Inadeguatezza sociale dei bambini: quanto possono influire deficit comportamentali e cognitivi

07:17 Redazione 0 Comments

Quando i bambini si trovano in una condizione di inadeguatezza sociale possono presentare una serie di deficit comportamentali e cognitivi. I deficit comportamentali possono coinvolgere: abilità di ascolto, latenza della risposta, distanza sociale, tono, volume e chiarezza dell'eloquio, postura scorretta, mancanza di contatto oculare. Le difficoltà dei bambini circa le competenze sociali possono essere relative a pattern comportamentali più complessi ed investire ad esempio la capacità di porre domande, di offrire e chiedere aiuto, di affermarsi con il gruppo dei pari, nonché la capacità di sostenere la conversazione. I deficit cognitivi possono interferire con la capacità di comprendere adeguatamente le regole sociali e di interpretare correttamente le informazioni. A volte le difficoltà possono riguardare la capacità di decentrarsi e di assumere la prospettiva degli altri (perspective taking) nonché deficit specifici di problem solving. In questo caso le difficoltà del bambino riguardano la possibilità di identificare i problemi e gli obiettivi e di generare risposte plausibili ed efficaci. In queste situazioni sarebbe utile un training sulle competenze sociali. Vedremo più avanti come attuare praticamente un progetto per potenziare le competenze sociali dei nostri bambini.

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Ciao Signor Presidente Scalfaro

16:19 Redazione 0 Comments

Oggi è scomparsa una grande personalità, un grande presidente, un grande uomo soprattutto: Oscar Luigi Scalfaro. Lascia una grande eredità e con essa tuttavia una certa nostalgia, un certo pensiero sgomento di fronte all'evidenza di perdere una persona di enorme valore politico e umano.

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ISMETCC - Benessere Psicofisico

17:04 Redazione 0 Comments

Segnalo la nascita dell'Istituto Mediterraneo di Terapia Cognitivo Comportamentale, ISMETCC, sito a Castellammare del Golfo (Tp), a pochi passi da Scopello, incantevole località turistica. L'istituto si avvarrà di specialisti del settore in forza dei quali potrà svolgere la mission stabilita: promuovere il benessere psicofisico globale, attraverso azioni e progetti mirati non solo alla prevenzione (con collaborazioni presso enti e istituzioni) ma anche orientate a percorsi terapeutici e riabilitativi. Presso l'ISMETCC si potranno sviluppare e approfondire programmi di mindfulness, training autogeno, biofeedback. Attraverso percorsi psicoterapeutici specifici saranno offerti servizi ai singoli utenti ma anche alle famiglie. Progetti futuri di sviluppo concerneranno il trattamento dei disturbi alimentari (con l'ausilio di equipe multidisciplinare) e l'implementazione della smoke cessation. L'ISMETCC sarà anche un polo di formazione. É in programma infatti l'attivazione di corsi dedicati a studenti e addetti ai lavori. Per chi voglia approfondire e tenersi aggiornato può consultare il sito internet http://www.ismetcc.blogspot.com/

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Depressione e stili di attaccamento: una relazione molto interessante

07:14 Redazione 0 Comments

Nel corso degli ultimi anni moltissimi studi e ricerche hanno trattato il tema della depressione, non solo per quel che concerne le caratteristiche cliniche, diagnostiche e neurobiologiche ma anche analizzando meglio gli eventuali aspetti di interazione della depressione stessa con altri fattori di rischio. Ad esempio é ormai dimostrata la correlazione bidirezionale tra diagnosi depressiva ed obesità. Soggetti obesi in particolare correrebbero un rischio maggiore di incorrere in una diagnosi di depressione rispetto ai pazienti non obesi. Questo ci fa comprendere la rilevanza di una corretta analisi dei fattori di rischio circa gli stili di vita, sottolineando l'importanza della prevenzione rispetto a temi quali salute e benessere. E' evidente in ogni caso che nei soggetti depressi si assiste ad un calo dell'autostima (che può essere più o meno netto), variabile molto sensibile anche nei soggetti in sovrappeso. Studi recenti hanno messo in evidenza l'influenza degli stili di attaccamento genitoriali sulla eventualità di diagnosi depressiva. Un legame di attaccamento insicuro in particolare potrebbe rappresentare un fattore di rischio e di vulnerabilità tale da aumentare in età adulta il rischio di depressione. Da questo punto di vista più il soggetto potrà contare su legami di attaccamento soddisfacenti con il proprio caregiver, maggiormente sarà soddisfatto dei legami costituitisi in età adulta e questo potrà influenzare positivamente tutta la sua vita. La depressione ed il conseguente abbassamento del tono dell'umore sarebbe quindi una sorta di risposta naturale ai fallimentari legami relazionali costituitisi precocemente e caratterizzati il più delle volte da una mediocre relazione di attaccamento con le figure di accudimento.

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Condividi le tue notizie!

07:27 Redazione 0 Comments

Hai un profilo Facebook? Se sei “amico di Psicologia e Salute” (http://it-it.facebook.com/people/Psicologia-E-Salute/100001972177276) da oggi potrai contribuire direttamente con i tuoi articoli, pubblicando online nel nostro sito www.latuapsicologia.blogspot.com Spazio quindi alle tue notizie, informazioni su seminari e convegni, tutto quello che riguarda insomma il mondo della psicologia e che vuoi condividere con gli altri. Psicologia ma non solo, c’è spazio per le notizie particolari che vuoi far conoscere e che riguardano ad esempio il mondo in cui viviamo, la scienza, ma anche notizie di costume, la moda e le nuove tendenze. Poche le regole da seguire: per ogni contenuto dovrai indicare la sezione appartenente tra quelle possibili (Psiche, Benessere, Attualità, Fashion & Co, Mondo mamme etc.) e indicare il tuo nome, cognome e indirizzo email (anche un tuo link se ne sei in possesso). Ogni contenuto dovrà riportare inoltre l’esplicita accettazione del disclaimer sotto riportato. Non si potranno infatti diffondere notizie e contenuti offensivi nei confronti di alcuno, ne usare un linguaggio scurrile. I contenuti potranno essere rimossi in qualsiasi momento e senza preavviso nel caso ciò si renda necessario. Nel caso si voglia dare notizia di corsi, convegni, seminari etc. ciò dovrà essere fatto in anticipo, così da poter inserire l’annuncio online per tempo.Potrete inviare i vostri contributi all’indirizzo di posta elettronica: fr.grec@tiscali.it Sarà pubblicato appena possibile. L’invio dei contenuti non ne garantisce comunque la pubblicazione. A presto!

Disclaimer: Affinchè il tuo contributo possa essere preso in considerazione e pubblicato online è necessario indicare il tuo nome, cognome e indirizzo email, nonché esplicita accettazione del presente disclaimer di pubblicazione. La mancanza di tali requisiti comporterà l’impossibilità a pubblicare il contributo inviato. Ogni autore si assume la piena responsabilità di ciò che scrive. E’ vietato utilizzare un linguaggio offensivo, denigratorio o scurrile, in quanto non idoneo alla condivisione civile delle informazioni. Una volta inviato il contributo, questo sarà pubblicato appena possibile. L’invio del proprio contributo non garantisce comunque la pubblicazione dello stesso. I contributi potranno essere rimossi in qualsiasi momento e senza preavviso nel caso ciò si renda necessario. Ogni utente che vorrà condividere il proprio contributo e partecipare a questa iniziativa dovrà accettare il presente disclaimer. Quest’ultimo potrà essere modificato in qualunque momento dandone comunicazione sul sito: www.latuapsicologia.blogspot.com I contributi potranno essere inviati all’indirizzo di posta elettronica: fr.grec@tiscali.it

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Elaborazione del lutto e scelta per la donazione degli organi: l’importanza del supporto psicologico

07:10 Redazione 0 Comments

E’ possibile affermare con certezza che il lavoro svolto oggi dallo psicologo nell’ambito di una struttura sanitaria concerne aspetti di assoluta rilevanza e che le risorse e le energie in campo risultano ancora inadeguate per soddisfare le esigenze di una sanità che pone l’eccellenza come obiettivo primario. Considerando il lavoro di rete e di equipe come una base fondamentale da cui partire per offrire prestazioni sanitarie moderne e a “portata di paziente” si dovrebbe auspicare una presenza più capillare dei servizi di psicologia negli ospedali. Tuttavia la realtà attuale è di gran lunga ancora lontana da una situazione ideale. Anche tra il personale medico può mancare a volte la sensibilità nei confronti di queste problematiche. Affinché la strada della qualità possa essere intrapresa in modo decisivo è necessario che ci si renda conto una volta per tutte dell’importanza del supporto psicologico ai pazienti e ai loro familiari. Spesso questi ultimi sono lasciati soli nei reparti e possono dover gestire situazioni e/o eventi drammatici in assoluta solitudine, senza alcun conforto e supporto professionale e umano. All’Ismett si è sentita questa necessità diversi anni orsono e si è cercato di offrire un supporto a chi deve gestire situazioni altamente stressanti. I familiari che si trovano a dover affrontare la perdita del loro caro hanno il diritto di essere messi nella condizione di poter elaborare il lutto nel modo più adeguato possibile. Durante l’attività dell’ U.O. del servizio di Psicologia Clinica dell’Ismett si sono potute raccogliere le storie dei familiari che hanno descritto durante la permanenza in altre strutture sanitarie fatti e accadimenti personali tragici e che si sono trovati a dover gestire senza un opportuno supporto psicologico. E certo storie raccontate da genitori che hanno perso un figlio tragicamente e che si sono sentiti abbandonati dal personale medico nel momento in cui hanno appreso la notizia della perdita (con ovvie difficoltà nella elaborazione del lutto) non descrivono situazioni ottimali. Ciò è semmai allarmante. E’ necessario allora lavorare sul versante della sensibilità della relazione terapeutica. Non si può chiedere a bruciapelo a una madre che ha appena perso il figlio se intende donare gli organi, così come se si chiedesse la cosa più naturale del mondo e con una freddezza sconcertante. E’ necessario allora cominciare a lavorare in termini di complessità, nella direzione di una maggiore presenza di professionisti psicologi negli ospedali da un lato, e di una maggiore sensibilità e disponibilità empatica del personale medico dall’altro.

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Il mobbing e i rischi per la salute biopsicosociale - Seconda parte

07:05 Redazione 0 Comments

(Continua). In realtà esistono innumerevoli modi per classificare il mobbing e i suoi derivati, ma quello che ci interessa è analizzare le conseguenze per la salute biopsicosociale e il peggioramento della qualità della vita dei soggetti. Proprio da un punto di vista ecologico, considerando quindi il fenomeno mobbing nei termini della psicologia della salute e salutogenesi, diventa estremamente importante capire fino a che punto e in che modo questo possa determinare un peggioramento della qualità globale della vita lavorativa dei soggetti (e non solo). Inizialmente gli attacchi possono concentrarsi sugli aspetti relazionali. Il soggetto viene isolato (non gli si parla o lo si esclude dalla vita sociale aziendale) e lo si mette nella condizione di non poter interagire con i colleghi. Questa situazione può creare, a lungo andare, dei danni all'immagine sociale, portandolo a sentirsi ridicolo o fuori posto. Alle volte i soggetti sono costretti a svolgere lavori troppo impegnativi, mentre in altri casi sono assegnate loro mansioni ben al di sotto delle competenze acquisite. Ai lavoratori può anche non venire assegnato alcun compito e questo per farli sentire meno competitivi o per far percepire loro di non essere all'altezza.Queste situazioni possono avere delle conseguenze gravi da un punto di vista psicologico perché vengono create delle forti situazioni di disagio, ove viene danneggiata l'immagine di se e della propria efficacia intesa come competenza lavorativa e sociale.

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Cosa c’è alla base degli attacchi di panico - Prima parte

06:57 Redazione 2 Comments

Gli attacchi di panico sono inquadrabili nell’ambito dei disturbi d’ansia. Da un punto di vista cognitivo, alla base degli attacchi di panico vi sono delle interpretazioni catastrofiche degli eventi tali da immaginare disastri e pericoli incombenti. I soggetti con attacchi di panico temono fortemente l'esperienza di eventi fisici dai quali estrapolano stimoli che giudicano erroneamente come pericolosi. L'ansia viene quindi innescata da questa errata interpretazione di pericolosità di eventi e stimoli e a partire da questa esperienza si attivano circoli viziosi che culminano facilmente con gli attacchi di panico vero e proprio. L'escalation che porta agli attacchi di panico è caratterizzata da una serie di risposte somatiche e cognitive. I pazienti descrivono ricorrenti tremori, palpitazioni, capogiri, conseguenti sensazioni di soffocamento ma anche veri e propri pensieri associati a paure specifiche, quali quella di morire, di soffocare, di diventare pazzo. I processi relativi a questo modello cognitivo possono essere così schematizzati: FATTORE INIZIALE INTERNO O ESTERNO -> SENSAZIONE DI MINACCIA -> ANSIA -> RISPOSTE SOMATICHE E COGNITIVE -> VALUTAZIONE ERRONEA -> ULTERIORE ANSIA In sostanza le reazioni emotive danno vita a sensazioni corporee che sono oggetto di pensieri negativi, i quali a loro volta innescano emozioni che contribuiscono al mantenimento dell'ansia. Una volta avvenuto l'attacco di panico il paziente tenderà a mettere in atto dei comportamenti protettivi o di vero e proprio evitamento.Da un punto di vista della cura dell’ansia e degli attacchi di panico è fondamentale concentrare l’attenzione proprio su tali comportamenti protettivi e di evitamento.

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Bambini aggressivi: quali sono i fattori di rischio e le cose da evitare

06:53 Redazione 0 Comments

Gestire un bambino iperattivo è sicuramente molto stressante per i genitori, i quali si trovano a dover far fronte a una situazione difficile e che comporta anche un certo grado di ansia. Tuttavia alla base delle condotte aggressive del bambino vi possono essere a volte alcuni atteggiamenti genitoriali. Spesso bambini inseriti in contesti familiari ove vi sono forti conflitti coniugali possono presentare maggiori condotte aggressive rispetto ai bambini che vivono in contesti ove non sono presenti conflitti tra i genitori o le figure di accudimento. Inoltre un basso coinvolgimento emotivo dei genitori (con uno stile di attaccamento evitante e poco calore umano) può facilitare anche l'utilizzo di pratiche punitive o coercitive. Si sconsiglia l'utilizzo di pratiche punitive da parte dei genitori in quanto tali modalità, improntate a una eccessiva disciplina, potrebbero rappresentare un fattore di rinfozo dell'aggressività stessa del bambino. E' necessario semmai programmare una strategia di tipo comportamentale che possa scoraggiare le condotte aggressive del piccolo. Sarebbe auspicabile in questo caso un parent training specifico che consenta ai genitori di possedere gli strumenti per utilizzare i rinforzi corretti e gli elogi ogni qualvolta il bambino si comporta nel modo desiderato.

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Come modificare i pensieri disadattivi nei bambini

07:49 Redazione 0 Comments

In genere gli adulti vengono trattati con una ristrutturazione cognitiva per modificare i pensieri disfunzionali. Tuttavia effettuare una ristrutturazione cognitiva ai bambini è cosa ben diversa. Affinché questa via possa essere praticata è necessario che i bambini comincino ad avere coscienza dei loro pensieri, che inizino cioè ad avere capacità metacognitive (come riflettere su di se e sui propri pensieri). In genere è intorno ai 7-8 anni che i bambini cominciano a riflettere sul contenuto dei loro pensieri e sull'influenza che questi possono avere circa gli avvenimenti e le cose. Per tali motivi è sconsigliata una ristrutturazione cognitiva diretta a bambini al di sotto di questa età. Fatta questa premessa è necessario considerare che, data l'età dei piccoli, è auspicabile l'utilizzo di metodi improntati a semplicità e facilità di utilizzo, nonché caratterizzati da un linguaggio semplice. e comprensibile. Si potranno utilizzare allora cartoni animati, storie, giocattoli e tutto ciò che potrà contribuire a rendere i concetti più comprensibili per il bambino. Utilizzando ad esempio fumetti, cartoni o storie che hanno per protagonisti altri bambini, si potrà far comprendere con più facilità la relazione esistente fra pensieri, sentimenti e comportamenti. L'obiettivo è quindi quello di insegnare ai bambini a riconoscere i pensieri che si attivano in certe situazioni e i sentimenti provati in quel momento. Chiediamo allora ai nostri bambini di ricordare ad esempio quando è stata l'ultima volta che hanno provato qualcosa di negativo, che si sono sentiti tristi o spaventati. Dovranno descrivere con precisione la situazione, cercando di raccontare i pensieri di quel momento. E' possibile inoltre assegnare loro dei compiti a casa. I bambini dovranno compilare un foglio e descrivere situazioni e pensieri associati, così da scrivere una specie di diario ove vengono registrati i pensieri disfunzionali.Quando i bambini avranno identificato i pensieri che non vanno potranno allora iniziare a sostituirli con quelli più adattivi, cioè con quelli più idonei a garantire un "lieto fine" per la situazione ritenuta prima di allora critica.

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