Come fare a ottenere che nostro figlio si comporti come vogliamo e in modo adeguato?
A tal proposito é possibile utilizzare al meglio gli insegnamenti che derivano dalle teorie dell'apprendimento, in modo da gestire i pattern comportamentali attraverso specifici rinforzi.
Quando vostro figlio mette in atto un comportamento inadeguato, potete ad esempio ignorare l'evento, facendo in modo però che sia chiaro al bambino che la risposta data in quell'occasione è ben diversa da quella che dareste nel caso in cui il piccolo si comporti come voi volete. Quando il bambino emette un comportamento che voi giudicate come appropriato rinforzatelo infatti opportunamente: il bambino dovrà essere ricompensato rispetto alla situazione contingente.
Il bambino in questo caso dovrà comprendere la relazione esistente tra il comportamento emesso, l'esito della sua risposta e la vostra reazione. Questo deve comportare per il bambino un evento piacevole, e può essere utilizzato l'elogio quale rinforzo.
Il piccolo comprende così ciò che ci si aspetta da lui in termini di comportamento desiderato e soprattutto che esistono regole ben definite da rispettare.
Consiglio ai genitori di decidere sempre di comune accordo quali sono i comportamenti adeguati per il bambino e quali sono le norme che deve rispettare.
Se le figure di accudimento non sono concordi circa regole e pratiche educative il bambino avrà maggiori difficoltà a comprendere esattamente ciò che ci si aspetta da lui.
Esiste ancora la vecchia dicotomia sesso-amore? E' meglio un avventura passionale e coinvolgente, ove ci si senta travolti dall'impeto e felicemente in balia dei sensi o un esperienza romantica, trattenuta da un nodo allo stomaco che ci fa volare sulle ali dell'amore, quasi a toccare il cielo e sentirsi parte di un fantastico progetto?
Probabilmente la situazione ideale é quella intermedia. E non credo che sia utile continuare a immaginare tali suddivisioni.
Esistono relazioni che sono basate prevalentemente sulla passione e sull'esperienza sessuale, ce ne sono altre che lo sono molto meno.
Può capitare che le prime siano più intense ma più fragili delle seconde, che invece possono essere spesso più misurate e vivere su un arco temporale più lungo.
E poi c'é un tempo giusto per ogni cosa. C'é un tempo per l'amore platonico e c'é un tempo per la scoperta della sessualità, della dimensione intima che può dischiudersi tra due corpi nudi.
Ma ciò che conta é che dobbiamo crescere, e durante il percorso evolutivo ognuno deve vivere appieno le proprie esperienze sentimentali, che comprendono momenti felici ma anche situazioni dolorose e abbandoni.
L'importante é vivere la relazione con una certa maturità, cercando un arricchimento graduale e reciproco giorno per giorno, ove vi sia il sostegno dell'amore con il fuoco della passione e dell'appagamento sessuale. Ci riusciremo?
Gli amori contrastati, non vissuti perché non corrisposti, sono in un certo senso speciali, fantastici. Essi vivono in noi continuamente, perché anche se non trovano pienezza in una relazione concreta, pare che attingano energia da qualcosa di impalpabile e eterno, come se essi davvero fossero invincibili e immortali.
Quando ci sembrano estinti, e il loro dolore pare attenuarsi in un barlume di speranza, essi sono presenti ancora, vivono in un disinganno, nella penombra di altri amori.
“Io ti amerò per sempre”, oppure “Aspettò questo momento per quarant’anni” o ancora “Le disse finalmente ti amo dopo una vita di attese”.
Relazioni affettive, le prime esperienze sentimentali: Io credo che queste esperienze lascino in chi le vive una traccia indelebile perché, anche nel momento in cui questa sorta di rifiuto o di impossibilità a vivere appieno l’amore viene elaborata, vengono a configurarsi in modo nuovo strutture ed esperienze. Cosa ricordate in modo indelebile? Solo il primo amore o anche il dolore di un no, diniego d’un folle amore? Ricordiamo chiaramente le indimenticabili storie d’amore dei romanzi, ove splendidamente variegate, osannate, le relazioni e gli amori non corrisposti sembrano ergersi, monumenti magnifici, cristallizzati nelle nostre memorie giovanili. Da un punto di vista psicologico il rifiuto della persona amata ci costringe a dover ristrutturare le competenze acquisite e ci mette nella condizione di dover risolvere situazioni problematiche. Abbiamo la possibilità di ripartire, sperimentando nuove esperienze.
Alle volte si può amare talmente forte da farsi male, tu senti questo groviglio nello stomaco, come di un fuoco e di un marasma che non è quieto, amore che dirompe lungamente.
Daresti tutto per stare vicino a lei, per sentire l'ansito di quella postura sul tuo fianco, e sentire il suo alito di fragole e quei capelli e gli occhi e le labbra rosse.
Eppure, uscendo per caso, te la trovi davanti e la vedi lì, con la sua mano nella mano d'un altro, si stringe a lui. Il baratro allora, senti proprio il precipizio in punta di piedi, sull'orlo dell'abisso, di ciò che mai avresti voluto vedere e che è li, pura e netta realtà.
Tuttavia, nonostante tutto, anche se così svuotati da sentire un dolore acuto, di lama profonda, è come se un'energia superiore o sconosciuta fosse li pronta a soccorrerti, a prestarti aiuto, a darti una possibilità nuova. Certo, altro che nuove possibilità! Tu vorresti strapparla dalle mani di quello, vorresti prenderla in un soffio e d'un fiato dirle che l'ameresti per sempre, con l'anima tua che si fonde in lei, per la vita, oltre tutto, oltre la morte. Ci chiediamo allora come mai gli amori difficili o impossibili ci lasciano alla fine un ricordo indelebile, specie nelle prime esperienze sentimentali, come sia possibile che queste esperienze complicate, sognate e non vissute pienamente siano così importanti. (continua)
Le difficoltà del sonno più comuni nei bambini riguardano problemi nel prepararsi ad andare a letto, risvegli precoci nel cuore della notte o la mattina presto, incubi e terrori notturni.
In genere i problemi cominciano quando il bambino é accostato ripetutamente al seno o al biberon e la suzione viene quindi associata all'addormentamento. Queste situazioni possono ostacolare l'addormentamento in quanto spesso facilitano una sorta di dipendenza rispetto all'attivazione di pattern consolatori.
Dovrebbe pertanto essere evitata l'associazione tra l'addormentamento del piccolo e certi comportamenti, evitando cioè di creare l'apprendimento di sequenze comportamentali che a lungo andare creano problemi o dipendenza.
Tutto questo inoltre può generare delle aspettative nel bambino, il quale comprenderà che il genitore potrà coccolarlo o portarlo con se nel lettone se piange o se si rifiuta di andare a dormire, innescando così una serie di rinforzi messi in atto proprio dai genitori (tipo maggior tempo impiegato per giocare o guardare la televisione).
Per porre rimedio a situazioni simili é necessario che i genitori assumano un comportamento chiaro nei confronti del bambino e che prendano le decisioni con una certa sicurezza.
I genitori devono meglio interpretare i segnali del piccolo: il pianto ad esempio non sempre indica un bisogno impellente o la necessità di alimentarsi. Spesso esso indica un bisogno di compagnia e può essere utilizzato dal bambino per ottenere vicinanza e/o coccole.
I genitori devono evitare di confondere le attività di nutrizione con quelle relative alle pratiche di addormentamento.
Consiglio quindi a tutti i genitori di restare calmi, cercando di ignorare il pianto e le richieste del bambino. Inoltre è necessario essere coerenti perché cedendo il bambino sarà rinforzato a insistere ulteriormente.
E’ evidente quindi che lo stato emotivo dei genitori influenza significativamente il comportamento e le abitudini di addormentamento del bambino, tanto che una ricerca (Minde e al., 1993) ha riscontrato che quasi la metà di un campione di bambini con difficoltà del sonno aveva delle madri con elevate quote d’ansia o depressione. In ogni caso la strategia da attuare è la rimozione di qualunque ricompensa positiva seguita dalle richieste disfunzionali del bambino, così da estinguere il pianto e creare le basi per la messa in atto di comportamenti funzionali. A tal proposito potranno essere utilizzati diari del sonno e star charts. Ritorneremo sull’argomento.
Come sottolineato in precedenza ciò che conta quando si deve scegliere il corso di laurea giusto é che tale processo di scelta venga preso in considerazione seriamente, e ben prima che la decisione debba essere presa.
É infatti un vero e proprio percorso quello che porterà alla scelta dell'università, attraverso un meccanismo che consenta di discriminare le varie opzioni disponibili.
Questo presuppone però una analisi di se e delle proprie competenze.
Decision making e problem solving sono delle abilità strategiche, in grado di metterci nelle condizioni di fare la scelta giusta per noi!
Ma quale é la scelta giusta? Quale corso di laurea scegliere? Quale é la migliore possibilità?
Rispondere a queste domande significa fare i conti con aspetti personali di se.
Chiediti: quale é la migliore possibilità per te? Cioè quale corso di laurea devo scegliere rispetto a me e alle mie esigenze? Rispetto a ciò che io sono in questo preciso momento e a ciò che voglio ottenere?
Quanto più saremo capaci di riflettere su questi aspetti, tanto più potremo scegliere responsabilmente, a partire dalle nostre reali aspettative.
In fondo si tratta di costruire il nostro futuro e questa non é una cosa di poco conto.
Corso di laurea in Psicologia, in Ingegneria o Medicina? Inizia a domandarti: “chi sono io adesso e che significa fare lo psicologo? L'ingegnere? Il medico?”Pensiamo allora in questi termini, cercando di immaginare il nostro futuro.
“Ieri l’ho rivista nuovamente. Era da un po’ che non la incontravo.
Aveva ancora quegli occhi grandi che le illuminavano un accenno di sorriso e le labbra disegnate su quella pelle chiara e posata.
Io non pensavo che avrei sofferto ancora, non immaginavo che quello sguardo mi avrebbe reso ancora prigioniero, reso schiavo dalla trama dei suoi capelli corvini, accomodati delicatamente sul capo. Io avrei voluto lottare e ribellarmi ma al contempo ero felice di quell’estasi, del momento in cui il mio sguardo si era incrociato col suo, lì in mezzo a tutti, nel fragore delle genti, nel marasma di chi ci viveva accanto e non sapeva di noi.
Come potrò allora viverne senza? Come potrò mai rassegnarmi a un’esistenza lontana da quei giorni? Fino a che punto quell’anima amante m’appartiene?”
Credo che tutti più o meno ci siamo trovati in questa situazione, nel momento in cui abbiamo perso un amore importante o lo abbiamo vissuto solo parzialmente.
Cosa potremmo fare? Potremmo forse abbandonarci a noi stessi? Potremmo vivere in un silenzio perenne che trasuda nel ricordo del passato, di quello che sarebbe potuto essere e che non è stato?
Io penso di no. Credo che si vada e si debba andare avanti e che questo si possa fare anche bene. Può sembrare difficile ma non lo è, ci aiuta la vita, ci deve aiutare. Alle volte immagino che la vita sia simile a una grande giostra, essa ci dirige e noi siamo lì, al centro dei suoi giri e di mirandole spettacolari, affascinati e pieni di vertigine.
Quando si parla di Aids, ancora oggi, si descrive una malattia quasi sconfitta, si racconta di uno scenario altrettanto ottimista, colmo di buone notizie, come la riduzione dei contagi o il miglioramento della qualità di vita dei pazienti.
Tutto questo é vero in parte. Certo i farmaci di oggi fanno un ottimo lavoro, ed esistono determinate sicurezze mediche e scientifiche che consentono di poter controllare e gestire efficacemente la malattia. Tuttavia non si può e non si deve abbassare la guardia.
Ogni anno ci sono in Italia 5000 nuovi contagi, risultato di rapporti sessuali che in genere non sono protetti e che nel 46% dei casi riguardano rapporti eterosessuali. Oggi almeno 40000 sieropositivi tra i 13 e i 75 anni non sanno di essere infetti (fonte: Nps Italia).
I dati evidenziano chiaramente che la malattia rappresenta un rischio trasversale che accomuna buona parte delle fasce sociali.
Il fatto che quasi la metà dei contagi riguarda gli eterosessuali indica che oggi più che in passato l'allarme é esteso a una larga fascia della popolazione (non solo ai gay quindi o ai tossicodipendenti).
Appare opportuno allora implementare nuove campagne di sensibilizzazione mirate ad accrescere tra i giovani quella che forse con estrema superficialità viene chiamata cultura della prevenzione. E' necessario in particolare proteggersi con il preservativo durante i rapporti sessuali a rischio.
Tuttavia é allarmante che solo 9 adolescenti su 100 usano oggi il profilattico durante i rapporti sessuali. Questo significa nel 90% dei casi non ci si protegge!
Se si intrattengono rapporti occasionali con partner occasionali é inammissibile non proteggersi, ed é un diritto e un dovere chiedere al proprio partner di farlo.
Al di la delle questioni facilmente etichettate come morali, se si sceglie di non "astenersi" dall'atto sessuale si devono comunque limitare i rischi e cercare di salvaguardare la propria salute.
Se la mia generazione é cresciuta forse tra troppi allarmismi e di Aids si parlava continuamente, adesso questa generazione naviga a vista, tra silenzio e indifferenza, a ridosso di un male che é sempre in agguato.
Che cosa ci fa andare avanti quando perdiamo il nostro amore? Per me è la vita, la sopravvivenza, la forza che è in noi perennemente, a volte sopita, quasi spenta. Poi di colpo essa cessa di essere silente, sale dall’ipogeo, ci sorregge.
La forza che ci permette di andare avanti forse è proprio l’amore, il premio d’ogni battaglia, il propulsore di bellezza e di vita.
C’è un energia che infine ci risolleva, ci prende le mani e ci sorride, ci guarda mentre piangiamo, con un sorriso d’occhi ci asciuga le lacrime.
Noi siamo giù, sentiamo l’odore della terra, il lezzo macilento che ci comprime il petto. Eppure sappiamo che il respiro è in noi, quell’armonico e ritmico riempirsi d’aria che ci tiene in vita.Supini ascoltiamo la vita che ci insegna, sappiamo che essa ci raffredda e ci riscalda, asseconda i nostri desideri e poi ci trafigge, ci tiene vicini poi ci lascia soli, ci fa stare svegli, sapientemente, a prepararci per un nuovo, grande amore.
Perché mi innamoro spesso? Continuamente?
Ciò che proviamo durante l'esperienze dell'innamoramento è sicuramente una sensazione particolarissima, spesso indescrivibile.
Al di la della mera gratificazione sessuale (che può essere o non essere associata all'esperienza dell'innamoramento) innamorarsi significa, specie durante l'adolescenza, poter toccare il cielo con un dito, in una commistione di sensazioni contrastanti, che vanno dalla piena felicità, alla gioia e al dolore.
Quest'ultimo può essere parte integrante dell'esperienza dell'innamoramento specie durante l'adolescenza, quando i rapporti e le relazioni possono cambiare vorticosamente ed hanno una funzione primaria che consente di "provare" e sperimentare diverse esperienze, in un processo di costruzione delle competenze sociali ed affettive.
La separazione ed il dolore servono inoltre a misurare la tolleranza allo stress e alla frustrazione, ponendo le basi per lo sviluppo delle capacità di adattamento e delle strategie di coping.
La sensazione di innamorarsi continuamente quindi non è di per se un fenomeno anomalo, se letto però da un punto di vista evolutivo, supportato dalla tendenza innata a sperimentare nuove esperienze in una fascia d'età particolare quale quella dell'adolescenza.
Allo stesso tempo però è necessario considerare il fatto che esiste un periodo evolutivo specifico in cui è necessaria e auspicabile una stabilità affettiva che ponga le basi per la costruzione di storie e relazioni durature, tali da favorire una piena realizzazione di se.
Come dobbiamo comportarci con i nostri figli? Dobbiamo essere permissivi, lasciarli fare, dare loro il giusto grado di libertà? In realtà molti genitori sono oggi terrorizzati. Non sanno come comportarsi.
Le notizie che arrivano dal mondo e dai media non ci aiutano. Rimaniamo irretiti di fronte all'orrore, impietriti quando pensiamo alle violenze a sfondo sessuale perpetrate nei confronti dei nostri piccoli. Violenze che quasi sempre avvengono all'interno del contesto familiare e parentale, spesso coperte, occultate per vergogna o per ignoranza. Tutto questo ci spinge a volte ad essere diffidenti, a teorizzare complotti, a innalzare muri attorno ai nostri bambini per cercare di proteggerli dall'orco in agguato.
Tuttavia la nostra analisi deve essere fatta ad un livello più profondo. La realtà cioè è più complessa, più complicata di quanto si possa pensare.
Non possiamo tenere i nostri ragazzi chiusi in un guscio dorato che alla lunga finirà per soffocarli.
Quale strada allora? Quale metro di misura? Occorre uno "spirito da funamboli", occorre saggezza e franchezza.
Abituiamo allora i nostri figli fin dall'inizio ad un confronto basato sul dialogo, franco e sincero.
Capiranno allora di poter trovare in noi qualcuno che saprà ascoltarli,senza che vi sia qualcuno che li giudichi aprioristicamente e frettolosamente.
Educhiamoli affinché siano empatici nei confronti del prossimo ma attenti, pronti a difendersi e allo stesso tempo vogliosi di conoscere il mondo. Dovranno percepire il meno possibile le nostre paure e le nostre ansie, che pure è giusto che ci siano, saranno incoraggiati, sapranno ben presto che il mondo è meraviglioso.
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(Continua dalla prima parte). Più percepiamo dagli altri di essere oggetto d’amore e di cure, più siamo sostenuti da questa sorta di forza sociale, perché ci sentiamo apprezzati dalla comunità a cui apparteniamo e che ci appartiene.
Non stupiamoci della fortissima relazione che c’è tra corpo e mente. Ogni variazione d’un livello genera e modifica strutture appartenenti all’altro, non vi è separazione. Non esistono malattie puramente fisiche che non abbiano un impatto sullo stato emotivo e psicologico, così come non vi è disagio psichico che non generi modificazioni a livello strutturale, ormonale.
Tutti i cambiamenti che avvengono a livello psichico si riflettono quindi su quello somatico e viceversa, basti pensare al sistema immunitario di un depresso, che è di gran lunga meno efficace di quello d’un giovane felice e innamorato!
Cosa sai allora di te stesso? Cosa possiamo intuire di noi attraverso l’immagine che diamo agli altri? Nel nostro modo di fare e di comportarci, nella nostra postura o nel modo comunicare, nel nostro essere soggetto fisico qui e ora noi portiamo all’esterno parte di ciò che ha a che fare con contenuti più profondi, legati più propriamente alla nostra sfera psicologica. E se sei felice e innamorato si vede eccome. Viva l’amore insomma, e che esso sia e che duri per sempre, che di esso tu possa ricordarti un giorno e giudicarlo con lo sguardo saggio d’un vecchio bambino.
Una volta un signore mi raccontò che gli era capitato, tanti anni prima, di avere offerto dei fiori, credo margherite, a una donna sconosciuta, che non aveva mai visto e che per caso si trovava a ridosso del finestrino d’un treno di passaggio. Lui non la rivide più, ne poté capire da dove veniva, dove andava, non conosceva neanche il suo nome. Eppure quella esperienza non fu mai dimenticata ne cancellata.
Quella sorta di amore non vissuto continuava ancora oggi a galleggiare nelle anse della sua vita, sembrava vivere tra i reflussi delle sue memorie, epopee giovanili, immaginari silenti e cerulei. Era ancora oggi una immagine eterna, grandiosa, eppure all’epoca durò un istante, il tempo d’uno sguardo, il tempo di sprofondare in quegli occhi grandi e perfetti, in quella pelle chiara. Fu proprio un istante ma fu per sempre.
Le relazioni affettive costituiscono quindi una parte importantissima della nostra vita relazionale, costituita dalla più vasta rete di legami sociali.
Se qualcosa va storto esse possono rappresentare una fonte di stress consistente, soprattutto se vi è la perdita dei legami affettivi fondamentali.
Tuttavia queste esperienze vengono considerate come fattori protettivi nell’esperienza dello stress, cioè sono una sorta di difesa e di barriera, un vero e proprio sostegno. Chi può contare sul sostegno sociale è più resistente alle malattie, vive più a lungo e meglio .. continua ..
Spesso la separazione o il divorzio possono avere conseguenze profonde sulla vita dei bambini. I piccoli subiscono il più delle volte le problematiche legate al mondo degli adulti che pur tuttavia si trovano a dover gestire questa transizione, ossia questa complicata discontinuità nel flusso di vita.
Il genitore a cui viene affidato il bambino deve poi far fronte a una serie di problemi pratici, come la minore disponibilità economica o il maggior carico di responsabilità.
Tuttavia sono i bambini a subire le maggiori conseguenze in termini di modificazioni comportamentali e dell'umore.
Alcuni studi hanno messo in evidenza che bambini entro i 4 anni di età mostrano a seguito della separazione dei genitori irritabilità, aggressività, disorientamento e sensi di colpa.
Tuttavia l'insorgere di disagio psichico sembra più frequente nei bambini più grandi.
A seguito della separazione o del divorzio dei genitori bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni mostrano elevate quote d'ansia, sentimenti di perdita, a volte disperazione, senso di vuoto e di solitudine, incertezza rispetto al proprio futuro.
Da un punto di vista predittivo gli effetti peggiori sui bambini sono stati registrati a seguito di separazioni o divorzi arrivati improvvisamente e ove il legame coniugale risultava caratterizzato da uno scarso dialogo e poche discussioni.
Le conseguenze più gravi si hanno quando i genitori hanno un conflitto violento e quotidiano e non si separano (ciò dovrebbe far riflettere sulla opportunità e/o necessità della separazione, specie rispetto a certe ideologie religiose che si fondano su presupposti etici o morali). La stessa Chiesa Cattolica si é mostrata sempre piuttosto intransigente a tal riguardo, fatta eccezione per una parte minoritaria (la cosiddetta ala del modernismo progressista, Martiniana, con in testa il Card. Dionigi Tettamanzi).
In ultima analisi è necessario, dopo questo evento stressante, che i genitori parlino al bambino della separazione o del divorzio e che cerchino di razionalizzare tale avvenimento in termini semplici, esplicitandone le conseguenze nella vita di ogni giorno.
Perché dobbiamo “saperci fare”? Perché vivere oggi in questa società così complessa richiede competenze e capacità di adattarsi continuamente ai cambiamenti e alle sollecitazioni.
Essere competenti significa agire in una certa situazione in modo soddisfacente e questa condizione dipende dalle conoscenze e dall'esperienza acquisita. Tuttavia, conoscenze ed esperienze non devono semplicemente essere sommate assieme, come valori elementari uniti aritmeticamente.
L'esperienza in particolare è la forma essenziale su cui costruire tutto il nostro cammino di crescita. Soltanto l'esperienza infatti costruisce la conoscenza.
Un conto è leggere una ricetta su come fare una torta, un'altro è provare a farla e a mettersi in gioco. Così, potrò leggere molti manuali di degustazione di vini, che mi descriveranno magari le note fruttate di un certo rosso, ma solo assaggiandolo potrò realmente "sentire" il gusto e le caratteristiche organolettiche e olfattive di quel prodotto.
Chiaramente se voglio ottenere qualcosa devo comunque possedere delle caratteristiche di base che mi consentiranno di muovermi nella direzione voluta. Una valutazione di questa costellazione di tratti e attitudini (denominate facilities) è molto importante, così come fondamentale è sempre tenere conto del contesto in cui viviamo e operiamo.
Conoscenza, esperienza, tratti, attitudini, contesto sono tutti ingredienti importantissimi, ma rischiamo di dimenticare qualcosa: la motivazione.
Questa è il motore, la spinta di energia che ci consente di andare avanti, di rialzarci, di pigiare sull'acceleratore.
Più sarò motivato più avrò volontà di raggiungere i miei obiettivi.
E' chiaro che il concetto di motivazione è connesso al concetto di meta, così come quest'ultima è collegata al concetto di soddisfazione.
Ecco che allora tutto il quadro diventa chiaro e completo:
MOTIVAZIONE --> SPINTA --> OBIETTIVO --> PIACERE
Se pensate a questo processo, e lo considerate alla luce di tutto quello che si è descritto finora e secondo un criterio di convenienza, noterete che, se vogliamo realmente avere successo, dobbiamo lavorare su un continuo processo di valutazione e di riposizionamento delle nostre competenze e dei nostri obiettivi. Avere successo è insomma essere soddisfatti di quello che si fa e delle proprie scelte. Come dire, diventare competenti su quello che vogliamo fare nella vita.
Abbiamo già trattato il tema dell'ADHD e i disturbi da deficit dell'attenzione e iperattività. Gli approfondimenti tuttavia non sono mai fuori luogo e possono servire a chiarire determinati aspetti.Si è più volte affermato che i bambini con ADHD hanno grosse difficoltà a mantenere costante l'attenzione e la concentrazione, soprattutto se questa è necessaria per compiere una certa attività. Questo aspetto coinvolge il funzionamento globale del soggetto interferendo soprattutto con le sue capacità di adattamento. Sembra che oggi le caratteristiche del nostro vivere quotidiano tendano a "soffocare" le esigenze di una piccola creatura in fase di sviluppo, assecondando una sorta di “anestetizzazione” ed emarginazione dal contesto sociale. L'ambiente è caratterizzato dal vivere frenetico che noi tutti conosciamo e questo contesto impatta fortemente con le dinamiche dell'organismo in crescita, sui suoi bisogni, sui meccanismi che riguardano i processi sensoriali e metabolici.Questo spiega perché l'ADHD è quasi del tutto assente nei paesi poco sviluppati e in quelli che hanno una bassa organizzazione sociale in termini di sviluppo tecnologico. Da un punto di vista antroposofico ogni organismo umano si sviluppa a partire da una armonica attività dinamica, una specie di movimento innovatore e generatore. Già Rudolf Steiner aveva sostenuto che lo sviluppo del bambino si fonda sull'alternanza delle attività movimento/percezione. E le pressioni dell'ambiente agiscono proprio sull'alternanza delle attività movimento/percezione, creando un circolo vizioso negativo da cui scaturisce, come una sorta di meccanismo compensatorio, l'iperattività, colma di alterazioni, che vanno dal ritmo sonno-veglia al polo metabolico. L'alterazione del polo metabolico, e quindi di tutta l'organizzazione ritmica è evidenziato da un aumento vertiginoso di ADHD in pazienti di cardiologia pediatrica. Cosa fare allora? I punti chiave sono: adattamento, gestione del tempo, differente riconsiderazione delle richieste sociali. La televisione e i videogiochi dovrebbero essere limitati (l'uso eccessivo del computer può comportare per il soggetto una maggiore stimolazione neurosensoriale). E' essenziale allora il ruolo dei genitori, che devono gestire in modo diverso il tempo libero del bambino, facendo sperimentare attività che sviluppino creatività e capacità di problem solving. E' evidente che questi bambini hanno bisogno di più tempo, impegno e attenzione.
Per approfondire: Weleda, Forum di medicina, n. 9 Dicembre 2008
Nelle frasi d'amore spesso cerchiamo una sintesi per comunicare ciò che proviamo.
Un sentimento complesso come l'amore e la varietà di emozioni ad esso collegate necessitano a volte di un tentativo di sintesi, quasi a voler far ordine, sistemare quel groviglio di fuoco che ti senti addosso, in uno sterminio variegato di sentimenti, parole dette e frasi pronunciate.
Nelle frasi d'amore cerchiamo allora una sintesi perfetta, specie durante le prime esperienze sentimentali e durante le relazioni affettive, come un archetipo che possa far comprendere al partner ciò che proviamo e quanto importante possa essere per noi quella relazione.
Tutti cerchiamo un espressione perfetta, splendide frasi d'amore che lascino il segno, magari sussurrate piano e a labbra socchiuse, sotto un manto di stelle o con la luce della luna riflessa sull'acqua del mare, così calmo, alleato perfetto nell'estasi dell'amore, antecedente a una magia di pelle e di corpi.
Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’ADHD e dei bambini iperattivi.
Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema. Si tratta di una bibliografia scientifica che concerne articoli in lingua italiana e in lingua inglese. Si riporta l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione:
Barkley, R.A. (1995) Taking Charge of ADHD: the Complete, Authoritative Guide for Parents. New York: Guilford Press.
Barkley, R.A. (1997a) ‘Behavioral inhibition, sustained attention, and executive functions:
constructing a unifying theory of ADHD.’ Psychological Bulletin, 121, 65-94.
Barkley, R.A. (1997b) Defiant Children: a Clinician’s Manual for Assessment and Parent
Training, 2nd Edn. New York: Guilford Press.
Conners, C.K., Epstein, J.N., March, J.S., Angold, A. Et al. (2001) ‘Multimodal treatment of
ADHD in the MTA: an alternative analysis.’ J Am Acad Child Adolescent Psychiatry; 40, 159-167.
Cornoldi C., Gardinale M., Pettenò L. & Masi A. (1996). Impulsività e autocontrollo. Trento:
Erickson.
Cornoldi C., De Meo T., Offredi F. & Vio C. (2001). Iperattività e autoregolazione cognitiva.
Trento: Erickson.
Cornoldi, C., De Beni, R. & Gruppo MT (2002). Imparare a studiare – 2. Trento: Erickson.
De Beni, R., Cornoldi, C. et al. (2003). Nuova Guida alla comprensione del testo. Trento: Erickson.
Di Pietro M., Bassi E. & Filoramo G. (2001). L'alunno iperattivo in classe. Trento: Erickson.
Douglas, J., (1991) Is My Child Hyperactive? Harmondsworth: Penguin.
DuPaul , G.J., Power, T.J., (2000) ‘Educational Interventions for Students With Attention-Deficit Disorders.’ In: Thomas, E., Brown, Ph.D., (Ed.) Attention-Deficit Disorders and Comorbidities in Children, Adolescent, and Adults. American Psychiatric Press, Inc., pp. 607-635.
Marzocchi, G.M. (2003). Il bambino con iperattività e disattenzione. Bologna: Il Mulino.
Marzocchi, G.M., Molin, A. & Poli, S. (2000). Attenzione e metacognizione. Trento: Erickson.
Ci eravamo lasciati sostenendo una tesi precisa e cioè che più la depressione insorge in età precoce, più forte sarà la probabilità di una obesità futura.
Gli adolescenti depressi in particolare sarebbero in qualche modo più predisposti a un futuro stato di sovrappeso, e questo avverrebbe ancor più nel caso delle femmine. Queste ultime infatti sarebbero maggiormente a rischio dei maschi e avrebbero 2.5 volte più probabilità di diventare obese rispetto alle adolescenti non depresse.
Gli effetti della depressione in età adolescenziale sull'obesità sarebbero di gran lunga più forti di quelli che ad esempio ha il fumo passivo sullo sviluppo del cancro.
Questo aspetto dovrebbe far riflettere, soprattutto se si ragionasse saggiamente, considerando globalmente il concetto di benessere anche e soprattutto da un punto di vista politico per la prevenzione in adolescenza. Quanto ancora c’è da fare in un ottica di prevenzione? E' stato fatto tutto il necessario o ci sono ancora margini di miglioramento? Io penso proprio di si, perché ancora troppo poco lavoro è stato fatto per mettere a punto dei programmi pensati specificatamente per gli adolescenti, anche in tema di educazione alla salute (si stima che la depressione sia in aumento tra gli adolescenti e che questi facciano sempre più abuso di psicofarmaci).
Vi sarebbero quindi delle evidenze a favore di una correlazione tra depressione in età adolescenziale (specie nelle femmine) e successivo aumento di peso o obesità. I risultati di questo studio hanno delle importanti implicazioni da un punto di vista clinico e sociale in quanto sottolineano la necessità di mettere a punto interventi per il trattamento e la prevenzione della depressione durante l'adolescenza, nell'ottica di ridurre il rischio di obesità in età adulta e di promuovere un miglioramento complessivo della salute correlata alla nostra qualità di vita.
Probabilmente non abbiamo idea del tempo reale impiegato dai nostri bambini davanti alla televisione, un dato che peraltro è aumentato fortemente proprio negli ultimi anni.
Guardare la tv è un comportamento che occupa uno spazio primario del tempo libero dei bambini, tanto che psicologi, pediatri e pedagogisti hanno cominciato a porsi (per la verità già da un po’ di tempo) numerosi interrogativi riguardo agli effetti di tale abitudine sullo sviluppo del piccolo, soprattutto per quel che concerne le capacità cognitive e relazionali.
Più della metà dei bambini di età scolare guarda la televisione già al mattino, mentre fa colazione, ma il dato più preoccupante riguarda il tempo impiegato: pare che uno su dieci guardi la tv per più di 5 ore al giorno e sembra che questo possa avere un forte impatto per lo sviluppo del pensiero del bambino. E' troppo, anche alla luce di alcuni dati oggi disponibili.
Vi sarebbero infatti alcune interessanti relazioni tra il tempo passato davanti alla tv e la possibilità di avere bambini iperattivi, con una aumentata diagnosi di ADHD.
Tale correlazione risulterebbe tanto maggiore quanto più elevata l’esposizione davanti alla tv (più di tre ore al giorno).
Questo avverrebbe per un duplice motivo. Da un lato, una alterazione del normale sviluppo cerebrale sarebbe imputabile al continuo e veloce flusso di immagini subite passivamente dai bambini, tale da non potere essere correttamente assimilato.
L'abitudine a guardare la tv per molto tempo, appresa fin da piccoli, sarebbe causa inoltre di una difficoltà a concentrarsi per eseguire compiti specifici e prestabiliti.
Anche i contenuti, relativi cioè a quello che i bambini guardano, non sono da trascurare, anzi. Le continue scene di violenza a cui assistiamo quotidianamente non fanno altro che trasmettere modelli errati, basati sulla violenza, sull'intolleranza e sul non rispetto reciproco, in una sorta di palcoscenico ove conta solo l'apparire e l'appagamento dei propri bisogni, senza esclusione di colpi, anche a scapito dei diritti altrui.