Come detto nella prima parte dell’articolo i comportamenti protettivi e di evitamento, uniti all'interesse specifico del paziente per le sue sensazioni corporee, costituiranno un fattore di mantenimento chiaramente disfunzionale.
Se ad esempio avverto un capogiro e secondo la mia interpretazione erronea sto per avere un collasso, probabilmente inizierò a controllare il mio respiro, magari sedendomi o peggio ancora evitando di uscire.
Questi comportamenti però mantengono gli attacchi di panico, proprio perché di fatto impediscono la disconferma delle mie interpretazioni erronee. Così sarò portato a pensare che il mancato avverarsi delle conseguenze catastrofiche (collasso) sia attribuibile ai miei comportamenti.
Per tutti questi motivi se si vuole prendere in considerazione la cura degli attacchi di panico è fondamentale non solo una riduzione delle credenze relative a tali interpretazioni erronee alla base degli attacchi di panico, ma anche la messa al bando di comportamenti protettivi e di evitamento delle situazioni temute.
Per la cura del panico è consigliabile valutare attentamente la natura delle proprie interpretazioni erronee, descrivendo in modo dettagliato le situazioni temute e i comportamenti protettivi e di evitamento utilizzati.
A tal proposito ci si può domandare se vi sono situazioni che vengono evitate a causa dell'ansia e ci si può aiutare anche con diari da utilizzare giornalmente. E' possibile quindi intervenire sugli attacchi di panico, esistono cure e terapie, a condizione però di lavorare sulle interpretazioni erronee circa gli eventi, mettendo seriamente in discussione le proprie convinzioni e prevenendo i propri comportamenti protettivi e di evitamento.
La paura è una risposta complessa e multidimensionale. E’ senz’altro uno stato transitorio particolare.
Quando abbiamo paura viviamo una specie particolare di ideazione orientata al futuro. Questo pensiero non funzionale, questa sorta di distorsione cognitiva, riguarda però la possibilità di un danno potenziale. Questa idea di pericolosità aumenta in base alla nostra vicinanza rispetto allo stimolo connesso all’evento traumatico scatenante (la situazione primaria che ha scatenato la reazione di paura).
Anche in questo caso la paura origina da pensieri che potremmo definire sbagliati.
Quando pensiamo, istantaneamente, si creano dei processi che hanno un impatto sulla nostra emotività e questo, attraverso un meccanismo a cascata, influenzerà anche i nostri comportamenti.
Questa strana “fisiologia” è alla base dei circoli viziosi che spesso si creano intorno alla paura:
PAURA -> STIMOLI INTERNI -> PAURA DELLA PAURA -> PAURA
Esiste una varietà infinita di paure. Tuttavia è possibile individuarne 5 tipologie principali:
Calamità; Rifiuto sociale; Animali repellenti; Allontanamento; Sangue e ferite
La fobia è per certi versi simile alla paura, ma si differenzia marcatamente per alcune caratteristiche peculiari.
La fobia infatti è una sorta di paura sproporzionata, irrazionale e ampiamente esagerata. In questo caso la nostra capacità di controllo diminuisce ulteriormente e vengono messi in atto dei veri e propri comportamenti di evitamento della situazione scatenante.
Ad esempio quando la paura di volare e quindi di prendere l’aereo diventa una fobia si può arrivare ad evitare sistematicamente la situazione che espone allo stimolo fobico, complicandosi ulteriormente la vita.
Alcune fobie includono una costellazione di caratteristiche che investono la sfera cognitiva e il proprio dominio personale, come le aspettative eccessive nei confronti degli altri e la svalutazione di sé nel caso della fobia sociale.
Gli attacchi di panico sono inquadrabili nell’ambito dei disturbi d’ansia.
Da un punto di vista cognitivo, alla base degli attacchi di panico vi sono delle interpretazioni catastrofiche degli eventi tali da immaginare disastri e pericoli incombenti.
I soggetti con attacchi di panico temono fortemente l'esperienza di eventi fisici dai quali estrapolano stimoli che giudicano erroneamente come pericolosi.
L'ansia viene quindi innescata da questa errata interpretazione di pericolosità di eventi e stimoli e a partire da questa esperienza si attivano circoli viziosi che culminano facilmente con gli attacchi di panico vero e proprio.
L'escalation che porta agli attacchi di panico è caratterizzata da una serie di risposte somatiche e cognitive. I pazienti descrivono ricorrenti tremori, palpitazioni, capogiri, conseguenti sensazioni di soffocamento ma anche veri e propri pensieri associati a paure specifiche, quali quella di morire, di soffocare, di diventare pazzo.
I processi relativi a questo modello cognitivo possono essere così schematizzati: FATTORE INIZIALE INTERNO O ESTERNO -> SENSAZIONE DI MINACCIA -> ANSIA -> RISPOSTE SOMATICHE E COGNITIVE -> VALUTAZIONE ERRONEA -> ULTERIORE ANSIA
In sostanza le reazioni emotive danno vita a sensazioni corporee che sono oggetto di pensieri negativi, i quali a loro volta innescano emozioni che contribuiscono al mantenimento dell'ansia.
Una volta avvenuto l'attacco di panico il paziente tenderà a mettere in atto dei comportamenti protettivi o di vero e proprio evitamento.Da un punto di vista della cura dell’ansia e degli attacchi di panico è fondamentale concentrare l’attenzione proprio su tali comportamenti protettivi e di evitamento.
(Continua dalla prima parte). Se vuoi risolvere questo problema devi affrontare realmente la tua paura per l’ascensore, sforzandoti di evitare scelte di comodo quali l’evitamento, che ti permettono di tenere sotto controllo l’ansia ma, in ultima istanza, non risolvono affatto la situazione.
Prova a rispondere a queste domande: Quando ho iniziato ad avere questa paura? Ero solo? Cosa è successo? Ho avuto una reazione di panico? Prima di questo evento non avevo mai avuto problemi? Adesso evito di prendere l’ascensore? Cosa potrei fare per superare questa paura?
Esiste una risposta alle tue domande nella tua storia personale, noi siamo il risultato attuale del nostro stile personale, della vita relazionale, delle prime esperienze infantili, lo stile dei genitori, la responsività che ci hanno regalato quando avevamo bisogno di loro etc.. Accostati all’ascensore in modo graduale, sai che non può accaderti nulla di strano, il tuo organismo funziona perfettamente, la situazione è sotto controllo, prova a prenderlo magari solo per breve tratto e poi, man mano che prendi confidenza con questa esperienza prolunga le tue “visite”, renditi conto che è solo uno strumento innocuo che ti facilita la vita, specie se devi fare 10 piani a piedi!
Spesso mi viene chiesto di spiegare il motivo per cui l’attacco di panico ritorna. Effettivamente è possible riscontrare con una certa frequenza la cronicizzazione del disturbo e chi soffre di attacchi di panico ricorrenti descrive di solito una determinate situazione scatenante, a partire dalla quale si è poi presentato il disturbo per la prima volta.
E’ come se si creasse una sottile linea di confine che separa la storia di vita del soggetto prima dell’evento e la fase successiva, quella caratterizzata dal disturbo (questo è ancor più evidente nelle diagnosi di disturbo post traumatico da stress). Il problema di base dell’attacco di panico, così come di tutti i disturbi d’ansia, è che esso è alimentato da una serie di circoli viziosi, che continuamente determinano uno stato di iperattivazione.
Una interpretazione errata dell’evento esterno, considerato come altamente pericoloso, genera una risposta d’ansia tale da innescare tutta una serie di modificazioni, anche di tipo fisiologico. Si pensi ad esempio alle variazioni della temperatura corporea, della sudorazione, del battito cardiaco ecc...
Si creano così delle associazioni che legano la risposta e le sue conseguenze a quel determinato evento stimolo. Tale generalizzazione comporterà così la creazione di un circuito dell’ansia basato proprio sulla paura della paura.
Perché molte persone hanno paura dell’ascensore?
Sono state date moltissime spiegazioni, legate spesso a contenuto inconsci che in qualche modo richiamano la tradizione psicoanalitica.
Io preferisco pensare a un comportamento non adattivo, erroneamente appreso e che si è istallato creando quindi comportamenti disfunzionali.
La causa più probabile va semmai ricercata in qualche evento o situazione passata che possa avere scatenato questa risposta ansiosa e il conseguente comportamento di evitamento.
Spesso esistono degli antecedenti situazionali (quelli che comunemente chiamiamo eventi traumatici) che in qualche modo assumono il ruolo di “fattori predisponenti” a eventuali situazioni non funzionali.
Un bel giorno qualcosa accade e questo evento, anche se apparentemente pare non arrecare alcun danno, ci chiede il conto con strane conseguenze dopo del tempo, anche dopo diversi anni, perché magari una situazione “facilitante” l’ha risvegliato (tipo l’ascensore che improvvisamente si blocca). E’ più interessante cercare le soluzioni ai problemi piuttosto che concentrarsi su possibili cause fantasiose. Quello che serve è superare questa paura e l’ansia generata dalla situazione scatenante, analizzando semmai tutte le possibili situazioni che l’hanno potuta causare … continua …
Più volte si é sottolineato il concetto per cui tutti i disturbi d'ansia si basano su circoli viziosi creatisi agli esordi del disturbo stesso e che lo alimentano poi nelle fasi successive.
Questo significa che per cercare di risolvere il problema é necessario affrontare e distruggere il circolo vizioso che alimenta l'ansia.
Si deve cercare allora di cambiare mentalità, proprio perché il disturbo si é costruito a partire dal nostro errato modo di pensare, dalle nostre idee irrazionali, da una serie di pensieri sbagliati che abbiamo su di noi e sul mondo.Certo questo non si può fare così su due piedi, ma possiamo sforzarci di iniziare un cambiamento, possiamo comprendere che le nostre ansie si basano spesso su idee e paure che non hanno alcun fondamento, ove il disagio é alimentato da una errata ed eccessiva interpretazione di pericolo degli eventi.
Quante volte ci siamo sentiti limitati, non abbastanza efficaci, delusi dal nostro comportamento che non ci ha permesso di ottenere quello che volevamo? Quante volte ci siamo detti: “Ho sbagliato” o “E’ stata tutta colpa mia"?
Tutti abbiamo provato queste sensazioni e ci siamo sentiti come svuotati, delusi e prigionieri dei nostri sensi di colpa. Ecco allora un piccolo elenco di “autorizzazioni” che tutti noi dobbiamo concederci per superare con maggiore facilità piccoli e grandi ostacoli:
a) Autorizzatevi ad agire in modo tale da garantire la vostra piena soddisfazione e dignità.
b) Autorizzatevi a raggiungere il vostro obiettivo e a realizzare i vostri desideri.
c) Autorizzatevi a chiedere aiuto se ne avete bisogno. Non vergognatevene mai.
d) Autorizzatevi a non avere sensi di colpa, anche quando vi opporrete alle richieste degli altri.
e) Autorizzatevi a sapere e a non sapere. Non siamo perfetti ma siamo sulla via della perfezione.
f) Autorizzatevi a sbagliare e a rivedere le vostre scelte. Abbiamo il diritto di valutare con calma tutte le possibilità.
g) Autorizzatevi a non raggiungere necessariamente tutti i vostri obiettivi. Tutti abbiamo un limite ed è fantastico esserne coscienti e accettarlo.
h) Autorizzatevi ad esprimere i vostri sentimenti e le vostre emozioni, anche se queste potrebbero non coincidere con quelle degli altri.
Non c'é da allarmarsi se si tende a cambiare spesso partner, specie se questo avviene durante l'adolescenza.
Alcune persone possono allarmarsi se si accorgono di cambiare continuamente il proprio partner.
Alle volte ci si ritrova quasi senza accorgersene a galleggiare sugli umori vorticosi, abbandoni, ritorni di fiamma, nuovi innamoramenti e delusioni. E i genitori si allarmano, perché vedono i loro figli adolescenti che si dibattono in mezzo alle tempeste dell'amore. Ma da un punto di vista psicologico, specie se considerato in ottica evolutiva, queste situazioni possono essere considerate un passaggio importante che permette all'adolescente di sperimentare nuove situazioni e nuovi ruoli, anche attraverso le primissime esperienze sessuali.
Amare, innamorarsi, soffrire per ciò che si é perduto, rinascere nuovamente. Così passando da un esperienza all'altra facciamo ricorso alle nostre capacità di adattamento, diventiamo più flessibili, stimoliamo le capacità di coping e di problem solving, impariamo ad elaborare il lutto di una perdita. Tuffiamoci allora nella vita, lasciamoci stupire dalle sue continue sorprese e meraviglie, ma non dimentichiamo mai che la nostra crescita necessita del rispetto delle regole e del senso di responsabilità.
Da un punto di vista cognitivo un aspetto fondamentale della fobia sociale è la paura del giudizio altrui. Questa alimenta la convinzione del soggetto che le sue prestazioni sociali possano essere oggetto di valutazioni negative da parte degli altri.
L'insicurezza, unita ad un pressante desiderio di dare una buona impressione agli altri crea le basi per la formazione di un circolo vizioso caratterizzato dall'attivazione di successivi stati ansiosi.
Il paventato pericolo di perdita dello status sociale oltre che a mantenere l'ansia, interferisce con la percezione che il soggetto ha di se.
Nei soggetti con ansia sociale è comune infatti una percezione distorta di se stessi associata a una percezione distorta degli altri, tale da far si che essi siano eccessivamente concentrati su aspetti interni e sulle proprie sensazioni endogene.
Quest'ultimo aspetto determina nei soggetti una ridotta concentrazione circa le reali prestazioni e facilita la messa in atto di comportamenti protettivi, che in ultima istanza aumentano la probabilità di giudizi negativi da parte degli altri.Per uscire da tale situazione è necessario che il paziente sposti la propria attenzione verso gli aspetti esterni, modificando le credenze e le convinzioni circa le sue prestazioni sociali.
Che l'igiene sia importante lo sappiamo tutti, ma é altrettanto vero che spesso l'attenzione e la sensibilità circa le pratiche di igienizzazione può oltrepassare certi limiti.
Seguire correttamente determinate norme igieniche é certamente auspicabile e fondamentale, specie nella vita di oggi, ove tutti facciamo mille cose, ci muoviamo, utilizziamo mezzi pubblici, veniamo in contatto naturalmente con superfici che non sono pulite. E i batteri si sa sono sempre in agguato.
Tuttavia, come ho più volte sottolineato, una certa parte dei nostri comportamenti può risentire dei messaggi che vengono veicolati attraverso i mezzi di comunicazione.
Ogni giorno siamo in contatto con il mondo intero. Internet e telegiornali diffondono notizie di ogni genere e avvenimenti lontani prendono così forma, vengono interpretati e categorizzati dalle nostre strutture cognitive.
Spesso i media suscitano in noi bisogni, desideri, aspirazioni, tali da movimentare, per così dire, i mercati. E alle volte, anzi spesso, le notizie non sono tutte belle e positive.
Guerre e malattie possono suscitare disagio, stati di ansia che portano a una ipervalutazione della pericolosità degli eventi.
Le notizie allarmanti che sono state diffuse a proposito della febbre H1N1 hanno ad esempio messo in evidenza una serie di rischi per la nostra salute e per quella dei nostri figli.
E' stato così un fiorire di servizi, articoli, speciali in prima serata, dossier zeppi di pagine e consigli, veri e propri dispensari in cui ognuno ha potuto attingere a piene mani alla ricerca delle giuste condotte da seguire e delle pratiche igieniche più adeguate.
E così oggi tutti si lanciano in una corsa all'accaparramento di prodotti che probabilmente permettono di neutralizzare l'ansia e di esorcizzare la paura.
I gel igienizzanti vanno a ruba, introvabili, le ditte produttrici non riescono praticamente a soddisfare la domanda. Ma ci si chiede se tali allarmismi, spalmati su un clima sociale extra sensibile non possano in realtà generare nelle persone ulteriore ansia e insicurezza. D'altronde le condotte disfunzionali associate ai riti di pulizia si basano proprio su questo.