Perchè l’attacco di panico ritorna?

06:12 Redazione 0 Comments

Spesso mi viene chiesto di spiegare il motivo per cui l’attacco di panico ritorna. Effettivamente è possible riscontrare con una certa frequenza la cronicizzazione del disturbo e chi soffre di attacchi di panico ricorrenti descrive di solito una determinate situazione scatenante, a partire dalla quale si è poi presentato il disturbo per la prima volta.
E’ come se si creasse una sottile linea di confine che separa la storia di vita del soggetto prima dell’evento e la fase successiva, quella caratterizzata dal disturbo (questo è ancor più evidente nelle diagnosi di disturbo post traumatico da stress). Il problema di base dell’attacco di panico, così come di tutti i disturbi d’ansia, è che esso è alimentato da una serie di circoli viziosi, che continuamente determinano uno stato di iperattivazione.
Una interpretazione errata dell’evento esterno, considerato come altamente pericoloso, genera una risposta d’ansia tale da innescare tutta una serie di modificazioni, anche di tipo fisiologico. Si pensi ad esempio alle variazioni della temperatura corporea, della sudorazione, del battito cardiaco ecc...
Si creano così delle associazioni che legano la risposta e le sue conseguenze a quel determinato evento stimolo. Tale generalizzazione comporterà così la creazione di un circuito dell’ansia basato proprio sulla paura della paura.

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Un programma di training per migliorare le capacità sociali e relazionali del bambino -Seconda parte

06:01 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte) Viene rinforzato positivamente e dal momento che questo avviene attraverso i membri del suo gruppo, questo contribuisce ad aumentarne i benefici. Quando il bambino ha osservato un modello di interazione sociale adeguato è necessario che metta in pratica le modalità corrette. Deve effettuare cioè un “ripasso comportamentale” che consenta appunto una ripetizione (anche in simulazione) del comportamento corretto appreso. Ciò può avvenire anche attraverso auto-istruzioni che prevedono che il bambino verbalizzi ad alta voce le procedure osservate dal modello. Ciò permette di fissare meglio i pattern comportamentali adeguati. I genitori possono anch’essi fungere da modello, magari rinforzando per approssimazioni successive il comportamento target. Esistono specifiche modalità di rinforzo dei comportamenti corretti. Essi possono riguardare elogi o premi. Vedremo successivamente come rinforzare correttamente i bambini. Chiaramente, una volta acquisite le nuove competenze è necessario che queste vengano esercitate anche all’esterno, a scuola, con gli insegnanti. E affinché i genitori e gli insegnanti possano comportarsi in modo adeguato è auspicabile che partecipino a un training specifico tale da consentire loro di motivare efficacemente i piccoli, sia per quel che riguarda il coinvolgimento al programma, sia per i tentativi sociali corretti messi in atto. Un buon training sulle competenze sociali comprende anche una breve fase finale che permette una ristrutturazione cognitiva, se ovviamente ai deficit comportamentali si associano anche pensieri disadattivi.

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Il bambino iperattivo da un punto di vista neuropsicologico - Prima parte

05:26 Redazione 0 Comments

Il disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) che abbiamo descritto negli articoli precedenti è correlato a specifiche caratteristiche cerebrali. Negli ultimi anni i ricercatori si sono chiesti se se e in che modo il cervello del bambino con ADHD differisca (anatomicamente e/o funzionalmente) da quello di un bambino che non presenta lo stesso disturbo. Molti dati sperimentali hanno dato risposta affermativa, nel senso che il problema è associato a un disturbo neurobiologico che coinvolge una parte del cervello chiamata corteccia prefrontale. Chiaramente, il mio punto di vista, come ho più volte affermato, tende ad analizzare il problema globalmente, tenendo in considerazione soprattutto i fattori psicologici e sociali. Ma è evidente che vi è un forte correlato biologico e neurale. In particolare questa anomalia (che coinvolge oltre alla corteccia prefrontale anche i nuclei della base) presuppone una specie di alterazione nella elaborazione delle risposte per quel che concerne gli stimoli ambientali. Queste specifiche differenze che riguardano le aree cerebrali spiegano in qualche modo le palesi difficoltà di autocontrollo del bambino nella pianificazione di procedure complesse (definite funzioni esecutive). Questo sembra comportare un deficit nella memoria a breve termine. Una situazione del genere è inoltre caratterizzata da difficoltà di selezione e focalizzazione dell'attenzione. Il disturbo è correlato quindi a un deficit della corteccia prefrontale proprio perché quest'ultima ha un ruolo di modulazione dell'attenzione. Questa area del cervello (in particolare l'area mediale della corteccia prefrontale) ci aiuta in un certo senso a scegliere determinati comportamenti in risposta alle diverse sollecitazioni ambientali. Queste funzioni ci permettono ad esempio di emettere una determinata risposta o al contrario di inibire una nostra azione (response inhibition). .. continua ..

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Le basi cognitive del disturbo ossessivo-compulsivo

05:25 Redazione 0 Comments

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da ossessioni, ossia pensieri egodistonici insistenti percepiti come disturbanti e intrusivi, e da compulsioni, cioè azioni (anche mentali) fortemente ritualizzate e ripetitive. Ma qual è il meccanismo alla base di ossessioni e compulsioni? Essenzialmente lo scopo principale di questi comportamenti sarebbe quello di prevenire e in un certo senso alleviare l'ansia collegata a specifiche situazioni, giudicate in qualche modo pericolose. Secondo Salkovskis è fondamentale concentrarsi sul concetto di responsabilità per meglio comprendere il funzionamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). I soggetti DOC avrebbero infatti un elevato senso di responsabilità circa possibili danni nei confronti di altre persone, e la comparsa dei pensieri intrusivi giudicati inaccettabili sarebbe (secondo la loro personale interpretazione) proprio una diretta conseguenza di tale presunta responsabilità. Così, specifiche risposte esterne come le compulsioni e i cerimoniali avrebbero una funzione neutralizzante il senso stesso di responsabilità. Questo darebbe vita a un meccanismo a feedback, un circolo vizioso comune ad altri disturbi d'ansia e che tuttavia agirebbe negativamente e da fattore di mantenimento. Il quadro clinico è caratterizzato anche dalla presenza di altri pensieri automatici negativi e distorsioni cognitive. Spesso infatti si riscontra nei soggetti DOC la convinzione che il pensare deliberatamente a qualcosa equivalga a realizzarla, come se i pensieri avessero il potere di influenzare direttamente gli eventi e la realtà (cosiddetta fusione pensiero-azione). Altre assunzioni tipiche dei pazienti DOC riguardano: credenze circa la capacità di controllo totale del pensiero spontaneo, sottostima del pericolo, intolleranza delle incertezze, assoluto perfezionismo. E' chiaro quindi che lo scopo principale del trattamento è quello di modificare tali credenze disfunzionali.

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Dieta e comportamento alimentare: una questione di stile - Prima parte

06:08 Redazione 0 Comments

Quanto è importante ciò che mangiamo? Non tanto, ma tantissimo. L'atto del mangiare è senza dubbio uno dei più comuni ed elementari, ed è un comportamento fondamentale per la nostra sopravvivenza, in quanto senza assumere cibo ci priveremmo delle sostanze necessarie per vivere. Questo però è fin troppo semplice e necessita di un ulteriore approfondimento. Innanzitutto oggi non si mangia più per fame (o almeno non solo). Quel che ci spinge a mangiare ha una natura molteplice e quello che è in gioco non riguarda esclusivamente una “sollecitazione biologica”. Spesso infatti, vi sono altri meccanismi, legati alla sfera più propriamente emotiva e psicologica. Il nostro interesse per il comportamento alimentare è dettato essenzialmente da due aspetti di base. Il primo riguarda il fatto che oggi sempre più persone ricorrono a diete e programmi alimentari, perché in sovrappeso o perché considerati obesi. Questo purtroppo non riguarda solo gli adulti ma anche i bambini in età scolare e gli adolescenti. Il secondo aspetto è in qualche modo legato al primo e si riferisce alle consolidate evidenze scientifiche che mettono in relazione determinate scelte alimentari, il sovrappeso, l'obesità e l'aumentato rischio di insorgenza di tumori. Uno degli interessi principali del nostro sito riguarda, come detto in altre occasioni, la psicologia della salute e l'influenza di certi comportamenti e degli stili di vita su di noi e sulla nostra salute. Era pertanto fondamentale focalizzare la nostra riflessione su certe scelte alimentari e i possibili fattori di rischio oncologico. Sembra che l'obesità infantile sia oggi diffusissima e complici di questa situazione sono proprio determinati comportamenti e stili di vita che potremmo chiamare “non protettivi”.Un'alimentazione ipercalorica, con ritmi alimentari irregolari, frequente assunzione di merendine, mancanza di attività fisica adeguata (qui si intende qualcosa di ben diverso dai programmi delle palestre), utilizzo improprio di televisione e videogiochi, sono tutti fattori predittivi che possono favorire uno stato di sovrappesocontinua

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21:52 Redazione 0 Comments

Per richieste commerciali, acquisto di spazi pubblicitari, partnership o per qualsiasi altra richiesta di informazioni potete contattarci inviando una mail a latuapsicologia@gmail.com
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Che cosa é il metodo socratico in psicoterapia?

06:51 Redazione 0 Comments

Utilizzato in terapia cognitivo comportamentale, comprende una serie di domande che servono a verificare la modalità di funzionamento dei pensieri e i vissuti del paziente, tali da rimodellare le interpretazioni e le credenze sottostanti. La tecnica, che si basa su domande pregnanti e frequenti riassunti, permette al paziente di avere maggiore consapevolezza di come funzioni la sua elaborazione cognitiva.

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L’orco dietro l’angolo? Come fare a educare i nostri figli tra ansie e paure contemporanee

06:12 Redazione 0 Comments

Come dobbiamo comportarci con i nostri figli? Dobbiamo essere permissivi, lasciarli fare, dare loro il giusto grado di libertà? In realtà molti genitori sono oggi terrorizzati. Non sanno come comportarsi.
Le notizie che arrivano dal mondo e dai media non ci aiutano. Rimaniamo irretiti di fronte all'orrore, impietriti quando pensiamo alle violenze a sfondo sessuale perpetrate nei confronti dei nostri piccoli. Violenze che quasi sempre avvengono all'interno del contesto familiare e parentale, spesso coperte, occultate per vergogna o per ignoranza. Tutto questo ci spinge a volte ad essere diffidenti, a teorizzare complotti, a innalzare muri attorno ai nostri bambini per cercare di proteggerli dall'orco in agguato. Tuttavia la nostra analisi deve essere fatta ad un livello più profondo. La realtà cioè è più complessa, più complicata di quanto si possa pensare. Non possiamo tenere i nostri ragazzi chiusi in un guscio dorato che alla lunga finirà per soffocarli. Quale strada allora? Quale metro di misura? Occorre uno "spirito da funamboli", occorre saggezza e franchezza. Abituiamo allora i nostri figli fin dall'inizio ad un confronto basato sul dialogo, franco e sincero. Capiranno allora di poter trovare in noi qualcuno che saprà ascoltarli,senza che vi sia qualcuno che li giudichi aprioristicamente e frettolosamente.
Educhiamoli affinché siano empatici nei confronti del prossimo ma attenti, pronti a difendersi e allo stesso tempo vogliosi di conoscere il mondo. Dovranno percepire il meno possibile le nostre paure e le nostre ansie, che pure è giusto che ci siano, saranno incoraggiati, sapranno ben presto che il mondo è meraviglioso.

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Il mio punto di vista sulla Psicologia - Prima parte

05:53 Redazione 0 Comments

Credo che la Psicologia debba essere intesa innanzitutto come una scienza. Troppo spesso infatti è stata confusa o assimilata a una miriade di discipline, in un multiforme e variegato contenitore comprendente approcci spesso lontani da un metodo rigoroso e sperimentale. Questo ha spesso contribuito ad alimentare una valutazione non propriamente corretta della disciplina e delle sue potenzialità. Essendo quindi la Psicologia una disciplina scientifica, l’impalcatura di base è quella del metodo sperimentale appunto, che si fonda sulla ricerca e sulla falsificabilità delle ipotesi. Come tale essa può quindi trovare numerose applicazioni, nel senso che può essere utile in molti modi al soddisfacimento dei bisogni di una società complessa come quella attuale. Grazie alle conoscenze acquisite in tanti anni di studi e di ricerche, oggi la Psicologia può trovare spazi sempre crescenti in molti ambiti, come quello legato al mondo del lavoro, dell’economia, dell’educazione e della prevenzione e anche in ambiti tutto sommato nuovi (si pensi alla Psicologia dell’emergenza).Tuttavia il punto centrale e strategico della Psicologia è riconducibile alla clinica e al tema della salute.

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Guai a quando ho preso quell'ascensore - Prima parte

06:04 Redazione 0 Comments

Perché molte persone hanno paura dell’ascensore? Sono state date moltissime spiegazioni, legate spesso a contenuto inconsci che in qualche modo richiamano la tradizione psicoanalitica. Io preferisco pensare a un comportamento non adattivo, erroneamente appreso e che si è istallato creando quindi comportamenti disfunzionali. La causa più probabile va semmai ricercata in qualche evento o situazione passata che possa avere scatenato questa risposta ansiosa e il conseguente comportamento di evitamento. Spesso esistono degli antecedenti situazionali (quelli che comunemente chiamiamo eventi traumatici) che in qualche modo assumono il ruolo di “fattori predisponenti” a eventuali situazioni non funzionali. Un bel giorno qualcosa accade e questo evento, anche se apparentemente pare non arrecare alcun danno, ci chiede il conto con strane conseguenze dopo del tempo, anche dopo diversi anni, perché magari una situazione “facilitante” l’ha risvegliato (tipo l’ascensore che improvvisamente si blocca). E’ più interessante cercare le soluzioni ai problemi piuttosto che concentrarsi su possibili cause fantasiose. Quello che serve è superare questa paura e l’ansia generata dalla situazione scatenante, analizzando semmai tutte le possibili situazioni che l’hanno potuta causare … continua

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I punti basilari dell’esame psichico

05:51 Redazione 0 Comments

Come avviene l'esame psichico? Quali sono i punti fondamentali da considerare? Ci sono effettivamente aspetti che è necessario valutare durante un esame psichico classico. Questo può avvenire durante un colloquio psicologico, nelle fasi di assessment durante la valutazione iniziale. Innanzitutto è necessario valutare come il soggetto si presenta al colloquio, cioè osservare le sue modalità di presentazione, relative a dimensioni specifiche, quali la cura di sé e della persona, il livello di igiene personale e di pulizia, l’abbigliamento. L'attenzione verrà concentrata poi alla postura del soggetto, in quanto questo aspetto potrà contribuire ad arricchire le informazioni di tipo anamnestico e clinico. In particolare si dovrà valutare se il soggetto è rigido o rilassato, se tende ad avvicinarsi o ad allontanarsi, se mette in atto un atteggiamento di chiusura. Un'altro aspetto da valutare è relativo all'eloquio, considerato in termini di fluenza e non fluenza, di adeguatezza rispetto agli argomenti e ai contenuti inerenti la situazione specifica. Dovrà essere valutato in particolare il tono della voce, la presenza di eventuali inceppamenti o reticenze, l'uso del vocabolario e le proprietà di linguaggio. La conoscenza di tali informazioni non è fine a se stessa, ma permette di arricchire il quadro generale, così da avere una visione d'insieme quanto più possibile accurata del soggetto. Questi aspetti costituiranno una buona premessa per l'analisi delle dinamiche psicologiche più complesse, quali quelle relative al tono dell'umore, alla capacità di ideazione e dell'esame di realtà.

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