Un programma di training per migliorare le capacità sociali e relazionali del bambino -Prima parte

06:17 Redazione 0 Comments

Quando un bambino presenta deficit di competenze relazionali e sociali può essere utile l’implementazione di un programma specifico, tale da migliorare le performance che concernono la sfera sociale. Il training sulle competenze sociali è rivolto principalmente ai bambini, ma una parte del lavoro può essere svolto anche con i genitori. Può capitare infatti che i genitori possano contribuire senza volerlo ai deficit sociali del piccolo, nel caso in cui essi stessi mettano in atto comportamenti sociali inadeguati. I genitori rappresentano un modello per i bambini ed in questo caso possono rinforzare involontariamente i comportamenti socialmente disfunzionali. E’ necessario pertanto che i genitori possano riflettere sulle loro modalità di comportamento e sul loro livello di competenza sociale. Un buon training delle competenze sociali deve permettere al bambino di riconoscere e discriminare le emozioni proprie e quelle degli altri, così da possedere maggiori informazioni circa l’interpretazione delle regole sociali e le capacità empatiche collegate all’interazione sociale. Ciò si rende necessario perché il bambino con deficit sociali ha in genere difficoltà nell’identificare le caratteristiche della situazione, ossia nel decifrare regole e scopi connessi all’interazione sociale. Come è ovvio, buona parte del programma di training è basata su tecniche di modeling. Il bambino osserva altri bambini che mettono in atto comportamenti sociali idonei e funzionali e che fanno così da modello. … continua

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I legami affettivi sono importanti - Seconda parte

06:20 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte). Più percepiamo dagli altri di essere oggetto d’amore e di cure, più siamo sostenuti da questa sorta di forza sociale, perché ci sentiamo apprezzati dalla comunità a cui apparteniamo e che ci appartiene. Non stupiamoci della fortissima relazione che c’è tra corpo e mente. Ogni variazione d’un livello genera e modifica strutture appartenenti all’altro, non vi è separazione. Non esistono malattie puramente fisiche che non abbiano un impatto sullo stato emotivo e psicologico, così come non vi è disagio psichico che non generi modificazioni a livello strutturale, ormonale. Tutti i cambiamenti che avvengono a livello psichico si riflettono quindi su quello somatico e viceversa, basti pensare al sistema immunitario di un depresso, che è di gran lunga meno efficace di quello d’un giovane felice e innamorato! Cosa sai allora di te stesso? Cosa possiamo intuire di noi attraverso l’immagine che diamo agli altri? Nel nostro modo di fare e di comportarci, nella nostra postura o nel modo comunicare, nel nostro essere soggetto fisico qui e ora noi portiamo all’esterno parte di ciò che ha a che fare con contenuti più profondi, legati più propriamente alla nostra sfera psicologica. E se sei felice e innamorato si vede eccome. Viva l’amore insomma, e che esso sia e che duri per sempre, che di esso tu possa ricordarti un giorno e giudicarlo con lo sguardo saggio d’un vecchio bambino.

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Oggi il Blog compie un anno!

05:26 Redazione 0 Comments

Il tempo è passato veloce ed in buona compagnia. Di strada ne è stata fatta da quel 21 Febbraio 2010 giorno in cui è stato pubblicato il primo post (leggi tutto cliccando qui)! Ringrazio tutti i lettori e coloro i quali hanno voluto dare il loro contributo. Spero che ancora tanti possano seguire questo percorso, all'insegna di una continua crescita e ottimizzazione. Riporto uno stralcio del primo post: “Ogni volta che proviamo una sensazione d’ansia in risposta a un determinato evento o situazione tendiamo naturalmente a evitare ciò che ha provocato la risposta ansiosa. Questo avviene perchè associamo quella situazione alla risposta sgradevole e ansiogena. Eviatre l’evento attivante è molto facile ed è un comportamento comodo ma altrettanto pericoloso. Proprio perchè i disturbi d’ansia si nutrono di circoli viziosi”.

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Le vostre domande: Cosa è l’ipocondria?

05:20 Redazione 0 Comments

L'ipocondria fa parte dei disturbi d'ansia, ove vi è in questo una eccessiva focalizzazione sullo stato di salute. Il soggetto interpreta in modo distorto ed erroneo una serie di segni e/o sintomi fisici, tanto da credere seriamente di stare sviluppando una malattia. L'attenzione è quindi concentrata su processi fisiologici quali il battito cardiaco, la respirazione, l'attività gastrica ecc. Il trattamento dell'ipocondria, spesso associata agli attacchi di panico, prevede una ristrutturazione cognitiva di tali erronee interpretazioni.

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ADHD e interazioni sociali: un aiuto dal training per le abilità sociali

05:14 Redazione 0 Comments

Uno dei problemi più comuni di un bambino con ADHD é rappresentato da una serie di difficoltà che riguardano le interazioni sociali. Da un punto di vista diagnostico infatti l'ADHD soddisfa spesso la diagnosi per altri disturbi, quali il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo della condotta (ad oltre il 70% degli adolescenti con ADHD viene diagnosticato il disturbo oppositivo provocatorio). I problemi nelle relazioni vengono alimentate dalle difficoltà che i bambini iperattivi hanno a modificare le risposte comportamentali in base ai compiti richiesti e alle situazioni di interazione nelle quali si trovano. Tra le numerose ipotesi fatte é interessante considerare tali deficit di abilità sociali anche da un punto di vista interpretativo. Spesso infatti i bambini con una diagnosi di ADHD riescono con difficoltà ad interpretare in modo corretto i comportamenti e le intenzioni degli altri, tanto da considerare ostile una risposta comportamentale che non lo é affatto. Per queste considerazioni é altamente consigliato ricorrere al training per le abilità sociali. Questa tecnica consente al bambino di ricevere un rinforzo per ogni comportamento sociale considerato appropriato, basandosi anche sullo sviluppo delle abilità di controllo della collera e di conversazione. Considerato che tali capacità e abilità concernono processi di regolazione di se e che questi devono essere sostenuti e facilitati dalla funzione genitoriale, é opportuno affiancare al training per le abilità sociali un lavoro proprio sui genitori (parent training). Alla luce delle recenti ricerche si può senz'altro sottolineare la maggior efficacia di più metodi comportamentali, tali da coinvolgere i bambini e le figure di accudimento.

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Breve neuropsicologia della depressione

05:01 Redazione 0 Comments

Per quel che concerne i disturbi dell'umore, trovandosi in presenza di una alterazione della sfera neurovegetativa, é possibile affermare che vi é sempre un coinvolgimento delle componenti somatiche. Da questo punto di vista basta considerare tutte le alterazioni che riguardano il ritmo sonno veglia, quelle concernenti la sfera sessuale (frequentemente con scomparsa o diminuzione del desiderio sessuale) e quelle che riguardano l'alimentazione e gli stili alimentari. Classicamente é possibile individuare nell'alterazione della concentrazione sinaptica delle amine biogene il cluster di riferimento neurobiologico, focalizzando quindi l'attenzione sull'attività di serotonina, noradrenalina e dopamina. Nella depressione vi sarebbe in particolare una alterazione dei sistemi serotoninergici, tanto che i farmaci che bloccano il reuptake della serotonina (SSRI) o quelli che agiscono sui recettori serotoninergici sono tra i più comunemente utilizzati per questo disturbo. I farmaci SSRI (paroxetina, citalopram) possono essere considerati di ultima generazione e probabilmente hanno una maggiore efficacia rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici (ATC) o agli inibitori della monoaminossidasi (IMAO). Tuttavia é necessario considerare i processi neurochimici coinvolti nell'ottica della complessità. Evidentemente rilevanti sono pure le alterazioni dei sistemi noradrenergici, in quanto vi sarebbe una bassa disponibilità sinaptica del neurotrasmettitore nei pazienti depressi. Per quel che concerne gli aspetti neuroanatomici si é potuta constatare una riduzione del livello di attività delle aree cerebrali frontali, nonché della corteccia paralimbica temporale anteriore e delle zone parietali. Sarebbero pure coinvolte alcune aree del sistema limbico (ipotalamo e mesencefalo) in grado di influenzare i processi maturazionali del paziente depresso. Altri studi (Gold et al., 1998) hanno evidenziato ulteriori possibili influenze, quali una ipersecrezione dell'ormone della corticotropina (CRH) nonché alterazioni dell'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide (HPT).

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Perchè è meglio dire di no. Chiedi e pretendi quello che ti spetta

06:20 Redazione 0 Comments

A chi non è capitato, andando in salumeria, di vedersi incartare più di quanto richiesto? Se chiedi un etto di salame te ne danno 130 grammi. Tu guardi la bilancia elettronica con rassegnazione e aspetti languidamente che una voce ti dica: “lascio?” Lasci, lasci pure. D’altronde non saranno mica quei grammi in più a complicarti la vita. Io penso che invece dovremmo dire di no, francamente e con chiarezza. Perché, anche se apparentemente si tratta solo di salumi sono le nostre competenze sociali e relazionali ad essere messe in gioco. Dire di no significa affermare il diritto di ricevere correttamente ciò che si chiede. Quanto più pensiamo che dire: “No, tolga il superfluo, voglio ciò che ho chiesto” sia difficile, tanto maggiormente avremo difficoltà nei rapporti con gli altri. Sembra strano, ma le nostre competenze si misurano anche nelle situazioni quotidiane, sono in un certo senso un indice di competenze più complesse che riguardano il nostro modo di stare nel mondo e con gli altri. Riuscire in questa piccola impresa significa poter gestire meglio le nostre richieste e il posizionamento sociale che occupiamo all’interno del nostro gruppo di riferimento. Continuando a lasciare stare, a dire sempre di si, rischieremo alla fine di dover negoziare su tutto e probabilmente non riusciremo a ottenere dagli altri ciò che chiediamo. Se noi vogliamo essere corretti dobbiamo essere preparati, e chiederemo altrettanto ai nostri interlocutori. D’altronde affermando le nostre richieste avremo maggiori soddisfazioni e gli altri alla fine ci appoggeranno.

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Come educare il bambino al rispetto delle regole

06:04 Redazione 0 Comments

Ricevo molte mail di mamme stressate che non sanno più come fare per gestire il comportamento dirompente e iperattivo dei loro figli. Spesso si tratta proprio di bambini iperattivi o che presentano difficoltà di regolazione affettiva più o meno marcate. Tuttavia ho potuto constatare che spesso i problemi nascono dal fatto che sono proprio i genitori ad essere poco chiari. Più che punire i bambini ogni volta che si comportano male é meglio ignorare tali comportamenti e rinforzare positivamente i comportamenti adeguati attraverso elogi o premi. Ogni qualvolta viene fornita al bambino una regola precisa e questo interpreta correttamente la norma mettendo in atto il comportamento desiderato dai genitori può essere premiato attraverso un elogio verbale o anche utilizzando piccoli premi simbolici o “gettoni”, o ancora punti che gli permetteranno di acquisire un diritto, magari un premio tangibile. Nel caso in cui il bambino venga elogiato verbalmente si deve scandire bene ogni parola, guardando il piccolo negli occhi ed usando un tono di voce adeguato. E' pure possibile rinforzare ulteriormente con un abbraccio o altro contatto fisico desiderato dal bambino. Nel caso in cui si utilizzi il rinforzo a gettoni (token economy) si può programmare un intervento che consenta al piccolo di ricevere un oggetto tangibile al raggiungimento dei punti necessari o anche un piccolo diritto, come cenare sul divano, andare a letto un po’ più tardi, giocare per un tempo maggiore ecc. L'importante é che il bambino capisca fin dall'inizio che esistono delle regole e che devono essere rispettate, anche in presenza di altre figure di riferimento, come i nonni. Questi devono comprendere che casa loro non é un territorio privo di regole, ove vige il far west, una terra di nessuno in cui tutti i divieti dei genitori possono essere rimossi. E' bene chiarire con i nonni che le regole valgono sempre e che le direttive date dai genitori non possono essere ignorate.

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