prima volta.
E’ come se si creasse una sottile linea di confine che separa la storia di vita del soggetto prima dell’evento e la fase successiva, quella caratterizzata dal disturbo (questo è ancor più evidente nelle diagnosi di disturbo post traumatico da stress). Il problema di base dell’attacco di panico, così come di tutti i disturbi d’ansia, è che esso è alimentato da una serie di circoli viziosi, che continuamente determinano uno stato di iperattivazione.
Una interpretazione errata dell’evento esterno, considerato come altamente pericoloso, genera una risposta d’ansia tale da innescare tutta una serie di modificazioni, anche di tipo fisiologico. Si pensi ad esempio alle variazioni della temperatura corporea, della sudorazione, del battito cardiaco ecc...
Si creano così delle associazioni che legano la risposta e le sue conseguenze a quel determinato evento stimolo. Tale generalizzazione comporterà così la creazione di un circuito dell’ansia basato proprio sulla paura della paura.

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Le basi cognitive del disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da ossessioni, ossia pensieri egodistonici insistenti percepiti come disturbanti e intrusivi, e da compulsioni, cioè azioni (anche mentali) fortemente ritualizzate e ripetitive. Ma qual è il meccanismo alla base di ossessioni e compulsioni? Essenzialmente lo scopo principale di questi comportamenti sarebbe quello di prevenire e in un certo senso alleviare l'ansia collegata a specifiche situazioni, giudicate in qualche modo pericolose. Secondo Salkovskis è fondamentale concentrarsi sul concetto di responsabilità per meglio comprendere il funzionamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). I soggetti DOC avrebbero infatti un elevato senso di responsabilità circa possibili danni nei confronti di altre persone, e la comparsa dei pensieri intrusivi giudicati inaccettabili sarebbe (secondo la loro personale interpretazione) proprio una diretta conseguenza di tale presunta responsabilità. Così, specifiche risposte esterne come le compulsioni e i cerimoniali avrebbero una funzione neutralizzante il senso stesso di responsabilità. Questo darebbe vita a un meccanismo a feedback, un circolo vizioso comune ad altri disturbi d'ansia e che tuttavia agirebbe negativamente e da fattore di mantenimento. Il quadro clinico è caratterizzato anche dalla presenza di altri pensieri automatici negativi e distorsioni cognitive. Spesso infatti si riscontra nei soggetti DOC la convinzione che il pensare deliberatamente a qualcosa equivalga a realizzarla, come se i pensieri avessero il potere di influenzare direttamente gli eventi e la realtà (cosiddetta fusione pensiero-azione). Altre assunzioni tipiche dei pazienti DOC riguardano: credenze circa la capacità di controllo totale del pensiero spontaneo, sottostima del pericolo, intolleranza delle incertezze, assoluto perfezionismo. E' chiaro quindi che lo scopo principale del trattamento è quello di modificare tali credenze disfunzionali.

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Guai a quando ho preso quell'ascensore - Prima parte

Perché molte persone hanno paura dell’ascensore? Sono state date moltissime spiegazioni, legate spesso a contenuto inconsci che in qualche modo richiamano la tradizione psicoanalitica. Io preferisco pensare a un comportamento non adattivo, erroneamente appreso e che si è istallato creando quindi comportamenti disfunzionali. La causa più probabile va semmai ricercata in qualche evento o situazione passata che possa avere scatenato questa risposta ansiosa e il conseguente comportamento di evitamento. Spesso esistono degli antecedenti situazionali (quelli che comunemente chiamiamo eventi traumatici) che in qualche modo assumono il ruolo di “fattori predisponenti” a eventuali situazioni non funzionali. Un bel giorno qualcosa accade e questo evento, anche se apparentemente pare non arrecare alcun danno, ci chiede il conto con strane conseguenze dopo del tempo, anche dopo diversi anni, perché magari una situazione “facilitante” l’ha risvegliato (tipo l’ascensore che improvvisamente si blocca). E’ più interessante cercare le soluzioni ai problemi piuttosto che concentrarsi su possibili cause fantasiose. Quello che serve è superare questa paura e l’ansia generata dalla situazione scatenante, analizzando semmai tutte le possibili situazioni che l’hanno potuta causare … continua

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Oggi il Blog compie un anno!

Il tempo è passato veloce ed in buona compagnia. Di strada ne è stata fatta da quel 21 Febbraio 2010 giorno in cui è stato pubblicato il primo post (leggi tutto cliccando qui)! Ringrazio tutti i lettori e coloro i quali hanno voluto dare il loro contributo. Spero che ancora tanti possano seguire questo percorso, all'insegna di una continua crescita e ottimizzazione. Riporto uno stralcio del primo post: “Ogni volta che proviamo una sensazione d’ansia in risposta a un determinato evento o situazione tendiamo naturalmente a evitare ciò che ha provocato la risposta ansiosa. Questo avviene perchè associamo quella situazione alla risposta sgradevole e ansiogena. Eviatre l’evento attivante è molto facile ed è un comportamento comodo ma altrettanto pericoloso. Proprio perchè i disturbi d’ansia si nutrono di circoli viziosi”.

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Le vostre domande: Cosa è l’ipocondria?

L'ipocondria fa parte dei disturbi d'ansia, ove vi è in questo una eccessiva focalizzazione sullo stato di salute. Il soggetto interpreta in modo distorto ed erroneo una serie di segni e/o sintomi fisici, tanto da credere seriamente di stare sviluppando una malattia. L'attenzione è quindi concentrata su processi fisiologici quali il battito cardiaco, la respirazione, l'attività gastrica ecc. Il trattamento dell'ipocondria, spesso associata agli attacchi di panico, prevede una ristrutturazione cognitiva di tali erronee interpretazioni.

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Le vostre domande: Cosa sono i pensieri automatici negativi?

Considerando la teoria dell'ansia di Beck, i pensieri automatici negativi si riferiscono agli elementi cognitivi che compongono lo schema di riferimento circa le interpretazioni degli eventi in termini di pericolosità. Essendo elementi di superficie riguardano i giudizi e le interpretazioni degli eventi.

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Separazione e divorzio: quali conseguenze per i bambini?

Spesso la separazione o il divorzio possono avere conseguenze profonde sulla vita dei bambini. I piccoli subiscono il più delle volte le problematiche legate al mondo degli adulti che pur tuttavia si trovano a dover gestire questa transizione, ossia questa complicata discontinuità nel flusso di vita. Il genitore a cui viene affidato il bambino deve poi far fronte a una serie di problemi pratici, come la minore disponibilità economica o il maggior carico di responsabilità. Tuttavia sono i bambini a subire le maggiori conseguenze in termini di modificazioni comportamentali e dell'umore. Alcuni studi hanno messo in evidenza che bambini entro i 4 anni di età mostrano a seguito della separazione dei genitori irritabilità, aggressività, disorientamento e sensi di colpa. Tuttavia l'insorgere di disagio psichico sembra più frequente nei bambini più grandi. A seguito della separazione o del divorzio dei genitori bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni mostrano elevate quote d'ansia, sentimenti di perdita, a volte disperazione, senso di vuoto e di solitudine, incertezza rispetto al proprio futuro. Da un punto di vista predittivo gli effetti peggiori sui bambini sono stati registrati a seguito di separazioni o divorzi arrivati improvvisamente e ove il legame coniugale risultava caratterizzato da uno scarso dialogo e poche discussioni. Le conseguenze più gravi si hanno quando i genitori hanno un conflitto violento e quotidiano e non si separano (ciò dovrebbe far riflettere sulla opportunità e/o necessità della separazione, specie rispetto a certe ideologie religiose che si fondano su presupposti etici o morali). La stessa Chiesa Cattolica si é mostrata sempre piuttosto intransigente a tal riguardo, fatta eccezione per una parte minoritaria (la cosiddetta ala del modernismo progressista, Martiniana, con in testa il Card. Dionigi Tettamanzi). In ultima analisi è necessario, dopo questo evento stressante, che i genitori parlino al bambino della separazione o del divorzio e che cerchino di razionalizzare tale avvenimento in termini semplici, esplicitandone le conseguenze nella vita di ogni giorno.

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Le vostre domande: Cosa é la fobia sociale?

La fobia sociale é inquadrabile all'interno del gruppo dei disturbi d'ansia. L'attenzione del soggetto é diretta alle proprie prestazioni ove queste possano esporlo a critiche o a valutazioni negative da parte degli altri. Comportamenti semplici come mangiare in pubblico o parlare agli sconosciuti possono diventare un problema tale da far diminuire l'autostima del soggetto e avere così notevoli conseguenze sulla vita sociale. Il meccanismo cognitivo di base riguarda una percezione distorta di se stessi e degli altri.

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Alcuni consigli pratici per affrontare una situazione ansiosa

Al di la dei contenuti teorici e delle opzioni descrittive, spesso le persone si chiedono come possono praticamente liberarsi dall’ansia. Questo è possibile, ma solo attraverso una discreta capacità di analizzare e riflettere sui propri pensieri e sulle proprie convinzioni. Questa capacità metacognitiva può essere sostenuta attraverso l’uso di opportuni esercizi che consensanto di far sperimentare la falsità delle proprie convinzioni. Se ad esempio si è convinti di soffrire di una grave malformazione cardiaca, mai confermata da diagnosi mediche ed esami strumentali, e si vive limitando qualsiasi tipo di sforzo fisico, è necessario che ci si renda conto che questa è una convinzione irrazionale e che di certo le normali attività quotidiane non avrebbero alcuna influenza negativa sul funzionamento del cuore. Ma un conto è spiegarsi questo in termini razionali, un conto è provarlo direttamente. Da sempre l’esperienza sul campo rappresenta il miglior modo per disconfermare le convinzioni errate. Durante l’esposizione allo stimolo temuto è possibile verificare sulla “propria pelle” che le fatidiche conseguenze che ci fanno star male in realtà non si verificheranno. Considerando l’esempio precedente basterà allora che il soggetto possa vivere normalmente le attività quotidiane evitate fino a quel momento. Si potrà ad esempio compilare un elenco di situazioni ansiogene ordinate secondo un ordine di ansia crescente. Così, verranno messi in atto tutti i comportamenti della nostra lista, sistematicamente, da quelli che procurano meno ansia, fino a quelli più temuti (chiaramente in assenza di patologie o specifica diagnosi medica). Solo in questo modo ci si potrà rendere realmente conto che determinate azioni non hanno di certo le conseguenze temute.

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Le vostre domande: Che cosa è il comportamento protettivo nei disturbi d’ansia?

Il comportamento protettivo rientra nelle cosiddette strategie di evitamento nei disturbi d’ansia e rappresenta uno dei principali fattori di mantenimento del disturbo stesso. Il soggetto si sottrae in sostanza allo stimolo fobico o ansiogeno proteggendosi, ma allo stesso tempo aumentando le false credenze circa la pericolosità della situazione che ha evitato.