Se ci credi fino in fondo... - Seconda parte

06:21 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte) Quarto punto: apprezzarsi. Noi siamo speciali perché siamo unici, viviamo nel momento presente, che è perfetto per noi, siamo pienamente inseriti nel nostro tempo, vogliamo affrontare la vita quotidiana con un sorriso. Quanto più saremo capaci di apprezzarci in modo equilibrato e centrato sulla realtà, quanto più saremo pronti ad accettare i nostri limiti. Questo è un aspetto fondamentale, accettiamo sempre le nostre limitazioni personali. Quinto punto: essere capaci di dire di no. Proviamo ad allenarci nell’esercizio che ci spinge a dire di no sostenendo il nostro punto di vista, diverso da quello del nostro interlocutore. Questo aspetto riguarda insomma la nostra abilità a non conformarci facilmente alle opinioni altrui. Sesto punto: essere spontanei e sapere improvvisare. Avete mai pensato che probabilmente, le cose migliori le avete ottenute quando meno ve lo aspettavate, quando avete improvvisato, quando spensierati vi siete sentiti più rilassati, come se il caso, nel suo inesorabile gioco o sberleffo v’avesse avvantaggiato, privilegiato? La spontaneità ci aiuta perché intendiamo mandare un messaggio di trasparenza e di franchezza, perché gli altri sentono che siamo disposti al dialogo e che siamo sicuri di noi stessi. Dobbiamo cercare di ottenere il massimo risultato col maggior successo sociale.

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Una sosta al fast food

07:06 Redazione 0 Comments

Quando il treno non arriva e sei lì fermo sui binari ad aspettare inalando l'aria gelida del tramonto, non c'è niente di meglio che ingannare l'attesa nei pressi di un fastfood. Già annusando l'aria di fritto dolce e melenso che si propaga all'entrata verso l'esterno ti si riempiono le narici e il cuore. Sono odori e aromi buonissimi, splendidi e perfetti, progettati per renderti felice e procurarti una sana acquolina in bocca. Le grandi vetrate, attraverso le quali puoi osservare i visi rosei e turgidi delle persone sedute e soddisfatte ti invitano a entrare. Gli intensi colori utilizzati per l'allestimento dei locali sono combinati ad una organizzazione degli spazi che ti spinge a metterti in fila con gli altri tuoi "colleghi", poveri infreddoliti, in attesa di essere coccolati e consolati da un odoroso hamburger e da dorate patatine. I cibi proposti sono serviti allegramente guarniti da confezioni coloratissime, quasi "appetitose". Una volta entrato però, nonostante tutte queste belle premesse ho notato un foglietto, grigio e triste, che fuggevolmente indicava gli ingredienti: soia, derivati, quasi tutte sostanze contenenti grassi e con un profilo calorico elevato, molti zuccheri, molto sale. Mi sono intristito, io volevo seriamente mettermi in fila, volevo anch'io essere felice nel tepore d'un tavolino frugale. Peccato, mi sono detto, per un attimo mi ero quasi convinto, ma sapere quello che mangio e decidere per la qualità, avere coscienza del mio comportamento alimentare e sapere che questo può influire sulla mia vita e sulla mia salute non è una questione banale.

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Ridere, ridere, ridere

06:45 Redazione 0 Comments

Come si fa a ridere in certe situazioni? Vuoi mettere che lei ti ha piantato proprio prima dell’esame … Questo è molto difficile da mettere in pratica. Ci sono situazioni in cui ridiamo con gusto e questo ci viene naturale, tutto sembra perfetto. Ma ci sono situazioni ove ridere diventa quasi impossibile, ed è facile ricordare le nostre immagini familiari, scene o vissuti che abbiamo provato tutti. Tuttavia l’umorismo può essere considerato una sorta di elisir di lunga vita che in alcuni casi può diventare un vero e proprio mezzo terapeutico (utilizzato anche da alcuni psicologi e basato su determinate tecniche). Qualcuno ricorda Patch Adams? Fu uno dei primi medici (se non il primo) a trattare alcuni bambini in ospedale vestito da clown. Il primo a praticare la clown terapia, descritta nel popolare film interpretato da Robin Williams. Lui diceva spesso: "Tenta di ridere quanto più possibile!". La medicina si concentra troppo sui sintomi delle malattie, tralasciando quell’aspetto amorevole ed empatico riferito al paziente in quanto essere unico e bisognoso di cure. Allora fate tutto per ridere. Prima di tutto guardatevi allo specchio, prendetevi sul serio ma non troppo, giudicatevi con serenità e perdonatevi, sorridete di cuore, ridete di voi stessi. Questo è un lavoro di flessibilità mentale, che comporta elasticità, maggiore tolleranza, capacità di osservare la realtà da tutti i punti di vista, con le sue coerenze ma anche con le sue contraddizioni. E’ soprattutto a livello neuro-chimico che si compiono quelle modificazioni che permettono il cambiamento. Già subito dopo un sorriso si liberano e si attivano processi specifici nel substrato ormonale e fisico che portano a una specifica attivazione. Tutto, come detto spesso, è collegato, mente e corpo si influenzano vicendevolmente. Insomma, ridendo ci sentiamo molto meglio.

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Stress lavorativo e burnout

06:33 Redazione 1 Comments

I ritmi frenetici della vita, il lavoro che facciamo, le qualità globale delle nostre relazioni hanno un impatto sulla nostra salute e sulla percezione che abbiamo circa il nostro benessere. Lo stress lavorativo è oggi sotto gli occhi di tutti. Le dinamiche di lavoro, l'aumentata insicurezza nel medio e lungo periodo circa le aspettative e le possibilità di entrate economiche soddisfacenti a mantenere accettabili livelli di vita hanno messo in evidenza situazioni e problematiche nuove. In particolare oggi viene registrato l'aumento, oltre che dello stress in generale unito a un peggioramento della qualità della vita percepita, di altri fenomeni più o meno evidenti, uno dei quali è il burnout. Questo può essere considerato come una specifica reazione degli individui sottoposti a stress cronico in ambito lavorativo. Alcuni anni fa, quando gli esperti hanno cominciato a occuparsi del fenomeno, esso veniva interpretato come appartenente a specifiche categorie professionali, quelle che più delle altre erano in contatto con la sofferenza, come ad esempio medici, psicologi, infermieri ecc. Oggi invece è evidente che è un problema comune a tutti gli ambiti lavorativi. Quel che accade è che le persone, improvvisamente, non si sentono più in grado di gestire efficacemente lo stress lavorativo e passano da una condizione pienamente impegnata, "prestante", a un calo di risultati e di impegno, come se avessero esaurito tutte le energie. Più specificatamente il burnout è una sindrome caratterizzata da una serie di sintomi precisi tra i quali spiccano l'esaurimento emotivo (inteso proprio come perdita d'energia, motivazioni e aspettative) e una sorta di depersonalizzazione con ridotta realizzazione personale. Le persone allora cominciano a non voler più andare al lavoro ogni giorno, si sentono scoraggiate, fallite, spesso sono arrabbiate e hanno una certa dose di pessimismo. A questo si aggiunge spesso una sensazione di stanchezza e affaticamento cronico che li rende prive di energia. Tale costellazione di sintomi, derivante dai mutati atteggiamenti nei confronti del lavoro sono dovuti a una risposta emotiva istantanea, probabilmente legata alla fatica e all'ansia generata da uno squilibrio tra le richieste del lavoro e le proprie risorse disponibili.

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Per la scelta dell’università massimizzare i risultati per centrare pienamente l’obiettivo prefissato - Seconda parte

06:24 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte) Una volta inquadrato il problema generale è necessario raccogliere quante più informazioni possibili. In questa fase dovremo avere un quadro chiaro rispetto a ciò che vogliamo fare e alle nostre aspirazioni. I desideri spesso si scontrano con risorse e caratteristiche personali.
Questo tipo di analisi andrà allargata anche al contesto sociale di riferimento. Scegliere l'università significa anche effettuare una scelta realistica che tenga conto effettivamente di ciò che l'ambiente e il contesto potranno offrirci.
Raccogliere informazioni significa valutare attentamente tutte le alternative possibili, le caratteristiche generali del corso di studi, la convenienza dell'eventuale scelta anche in termini di impatto che potrà avere sulla nostra vita (si pensi agli aspetti logistici che concernono domande del tipo: quanto è distante da casa? E' necessario che mi trasferisca in un altra città? La zona dell'università è servita dai mezzi pubblici? ecc). Quando avremo messo insieme i dati a nostra disposizione potremo passare alla fase successiva.
Questa è una fase a cui saremo arrivati solo dopo avere considerato tutte le variabili necessarie. Ci saremo chiesti: cosa so e mi piacerebbe fare? Quali sono le mie competenze? Quali sono i miei obiettivi a medio e lungo termine? Cosa conta per me rispetto a interessi professionali, concrete possibilità lavorative e gratificazioni economiche? Cosa mi offre concretamente l'ambiente in cui sono inserito? Sono disposto ad allontanarmi da casa? La famiglia mi supporta? Ecc.

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