Un programma per migliorare il problem solving sociale dei bambini

07:09 Redazione 0 Comments

Uno dei più conosciuti programmi per migliorare le performance di problem solving sociale dei bambini é quello proposto da Spence, noto per far interpretare al bambino il ruolo del "social detective". Il programma é diviso in tre fasi: fase 1. I bambini vengono incoraggiati a non agire in modo impulsivo, e a cercare piuttosto di fermarsi a riflettere per identificare il problema sociale; fase 2. Costituita da diverse sottofasi: ai bambini verrà insegnato a rilassarsi (soprattutto per ridurre ansia e iperattività), a generare soluzioni alternative e a valutare le conseguenze delle opzioni di scelta individuando la soluzione ottimale. L'ultima sottofase é rappresentata da una ristrutturazione cognitiva per sostituire i pensieri disadattivi; fase 3. Si insegna ai bambini a essere più efficaci circa le competenze sociali e a mettere in atto correttamente il programma, valutandosi così in modo più positivo.

Pubblished online by Francesco Greco

0 commenti:

Cosa c’è alla base degli attacchi di panico - Seconda parte

13:00 Redazione 0 Comments

Come detto nella prima parte dell’articolo i comportamenti protettivi e di evitamento, uniti all'interesse specifico del paziente per le sue sensazioni corporee, costituiranno un fattore di mantenimento chiaramente disfunzionale. Se ad esempio avverto un capogiro e secondo la mia interpretazione erronea sto per avere un collasso, probabilmente inizierò a controllare il mio respiro, magari sedendomi o peggio ancora evitando di uscire. Questi comportamenti però mantengono gli attacchi di panico, proprio perché di fatto impediscono la disconferma delle mie interpretazioni erronee. Così sarò portato a pensare che il mancato avverarsi delle conseguenze catastrofiche (collasso) sia attribuibile ai miei comportamenti. Per tutti questi motivi se si vuole prendere in considerazione la cura degli attacchi di panico è fondamentale non solo una riduzione delle credenze relative a tali interpretazioni erronee alla base degli attacchi di panico, ma anche la messa al bando di comportamenti protettivi e di evitamento delle situazioni temute. Per la cura del panico è consigliabile valutare attentamente la natura delle proprie interpretazioni erronee, descrivendo in modo dettagliato le situazioni temute e i comportamenti protettivi e di evitamento utilizzati. A tal proposito ci si può domandare se vi sono situazioni che vengono evitate a causa dell'ansia e ci si può aiutare anche con diari da utilizzare giornalmente. E' possibile quindi intervenire sugli attacchi di panico, esistono cure e terapie, a condizione però di lavorare sulle interpretazioni erronee circa gli eventi, mettendo seriamente in discussione le proprie convinzioni e prevenendo i propri comportamenti protettivi e di evitamento.

Pubblished online by Francesco Greco

0 commenti:

McDonald's dipendenti!

15:39 Redazione 0 Comments

[Contributo di Daniela Rocco] Vi siete mai chiesti come mai, se siete frequentatori assidui di fast-food modi McDonald's, avvertite quasi una specie di dipendenza da quel cibo? chi, al sol pensarci, non vorrebbe una porzione di succulente patatine fritte? o una bella bibita ghiacciata? o un bel panino con tutte quelle salsine piccanti e aromatiche? Vi siete mai chiesti il perchè? Beh, c'è chi l'ha fatto per voi: Joshua Gowen, dottorando in neuroscienze all'università del Texas, nel 2011 ha pubblicato sulla rivista "Psychology Today" un interessantissimo articolo, che ci spiega quali sono i 7 segreti che McDonald's conosce circa il funzionamento del nostro cervello. Segreti questi che, ovviamente, aiutano ad aumentare le vendite. Eccoli di seguito: 1. Lo zucchero crea dipendenza. Quasi tutto nei menù di McDonald contiene pò di zucchero, dalle bevande, al ketchup, ai panini con hamburger e patatine fritte. McDonald sa che la maggior parte delle persone sta andando a sborsare un dollaro in più per ogni bibita, perché lo zucchero crea dipendenza. Così come è possibile sviluppare una dipendenza fisica e psicologica per la cocaina,allo stesso modo si può diventare dipendenti dallo zucchero! Recenti esperimenti hanno dimostrato che lo zucchero produce alcuni comportamenti tipici delle dipendenze: abbuffate, astinenza e craving (desiderio/voglia matta). In un esperimento i ricercatori hanno tenuto dei ratti lontano dal cibo per 12 ore, poi hanno dato loro accesso illimitato a cibo, acqua e zucchero per un breve periodo e poi glieli hanno tolti nuovamente. Ciò è stato ripetuto per un paio di settimane. Si è visto che i ratti producevano cicli di abbuffate quando avevano accesso allo zucchero mentre, quando non ne avevano, mostravano segni di astinenza, come i tremori col corpo. 2. La spinta della convenienza. Il fatto che si può andare in quasi tutte le città del paese e trovare un McDonald entro cinque minuti, piuttosto che doversi fare ore di macchina, contribuisce alla probabilità di mangiare compulsivamente sempre più cibo di questo tipo. 3. L'economia del cervello e i bassi prezzi del pranzo offerto. I prezzi bassi riducono al minimo la pena associata alla separazione dai vostri soldi duramente guadagnati. Le decisioni diventano difficili quando due forze contrapposte cercano di influenzarvi, in questo caso spendere soldi contro mangiare. Il cervello elabora i costi ei benefici di ogni decisione in una regione chiamata corteccia orbitofrontale. Studi di Brain imaging hanno dimostrato che perdere denaro può far vivere al vostro cervello la stessa esperienza spiacevole e dolorosa di quando si pesta la punta del piede. Perdere denaro fa male! Eppure McDonald riesce a eludere il problema, offrendo un vero e proprio pranzo a prezzi irrisori: rende la decisione più facile al nostro cervello. 4. Il nostro cervello preferisce alimenti ad alto contenuto calorico Come suggerito da Jonah Lehrer in "La corteccia frontale," il nostro cervello si è evoluto nel corso di un periodo in cui il cibo era scarso, così siamo diventati abili a scegliere gli alimenti che contengono più calorie. 5. Dipendenza dalla velocità con cui si soddisfa il bisogno di cibo. I fast food offrono una soluzione rapida per la fame: in certi casi non abbiamo nemmeno bisogno di uscire dalla macchina per prendere un Big Mac! Effettuiamo l'ordine nella nostra auto e in due minuti diamo il primo morso. Quanto prima abbiamo l'hamburger in mano, tanto prima si innesca il rilascio del cocktail di sostanze chimiche gratificanti nel nostro cervello. 6. Il nostro cervello riconosce il marchio. In tutte le nazioni, McDonald offre un'esperienza costante ogni volta che si varcano le sue porte. I dipendenti recitano sempre lo stesso saluto-copione, il menù ha lo stesso aspetto e le stesse immagini o loghi sono affissi sui muri. Più coerente è l'esperienza da un punto vendita all'altro, più forti saranno le nostre associazioni con i pasti specifici che lì vi potremo trovare, che ci hanno già in passato soddisfatto e che quindi possiamo di nuovo desiderare. 7. Gli HappyMeal alimentano la nostra memoria. La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che una gran parte del piacere di mangiare dipende da ricordi associati a quel cibo specifico. In uno studio, a dei bambini sono stati consegnati dei bocconcini di pollo in un cartone anonimo e ad altri bambini i bocconcini erano offerti nel cartone del McDonald’s. Ebbene il maggiore gradimento lo si è avuto proprio con quelli contrassegnati dal brand! [Link_Fonte:http://www.psychologytoday.com/blog/you-illuminated/201108/7-things-mcdonald-s-knows-about-your-brain ]

Daniela Rocco, dany.rocco@gmail.com

Ogni autore che invia il proprio contributo accetta il presente Disclaimer: "Affinchè il tuo contributo possa essere preso in considerazione e pubblicato online è necessario indicare il tuo nome, cognome e indirizzo email, nonché esplicita accettazione del presente disclaimer di pubblicazione. La mancanza di tali requisiti comporterà l’impossibilità a pubblicare il contributo inviato. Ogni autore si assume la piena responsabilità di ciò che scrive. E’ vietato utilizzare un linguaggio offensivo, denigratorio o scurrile, in quanto non idoneo alla condivisione civile delle informazioni. Una volta inviato il contributo, questo sarà pubblicato appena possibile. L’invio del proprio contributo non garantisce comunque la pubblicazione dello stesso. I contributi potranno essere rimossi in qualsiasi momento e senza preavviso nel caso ciò si renda necessario. Ogni utente che vorrà condividere il proprio contributo e partecipare a questa iniziativa dovrà accettare il presente disclaimer. Quest’ultimo potrà essere modificato in qualunque momento dandone comunicazione sul sito: www.latuapsicologia.blogspot.com I contributi potranno essere inviati all’indirizzo di posta elettronica: fr.grec@tiscali.it"

0 commenti:

Sesso o amore? Quando è opportuno rifiutare certe classificazioni

07:44 Redazione 0 Comments

Esiste ancora la vecchia dicotomia sesso-amore? E' meglio un avventura passionale e coinvolgente, ove ci si senta travolti dall'impeto e felicemente in balia dei sensi o un esperienza romantica, trattenuta da un nodo allo stomaco che ci fa volare sulle ali dell'amore, quasi a toccare il cielo e sentirsi parte di un fantastico progetto? Probabilmente la situazione ideale é quella intermedia. E non credo che sia utile continuare a immaginare tali suddivisioni. Esistono relazioni che sono basate prevalentemente sulla passione e sull'esperienza sessuale, ce ne sono altre che lo sono molto meno. Può capitare che le prime siano più intense ma più fragili delle seconde, che invece possono essere spesso più misurate e vivere su un arco temporale più lungo. E poi c'é un tempo giusto per ogni cosa. C'é un tempo per l'amore platonico e c'é un tempo per la scoperta della sessualità, della dimensione intima che può dischiudersi tra due corpi nudi. Ma ciò che conta é che dobbiamo crescere, e durante il percorso evolutivo ognuno deve vivere appieno le proprie esperienze sentimentali, che comprendono momenti felici ma anche situazioni dolorose e abbandoni. L'importante é vivere la relazione con una certa maturità, cercando un arricchimento graduale e reciproco giorno per giorno, ove vi sia il sostegno dell'amore con il fuoco della passione e dell'appagamento sessuale. Ci riusciremo?

Pubblished online by Francesco Greco

0 commenti:

Insicurezza? Essere più forti modificando le nostre valutazioni

06:43 Redazione 0 Comments

Alle volte ci domandiamo: perché mi sento insicuro? Cosa posso fare per essere più forte e meno fragile? Probabilmente il nostro essere insicuri si fonda su una valutazione che facciamo circa le nostre prestazioni e non rispecchia realmente lo stato delle cose. Quello che voglio dire é che il più delle volte non siamo insicuri, ma crediamo di esserlo. Ed il fatto di crederlo in qualche modo influisce sulle nostre azioni e sui nostri comportamenti. Così possiamo avere prestazioni non eccellenti prendendo come riferimento il giudizio negativo che abbiamo di noi stessi e quello formulato dagli altri. Un conto é non avere a disposizione tutti gli ingredienti per preparare e cucinare una certa pietanza, un altro é credere di non essere all'altezza della preparazione pur disponendo di tutti gli strumenti possibili. Mi permetto di farvi notare quindi l'importanza della nostra valutazione cognitiva circa l'attribuzione di efficacia e di competenza. Conosciamo l'enorme influenza che l'interpretazione degli eventi ha sui nostri comportamenti. La maggior parte dei disturbi d'ansia (attacchi di panico d fobie in testa) si basano proprio su una errata valutazione di pericolo. Quindi il primo passo per sentirsi sicuri é quello di cominciare a cambiare le idee che abbiamo su noi stessi, modificando le valutazioni negative e distorte.Noi siamo esseri umani, passibili di innumerevoli errori, ma abbiamo tutto quello che ci occorre per vivere pienamente ed efficacemente la nostra vita.

Pubblished online by Francesco Greco

0 commenti:

La paura in poche parole

07:26 Redazione 0 Comments

La paura è una risposta complessa e multidimensionale. E’ senz’altro uno stato transitorio particolare. Quando abbiamo paura viviamo una specie particolare di ideazione orientata al futuro. Questo pensiero non funzionale, questa sorta di distorsione cognitiva, riguarda però la possibilità di un danno potenziale. Questa idea di pericolosità aumenta in base alla nostra vicinanza rispetto allo stimolo connesso all’evento traumatico scatenante (la situazione primaria che ha scatenato la reazione di paura). Anche in questo caso la paura origina da pensieri che potremmo definire sbagliati. Quando pensiamo, istantaneamente, si creano dei processi che hanno un impatto sulla nostra emotività e questo, attraverso un meccanismo a cascata, influenzerà anche i nostri comportamenti. Questa strana “fisiologia” è alla base dei circoli viziosi che spesso si creano intorno alla paura: PAURA -> STIMOLI INTERNI -> PAURA DELLA PAURA -> PAURA Esiste una varietà infinita di paure. Tuttavia è possibile individuarne 5 tipologie principali: Calamità; Rifiuto sociale; Animali repellenti; Allontanamento; Sangue e ferite La fobia è per certi versi simile alla paura, ma si differenzia marcatamente per alcune caratteristiche peculiari. La fobia infatti è una sorta di paura sproporzionata, irrazionale e ampiamente esagerata. In questo caso la nostra capacità di controllo diminuisce ulteriormente e vengono messi in atto dei veri e propri comportamenti di evitamento della situazione scatenante. Ad esempio quando la paura di volare e quindi di prendere l’aereo diventa una fobia si può arrivare ad evitare sistematicamente la situazione che espone allo stimolo fobico, complicandosi ulteriormente la vita. Alcune fobie includono una costellazione di caratteristiche che investono la sfera cognitiva e il proprio dominio personale, come le aspettative eccessive nei confronti degli altri e la svalutazione di sé nel caso della fobia sociale.

Pubblished online by Francesco Greco

0 commenti: