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Psicologo Palermo: un aiuto concreto per la fame nervosa

Il nostro rapporto col cibo può essere fortemente influenzato dalle emozioni.
Quando si diventa molto sensibili a specifici stati emotivi a volte può essere difficile riuscire a tollerarli. E questa sorta di intolleranza alle emozioni spinge le persone a mettere in atto comportamenti compensativi che hanno lo scopo di aiutare a modulare le emozioni.
I comportamenti di modulazione delle emozioni possono favorire un errato stile alimentare, caratterizzato magari da frequenti spuntini o da vere e proprie abbuffate, in concomitanza con situazioni che comportano una certa attivazione emozionale.
In questo caso un comportamento alimentare non corretto consente, in modo non adattivo, di affrontare e fronteggiare determinati stati emotivi.
Piluccare, saltare i pasti, mangiare più volte nell’arco della giornata e fuori pasto, assumere una gran quantità di cibo (con aumento dell’introito energetico) fanno proprio parte di una vasta gamma di comportamenti di modulazione delle emozioni.
Attraverso training specifici basati su un approccio cognitivo comportamentale è possibile imparare a controllare l’impulso a mangiare, automonitorandosi, lavorando sull’intolleranza alle emozioni tossiche, osservando gli episodi mentre si verificano in tempo reale. Partendo dalla capacità di analizzare gli eventi scatenanti, il paziente viene allenato a migliorare la capacità di problem solving. Grazie a questo tipo di apprendimento l’evento viene ristrutturato attraverso l’accettazione dello stato emotivo ed successivamente vengono messi in pratica comportamenti funzionali di modulazione delle emozioni.
Questo protocollo consente di ottenere risultati efficaci e duraturi.

Il Dott. Francesco Greco, Psicoterapeuta, Psicologo a Palermo offre un aiuto concreto per affrontare i disturbi alimentari, ma anche l’alimentazione incontrollata e la fame nervosa.
Il percorso terapeutico, strutturato in sedute settimanali, si rivolge alle pazienti che richiedono un intervento pratico ed efficace nei casi di bulimia nervosa, anoressia nervosa, binge eating disorder.
Il Dott. Francesco Greco riceve previo appuntamento presso Istituto Bowlby, Piazza Sant’Oliva 28 Palermo. Info e prenotazioni al 3922965686.


Attenzione a quello che mangiamo, il cibo è come un farmaco

Il cibo che mangiamo è come un farmaco: ci può far star bene o può fare danno! Purtroppo dovremmo essere sicuri di ciò che mangiamo, dovremmo avere ben chiaro che quel prodotto è un prodotto fatto con ingredienti di qualità, che la filiera sia quella giusta ecc.
Ma avere queste certezze non è per niente facile, anzi. Olii contraffatti, carni avvelenate, edulcoranti e conservanti, grassi vegetali (vedi olio di palma) che fanno danni.

Il problema non è il cibo in se, il problema è la filiera di produzione e soprattutto i metodi di produzione industriale. Per difenderci dobbiamo ricercare i prodotti locali, non necessariamente biologici, ma comunque provare a chiedere in giro, a conoscere allevatori e produttori. Dobbiamo scovare i laboratori, i prodotti di nicchia. Al supermercato se si può e soprattutto per i nostri figli, meglio spendere qualcosa in più ma scegliere la qualità.

Darci un'altra chance è una possibilità che non possiamo negarci

Sì avere un'altra chance, avere un altra possibilità è molto importante.
 Di errori ne facciamo tutti, poi ci sentiamo rammaricati perché pensiamo di avere sbagliato, affiorano i sensi di colpa, vorremmo che il tempo potesse farci tornare indietro e darci cosi ulteriori possibilità. Ma io penso che la nostra nuova chance è il presente, perché ogni momento riserva sorprese ed emozioni belle e brutte che dovremo vivere comunque.
Se siamo pronti ad accettare il nostro passato e decidiamo di vivere intensamente il nostro presente allora potremo scommettere sul futuro. Un futuro in cui, pensando al nostro passato, saremo liberi dai biasimi e dai sensi di colpa, perché un tempo avremo deciso di vivere al millesimo di secondo ed intensamente, perché avremo deciso di vivere e basta, senza paure.
Accettare di essere felici (o meno felici delle previsioni) nel qui e ora è già un chance che diamo a noi stessi. Diamoci un altra chance e soprattutto concediamone a chi fa parte della nostra vita.
Foto di @handmademafia

Breve riflessione sul consumo di frutta (mele bio)

La frutta fa bene lo so, lo dicono tutti.
Però non se ne consuma mai abbastanza.
Devo ammettere che ultimamente ho aumentato il mio consumo personale di frutta. Cerco quella Bio ok. Ma se metto le mele su una bella crostata? Niente di dannoso, sane (e buone)  calorie.

📷 @mavie_daponte


Salute, psicologia e benessere sempre in stretta relazione

Psicologia e salute sono strettamente collegati, su questo non ci piove.
Ci stiamo ormai abituando a pensare alla salute in una accezione più ampia, che riguarda il nostro benessere a tutto tonto. La salute ė praticamente qualcosa in più dell'assenza di malattia, è secondo me, una condizione di vita che deriva dal nostro benessere, cioè dal nostro star bene nel mondo.
La nostra felicità determina allora la nostra salute. La nostra soddisfazione e il modo con cui guardiamo al mondo determina quindi il nostro godimento.
Vivere intensamente ogni istante è allora il passo successivo e questa consapevolezza strategica viene impiegata anche nell'ambito di alcune psicoterapie di ultima generazione (pensate alla mindfulness).
Cibo, bellezza, viaggi, arte, design non sono allora in sintonia con il benessere, la psicologia e la salute?
Se dico salute dico benessere, se immagino il benessere penso ad una vita vissuta appieno, in mezzo alle cose, mangiando bene, viaggiando, sorridendo, osservando il mondo con occhi stupiti e innamorati.


Quando viene effettuato il prelievo degli organi per il trapianto?

Oggi sempre più spesso si parla di trapianti. L'attenzione e la sensibilità dell'opinione pubblica é aumentata considerevolmente negli ultimi anni e questo perché purtroppo sono aumentate le diagnosi di malattie terminali d'organo. Così gradualmente si sono cominciati a prendere in considerazione gli aspetti legati all'impatto e alle conseguenze psicosociali del trapianto nei pazienti. Si é più volte ribadita in tal senso l'importanza di una attenta valutazione psicologica dei pazienti preliminare al trapianto stesso. Tuttavia molti ancora oggi si pongono interrogativi apparentemente semplici legati all'intervento e questo é sicuramente dovuto alla necessità di fare maggiore chiarezza. Ad esempio quando avviene il trapianto d'organi? Questo avviene solo ed esclusivamente quando vengono accertate specifiche condizioni cliniche del paziente. Il prelievo avviene infatti nel momento in cui é possibile accertare senza ombra di dubbio la morte encefalica o morte cerebrale, una condizione cioè che é definita irreversibile. Non si tratta quindi di coma, il quale di per se é uno stato ben diverso in presenza del quale non si procederebbe certo all'espianto. L'accertamento di morte cerebrale é effettuato da un medico legale, da un anestesista-rianimatore e da un neurofisiopatologo, i quali stilano una certificazione sulla base di un periodo di osservazione che per gli adulti é di almeno 6 ore consecutive.Solo una volta verificata la cessazione di ogni attività cerebrale si potrà procedere al prelievo degli organi, i quali vengono così trapiantati al paziente ricevente.

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Salute e salutogenesi: quanto contano capacità di adattamento e fattori protettivi?

Il miracolo della vita si rinnova ogni giorno, quando svegliandoci al mattino diamo inizio a una nuova giornata. Poi iniziamo a risolvere i nostri problemi di ogni giorno, dai più piccoli a quelli che richiedono un maggiore impegno. Le nostre risorse individuali ci consentono di adattarci e di essere flessibili, così da gestire al meglio le attività attraverso un continuo processo di problem solving. Fattori protettivi, individuali e sociali, flessibilità, strategie di coping sono tutti ingredienti che contribuiscono al mantenimento del benessere e della salute nell'ottica della salutogenesi. Dal punto di vista della salutogenesi é infatti fondamentale il concetto di forza, che é legato a sua volta al concetto di benessere. Ognuno di noi ha in se un nucleo fondante di fondante di forze vitali che ci permettono di mantenere standard di vita ottimali. Il nostro stile di vita, le abitudini alimentari, il modo tutto personale che abbiamo per affrontare i problemi di ogni giorno influiscono sul livello di forze disponibili e sullo stato di salute generale, e quindi sono strettamente collegati al concetto di salutogenesi. Chiudi gli occhi e concentrati sulle tue forze. Sai che puoi contare su di te, sei cosciente delle tue forze individuali ma anche dell'importanza che hanno gli altri nel sostenerti. Sai che il benessere passa dalla piena realizzazione di se tenendo conto dell'ambiente sociale, affettivo e lavorativo. Sii flessibile, vivi con spirito di accettazione allenandoti alla pazienza: salute e salutogenesi significano anche questo.

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Come posso resistere allo stress?

Quanto siamo in grado di resistere allo stress? Quanto più possiamo contare su un ottimo stile di coping! In psicologia viene definito stile di coping una specifica modalità grazie alla quale le persone riescono a gestire al meglio gli eventi stressanti e traumatici. E' semplicemente una strategia che ci permette di essere flessibili e capaci di adattarci ai cambiamenti. Questo è il trucco per essere resistenti, la forza dobbiamo trovarla nei termini di maggior flessibilità.Le persone che riescono ad adattarsi bene sono quelle che dispongono di più risorse. Proprio l'acquisizione di risorse risulta essere un fattore chiave per lo sviluppo delle proprie strategie di coping. E' come se uno decidesse di andare in mezzo alla foresta Amazzonica privo di bussola, di indumenti per difendersi dal caldo e dall'umidità, senza acqua e cibo, in un viaggio completamente improvvisato.Si tratta insomma di attrezzarsi nel modo giusto per affrontare le continue sfide della vita. Gli stili di coping sono allora un fattore protettivo perché riducono il rischio di conseguenze dannose. Questo avviene proprio perché riusciamo ad esser maggiormente capaci di distanziamento, di autocontrollo, riusciamo ad essere più responsabili ed efficaci anche nelle situazioni impreviste.Questo fa bene alla nostra salute: una migliore reattività infatti è collegata a un buon funzionamento del sistema immunitario e quindi alla possibilità di ammalarsi di meno. Ricordiamoci: mente e corpo sempre collegati!

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Il mobbing e i rischi per la salute biopsicosociale - Terza parte

Come detto in precedenza queste situazioni possono avere delle conseguenze gravi da un punto di vista psicologico perché vengono create delle forti situazioni di disagio, ove viene danneggiata l'immagine di se e della propria efficacia intesa come competenza lavorativa e sociale. Queste dinamiche, ripetute in modo continuativo nel tempo possono avere un effetto devastante, con conseguenze evidenti. Chiaramente intervengono anche numerose variabili soggettive nel determinarne l'impatto, quali la capacità di adattamento e di resistenza allo stress, le strategie di coping, fattori legati alla possibilità di supporto sociale esterno, familiare e altri fattori protettivi. Il disagio relazionale e lavorativo è solo una prima fase di un percorso che può portare allo sviluppo di malattie psicosomatiche, depressione, disturbi d'ansia, indebolimento del sistema immunitario, difficoltà ad addormentarsi ecc. (comprese tutte le malattie correlate allo stress). Si innesca un vero e proprio cammino che può portare, in ultima istanza, a frequenti allontanamenti dal lavoro per malattia e poi alle dimissioni vere e proprie.Il mobbing quindi, lungi dallo stimolare una sana competizione mette i soggetti in una condizione di disperazione azzerando prima la qualità della vita lavorativa e poi la qualità globale della vita della persona, qui intesa proprio come piena soddisfazione e realizzazione di se e delle proprie aspirazioni.

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Depressione e stili di attaccamento: una relazione molto interessante

Nel corso degli ultimi anni moltissimi studi e ricerche hanno trattato il tema della depressione, non solo per quel che concerne le caratteristiche cliniche, diagnostiche e neurobiologiche ma anche analizzando meglio gli eventuali aspetti di interazione della depressione stessa con altri fattori di rischio. Ad esempio é ormai dimostrata la correlazione bidirezionale tra diagnosi depressiva ed obesità. Soggetti obesi in particolare correrebbero un rischio maggiore di incorrere in una diagnosi di depressione rispetto ai pazienti non obesi. Questo ci fa comprendere la rilevanza di una corretta analisi dei fattori di rischio circa gli stili di vita, sottolineando l'importanza della prevenzione rispetto a temi quali salute e benessere. E' evidente in ogni caso che nei soggetti depressi si assiste ad un calo dell'autostima (che può essere più o meno netto), variabile molto sensibile anche nei soggetti in sovrappeso. Studi recenti hanno messo in evidenza l'influenza degli stili di attaccamento genitoriali sulla eventualità di diagnosi depressiva. Un legame di attaccamento insicuro in particolare potrebbe rappresentare un fattore di rischio e di vulnerabilità tale da aumentare in età adulta il rischio di depressione. Da questo punto di vista più il soggetto potrà contare su legami di attaccamento soddisfacenti con il proprio caregiver, maggiormente sarà soddisfatto dei legami costituitisi in età adulta e questo potrà influenzare positivamente tutta la sua vita. La depressione ed il conseguente abbassamento del tono dell'umore sarebbe quindi una sorta di risposta naturale ai fallimentari legami relazionali costituitisi precocemente e caratterizzati il più delle volte da una mediocre relazione di attaccamento con le figure di accudimento.

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Elaborazione del lutto e scelta per la donazione degli organi: l’importanza del supporto psicologico

E’ possibile affermare con certezza che il lavoro svolto oggi dallo psicologo nell’ambito di una struttura sanitaria concerne aspetti di assoluta rilevanza e che le risorse e le energie in campo risultano ancora inadeguate per soddisfare le esigenze di una sanità che pone l’eccellenza come obiettivo primario. Considerando il lavoro di rete e di equipe come una base fondamentale da cui partire per offrire prestazioni sanitarie moderne e a “portata di paziente” si dovrebbe auspicare una presenza più capillare dei servizi di psicologia negli ospedali. Tuttavia la realtà attuale è di gran lunga ancora lontana da una situazione ideale. Anche tra il personale medico può mancare a volte la sensibilità nei confronti di queste problematiche. Affinché la strada della qualità possa essere intrapresa in modo decisivo è necessario che ci si renda conto una volta per tutte dell’importanza del supporto psicologico ai pazienti e ai loro familiari. Spesso questi ultimi sono lasciati soli nei reparti e possono dover gestire situazioni e/o eventi drammatici in assoluta solitudine, senza alcun conforto e supporto professionale e umano. All’Ismett si è sentita questa necessità diversi anni orsono e si è cercato di offrire un supporto a chi deve gestire situazioni altamente stressanti. I familiari che si trovano a dover affrontare la perdita del loro caro hanno il diritto di essere messi nella condizione di poter elaborare il lutto nel modo più adeguato possibile. Durante l’attività dell’ U.O. del servizio di Psicologia Clinica dell’Ismett si sono potute raccogliere le storie dei familiari che hanno descritto durante la permanenza in altre strutture sanitarie fatti e accadimenti personali tragici e che si sono trovati a dover gestire senza un opportuno supporto psicologico. E certo storie raccontate da genitori che hanno perso un figlio tragicamente e che si sono sentiti abbandonati dal personale medico nel momento in cui hanno appreso la notizia della perdita (con ovvie difficoltà nella elaborazione del lutto) non descrivono situazioni ottimali. Ciò è semmai allarmante. E’ necessario allora lavorare sul versante della sensibilità della relazione terapeutica. Non si può chiedere a bruciapelo a una madre che ha appena perso il figlio se intende donare gli organi, così come se si chiedesse la cosa più naturale del mondo e con una freddezza sconcertante. E’ necessario allora cominciare a lavorare in termini di complessità, nella direzione di una maggiore presenza di professionisti psicologi negli ospedali da un lato, e di una maggiore sensibilità e disponibilità empatica del personale medico dall’altro.

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Il mobbing e i rischi per la salute biopsicosociale - Seconda parte

(Continua). In realtà esistono innumerevoli modi per classificare il mobbing e i suoi derivati, ma quello che ci interessa è analizzare le conseguenze per la salute biopsicosociale e il peggioramento della qualità della vita dei soggetti. Proprio da un punto di vista ecologico, considerando quindi il fenomeno mobbing nei termini della psicologia della salute e salutogenesi, diventa estremamente importante capire fino a che punto e in che modo questo possa determinare un peggioramento della qualità globale della vita lavorativa dei soggetti (e non solo). Inizialmente gli attacchi possono concentrarsi sugli aspetti relazionali. Il soggetto viene isolato (non gli si parla o lo si esclude dalla vita sociale aziendale) e lo si mette nella condizione di non poter interagire con i colleghi. Questa situazione può creare, a lungo andare, dei danni all'immagine sociale, portandolo a sentirsi ridicolo o fuori posto. Alle volte i soggetti sono costretti a svolgere lavori troppo impegnativi, mentre in altri casi sono assegnate loro mansioni ben al di sotto delle competenze acquisite. Ai lavoratori può anche non venire assegnato alcun compito e questo per farli sentire meno competitivi o per far percepire loro di non essere all'altezza.Queste situazioni possono avere delle conseguenze gravi da un punto di vista psicologico perché vengono create delle forti situazioni di disagio, ove viene danneggiata l'immagine di se e della propria efficacia intesa come competenza lavorativa e sociale.

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Qualità della vita e senso di coerenza in pazienti cardiaci - Seconda parte

Come detto nella puntata precedente ogni individuo, con una propria storia personale, reagirebbe in modo diverso alle situazioni stressanti e questo deve essere inquadrato nell'ottica di una promozione del benessere globale, ove ogni persona deve essere messa nella condizione di poter far fronte alle situazioni problematiche. Il senso di coerenza riguarda così la capacità di percepire la società come dotata di un senso comprensibile, con un preciso ordine e significato. Tale senso di coerenza personale è un grande fattore protettivo, le cui caratteristiche sono dovute in parte a specifici aspetti dell'ambiente e del contesto sociale nel quale si è inseriti. Fondamentali risultano in tal senso la possibilità di poter contare su un supporto sociale soddisfacente ma anche fattori materiali come ad esempio quelli legati alle proprie risorse economiche. Più in particolare il senso di coerenza sarebbe connesso al senso di comprensibilità (che è relativo a una componente cognitiva), al fatto di percepirsi capaci di fronteggiare le sfide esterne e al senso di significatività (relativo a una componente motivazionale). L'individuo sarebbe così capace di pensare al proprio ambiente come dotato di uno specifico significato, gestibile attraverso una valutazione ottimale delle proprie risorse. In qualsiasi circostanza eventuali situazioni stressanti sarebbero affrontate da una buona capacità motivazionale e l'individuo agirebbe con la speranza di farcela e in un'ottica di sfida costruttiva per la propria crescita personale.

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Qualità della vita e senso di coerenza in pazienti cardiaci - Prima parte

Abbiamo sottolineato tantissime volte l’importanza della qualità della vita e della soddisfazione globale dell'individuo, considerando l'influenza di questi fattori sulla nostra salute fisica e psicologica. Stili di vita e qualità della vita sono quindi due variabili importanti, proprio in un ottica che io definirei ecologica. Ma quale è la qualità della vita dei pazienti ospedalizzati? Cosa cambia rispetto alla loro precedente condizione? Possono i protocolli terapeutici adottati rendere in qualche modo meno traumatica la presenza in ospedale, riducendo magari l'impatto che tale situazione ha per il soggetto? Una interessante ricerca condotta da alcuni studiosi della Temple University e pubblicata sul Journal of Health Psychology ha evidenziato alcune relazioni esistenti tra qualità della vita e il senso di coerenza (dall'inglese sense of coherence) di pazienti cardiaci ospedalizzati. Lo studio si è avvalso di un campione di 121 soggetti, il 55% dei quali maschi. Tutti pazienti cardiaci con disturbi specifici quali aritmia, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, complicazioni post-trapianto ecc. Analizzando i dati è stato possibile ipotizzare che in pazienti cardiaci post chirurgici la qualità della vita tenda a diminuire con l'età cronologica e che le femmine siano più vulnerabili in tal senso (riportano infatti un punteggio relativo più basso, misurato con la QOLS di Flanagan). La ricerca ha mostrato interessanti relazioni con il senso di coerenza. Ma cosa è il senso di coerenza? Questo sarebbe un fattore di resilienza contro vari fattori di rischio psicologico e assumerebbe quindi una connotazione adattiva e salutogenica. (continua)

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La salute è salutogenesi

Più di una volta ho sottolineato quanto importanti siano i nostri stili di vita individuali per mantenere una vita sana e soprattutto per mantenere più a lungo la salute. Con il termine salute noi non intendiamo il semplice concetto di "mancanza di malattia" ma focalizziamo la nostra attenzione su un concetto multidimensionale, cioè su una salute biopsicosociale. Significa che la salute è benessere, ma benessere globale che riguarda l'individuo nella sua dimensione totale, in quanto vive in modo soddisfacente i diversi aspetti della sua vita, da quello semplicemente somatico (la salute del corpo) fino agli aspetti che riguardano la sfera sociale (le nostre relazioni) e quella psicologica (benessere mentale). Come più volte sottolineato non esiste una separazione tra psiche e soma e tutto quello che riguarda l'uno influenza e modifica l'altro. Da questo punto di vista noi dobbiamo mettere in pratica uno stile di vita che permetta di conservare quanto più a lungo possibile la salute. Adottare uno stile di vita corretto significa mettere in pratica quella che spesso viene definita salutogenesi. Se posso contare su relazioni sociali e affettive soddisfacenti, se pratico uno stile di vita sano (anche e soprattutto da un punto di vista alimentare e farmacologico) avrò degli enormi benefici per la mia sfera psicologica e quindi anche la mia "salute globale" sarà migliorata e rafforzata. Quando stiamo male e ci sentiamo tristi è spesso il sistema immunitario quello che ne risente maggiormente. Un soggetto depresso presenta un numero di globuli bianchi considerevolmente più basso di un soggetto che non ha la depressione. Ogni aspetto fa parte di un sistema collegato ove le parti si influenzano costantemente in modo vicendevole. Esistono delle pratiche specifiche che ci consentono di migliorare il nostro benessere biopsicosociale. Se volete cominciare iniziate a mangiare in modo sano eliminando ad esempio i cibi ad alta densità calorica, alimenti cioè che contengono una alta percentuale di grassi e zuccheri. Fate attività fisica, limitate l'uso di antibiotici e farmaci… Ne parleremo più avanti analizzando meglio questi aspetti.

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Psicologia e Salute sulla sezione salute curata da "Ok la Salute prima di tutto"

Segnalo a tutti i lettori che dal mese di luglio il nostro blog é stato recensito e segnalato sul sito: http://blog.ok-salute.it/news-commenti/category/psiche/ che è in buona sostanza la sezione salute del settimanale Oggi, a cura di OK la salute prima di tutto. E' un portale molto noto e un punto di riferimento per quel che concerne le notizie e gli approfondimenti riguardanti il mondo della salute e del benessere. Ha inoltre un bacino di utenza molto ampio, potendo contare su un know how di tutto rispetto quale é quello proprio del gruppo editoriale RCS. L'articolo "Ridere, ridere, ridere" qui pubblicato (http://latuapsicologia.blogspot.com/2011/01/ridere-ridere-ridere.html) é stato interamente riportato sul sito in questione: http://blog.ok-salute.it/news-commenti/2011/07/21/una-risata-ti-curera/ E questo potrà ripetersi nei prossimi mesi.

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Una sosta al fast food

Quando il treno non arriva e sei lì fermo sui binari ad aspettare inalando l'aria gelida del tramonto, non c'è niente di meglio che ingannare l'attesa nei pressi di un fastfood. Già annusando l'aria di fritto dolce e melenso che si propaga all'entrata verso l'esterno ti si riempiono le narici e il cuore. Sono odori e aromi buonissimi, splendidi e perfetti, progettati per renderti felice e procurarti una sana acquolina in bocca. Le grandi vetrate, attraverso le quali puoi osservare i visi rosei e turgidi delle persone sedute e soddisfatte ti invitano a entrare. Gli intensi colori utilizzati per l'allestimento dei locali sono combinati ad una organizzazione degli spazi che ti spinge a metterti in fila con gli altri tuoi "colleghi", poveri infreddoliti, in attesa di essere coccolati e consolati da un odoroso hamburger e da dorate patatine. I cibi proposti sono serviti allegramente guarniti da confezioni coloratissime, quasi "appetitose". Una volta entrato però, nonostante tutte queste belle premesse ho notato un foglietto, grigio e triste, che fuggevolmente indicava gli ingredienti: soia, derivati, quasi tutte sostanze contenenti grassi e con un profilo calorico elevato, molti zuccheri, molto sale. Mi sono intristito, io volevo seriamente mettermi in fila, volevo anch'io essere felice nel tepore d'un tavolino frugale. Peccato, mi sono detto, per un attimo mi ero quasi convinto, ma sapere quello che mangio e decidere per la qualità, avere coscienza del mio comportamento alimentare e sapere che questo può influire sulla mia vita e sulla mia salute non è una questione banale.

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Ridere, ridere, ridere

Come si fa a ridere in certe situazioni? Vuoi mettere che lei ti ha piantato proprio prima dell’esame … Questo è molto difficile da mettere in pratica. Ci sono situazioni in cui ridiamo con gusto e questo ci viene naturale, tutto sembra perfetto. Ma ci sono situazioni ove ridere diventa quasi impossibile, ed è facile ricordare le nostre immagini familiari, scene o vissuti che abbiamo provato tutti. Tuttavia l’umorismo può essere considerato una sorta di elisir di lunga vita che in alcuni casi può diventare un vero e proprio mezzo terapeutico (utilizzato anche da alcuni psicologi e basato su determinate tecniche). Qualcuno ricorda Patch Adams? Fu uno dei primi medici (se non il primo) a trattare alcuni bambini in ospedale vestito da clown. Il primo a praticare la clown terapia, descritta nel popolare film interpretato da Robin Williams. Lui diceva spesso: "Tenta di ridere quanto più possibile!". La medicina si concentra troppo sui sintomi delle malattie, tralasciando quell’aspetto amorevole ed empatico riferito al paziente in quanto essere unico e bisognoso di cure. Allora fate tutto per ridere. Prima di tutto guardatevi allo specchio, prendetevi sul serio ma non troppo, giudicatevi con serenità e perdonatevi, sorridete di cuore, ridete di voi stessi. Questo è un lavoro di flessibilità mentale, che comporta elasticità, maggiore tolleranza, capacità di osservare la realtà da tutti i punti di vista, con le sue coerenze ma anche con le sue contraddizioni. E’ soprattutto a livello neuro-chimico che si compiono quelle modificazioni che permettono il cambiamento. Già subito dopo un sorriso si liberano e si attivano processi specifici nel substrato ormonale e fisico che portano a una specifica attivazione. Tutto, come detto spesso, è collegato, mente e corpo si influenzano vicendevolmente. Insomma, ridendo ci sentiamo molto meglio.

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Stress lavorativo e burnout

I ritmi frenetici della vita, il lavoro che facciamo, le qualità globale delle nostre relazioni hanno un impatto sulla nostra salute e sulla percezione che abbiamo circa il nostro benessere. Lo stress lavorativo è oggi sotto gli occhi di tutti. Le dinamiche di lavoro, l'aumentata insicurezza nel medio e lungo periodo circa le aspettative e le possibilità di entrate economiche soddisfacenti a mantenere accettabili livelli di vita hanno messo in evidenza situazioni e problematiche nuove. In particolare oggi viene registrato l'aumento, oltre che dello stress in generale unito a un peggioramento della qualità della vita percepita, di altri fenomeni più o meno evidenti, uno dei quali è il burnout. Questo può essere considerato come una specifica reazione degli individui sottoposti a stress cronico in ambito lavorativo. Alcuni anni fa, quando gli esperti hanno cominciato a occuparsi del fenomeno, esso veniva interpretato come appartenente a specifiche categorie professionali, quelle che più delle altre erano in contatto con la sofferenza, come ad esempio medici, psicologi, infermieri ecc. Oggi invece è evidente che è un problema comune a tutti gli ambiti lavorativi. Quel che accade è che le persone, improvvisamente, non si sentono più in grado di gestire efficacemente lo stress lavorativo e passano da una condizione pienamente impegnata, "prestante", a un calo di risultati e di impegno, come se avessero esaurito tutte le energie. Più specificatamente il burnout è una sindrome caratterizzata da una serie di sintomi precisi tra i quali spiccano l'esaurimento emotivo (inteso proprio come perdita d'energia, motivazioni e aspettative) e una sorta di depersonalizzazione con ridotta realizzazione personale. Le persone allora cominciano a non voler più andare al lavoro ogni giorno, si sentono scoraggiate, fallite, spesso sono arrabbiate e hanno una certa dose di pessimismo. A questo si aggiunge spesso una sensazione di stanchezza e affaticamento cronico che li rende prive di energia. Tale costellazione di sintomi, derivante dai mutati atteggiamenti nei confronti del lavoro sono dovuti a una risposta emotiva istantanea, probabilmente legata alla fatica e all'ansia generata da uno squilibrio tra le richieste del lavoro e le proprie risorse disponibili.

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Il mobbing e i rischi per la salute Biopsicosociale - Prima parte

La parola mobbing è oggi molto comune, nel senso che se ne sente parlare tanto e la si ritrova di frequente quando si approfondiscono i temi legati allo stress e al mondo del lavoro.
Originariamente il termine aveva una connotazione molto simile alla sua traduzione letteraria e veniva considerato nell'accezione vicina ai significati di assalire o circondare.
Oggi con il termine mobbing si indica una costellazione di eventi che riguardano il soggetto lavoratore e che concernono una sorta di comunicazione aggressiva attuata per un certo periodo di tempo da uno o più individui proprio nei confronti di un singolo soggetto. Tali azioni sono definite mobizzanti e "aggrediscono" per così dire alcuni aspetti della vita lavorativa delle vittime, quali ad esempio l'immagine sociale, la qualità delle sue relazioni e delle condizioni lavorative in generale.
E' purtroppo un fenomeno sempre più frequente. Spesso queste azioni coinvolgono i singoli dipendenti e non riguardano un esplicito tentativo di mobbing da parte della direzione aziendale. In questi casi si parla di mobbing emozionale.Alle volte invece ci si riferisce al termine mobbing strategico per indicare proprio una sorta di strategia intenzionale progettata dall'azienda nei confronti del singolo lavoratore oggetto di mobbing. Si è notato che questo avviene più frequentemente nelle aziende private e molto meno nel settore pubblico. ... continua …

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