Allergie e uso precoce dei farmaci

06:30 Redazione 0 Comments

Secondo quanto afferma uno studio denominato Parsifal (Prevention of allergy risk factors for sensitization related to farming and anthroposophic lifestyle) e che ha coinvolto un campione di circa 6000 bambini di età compresa tra i 5 e i 13 anni, vi sarebbe una significativa relazione tra uso precoce di antibiotici e antipiretici e maggiore insorgenza di problematiche allergiche. In particolare secondo tale studio, un utilizzo degli antibiotici durante il primo anno di vita del bambino comporterebbe un aumento della costellazione di sintomi riconducibili a rinocongiuntivite, eczema atopico e asma. Gli antipiretici sarebbero maggiormente correlati all'asma e all'eczema atopico, mentre l'utilizzo del vaccino trivalente comporterebbe un aumento delle sole rinocongiuntiviti. Questo studio cercherebbe di fare luce su alcuni punti oscuri circa l'utilizzo dei farmaci in età precoce, ambito ove è pressante l'esigenza di far chiarezza attraverso studi e ricerche aggiornate. Chiaramente è auspicabile effettuare ulteriori ricerche al fine di poter avere a disposizione dati sempre attendibili. Per maggiori approfondimenti: Journal of Allergy and Clinical Immunology, Jan 2006, 117

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Valutare la scelta dell'università come un evento di problem-solving

06:04 Redazione 0 Comments

In questi giorni moltissimi studenti sono stati alle prese con le trame vorticose della scelta dell'università, perduti tra programmi di corsi di laurea, test di accesso a numero chiuso e chi ne ha più ne metta. La maggior parte degli studenti che provengono dalla scuola superiore si trovano in balia di una situazione spesso disorientante: molti hanno solo idee generali circa le aspettative relative alla scelta del corso di laurea, ed altri hanno conoscenze superficiali circa specifiche aree di interesse: umanistica, scientifica, medica, sociale ecc. Così i test di accesso rimangono una discriminante importante, e molti alla fine scelgono tenendo conto dei risultati ottenuti alle prove selettive (sostenute più volte e in varie sedi) in una sorta di compromesso tra interessi e posti disponibili. Chiaramente è questa una situazione che non facilita una scelta serena del corso di laurea e che mette a dura prova le capacità di gestione dello stress, di orientamento e le strategie di coping dei ragazzi chiamati a decidere anche del loro futuro. Considerata la complessità del caso, non è fuori luogo considerare il processo di scelta dell'università come una sorta di problem solving (considerando anche il concetto di salutogenesi) ove è necessario mettere in gioco tutte le risorse disponibili e adattive. Come detto più volte la scelta non deve essere improvvisata. E' necessaria una preparazione accurata che passi da una seria analisi delle proprie competenze, delle risorse disponibili anche a livello del proprio ambiente di riferimento e dei fattori protettivi ad esso associati.

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Il neonato e i meccanismi di autoregolazione innati: l’importanza di una valutazione psicofisiologica - Seconda parte

06:20 Redazione 0 Comments

Come sottolineato nella prima parte dell’articolo la famiglia può incidere notevolmente sullo sviluppo, stimolando in modo adeguato determinate strutture innate del bambino. Nel caso di sofferenze perinatali tuttavia, ci si trova a osservare una serie di anomalie che concernono le sequenze comportamentali, quelle attentive e di interazione, e infine le modalità autoregolative. Ad esempio si potranno osservare difficoltà del ritmo sonno-veglia, facilità al pianto, a mantenere e focalizzare l'attenzione. Spesso si riscontrano in tali situazioni stati di ipereccitabilità, con i piccoli che necessitano continuamente di stabilizzazioni postulo-motorie. Si osserva quindi una minore capacità di adattamento autonomo, con difficoltà a organizzare le attività ritmiche (sonno e alimentazione). In queste situazioni sarebbe auspicabile iniziare una attività di "care" e di sostegno al piccolo, coinvolgendo le figure professionali in equipe costituite da medici, psicologi e anche dai genitori, proprio perché queste primissime fasi sono molto importanti per lo sviluppo futuro del bambino. Tutte queste caratteristiche peculiari del piccolo, fanno riflettere, lasciano senza dubbio affascinati, proprio perché ci si trova ad ammirare meccanismi autonomi ed innati, che riguardano la vita e il concetto stesso di sopravvivenza. Questo ci porta a comprendere non solo la potenza del patrimonio genetico e dei meccanismi maturativi ed autoregolatori innati, ma soprattutto l’influenza dei fattori ambientali e sociali. Ad ognuno di noi insomma viene affidato un bel terreno fertile da coltivare, del quale potremo sfruttare più o meno tutte le potenzialità, rispetto alla cura che ne avremo, agli ortaggi e agli alberi da frutto che potremo coltivare e rispetto a ciò che l’ambiente in cui vivremo potrà offrirci.

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Dieta e comportamento alimentare: una questione di stile - Terza parte

06:26 Redazione 0 Comments

(Continua dalla seconda parte). Nell’ultimo articolo avevamo visto che un alto livello di insulina nell'organismo comporta innanzitutto un aumento della biodisponibilità di ormoni sessuali. Alti livelli di insulina sono inoltre associati ad una elevata sintesi di fattori di crescita e citochine infiammatorie. E' ampiamente dimostrato che tutte queste sostanze sono correlate all'insorgenza di tumori e rappresentano quindi un reale fattore di rischio. Di contro, una dieta a restrizione calorica porterebbe processi inversi. Volendo sintetizzare:
DIETA A RESTRIZIONE CALORICA --> RIDUZIONE DEL CONSUMO DI ZUCCHERI RAFFINATI E GRASSI SATURI --> ABBASSAMENTO DEL LIVELLO SIERICO DI INSULINA --> ABBASSAMENTO DELLA BIODISPONIBILITA’ DI ORMONI SESSUALI, FATTORI DI CRESCITA, CITOCHINE INFIAMMATORIE
E’ pertanto necessario dare un taglio alle calorie. Ma non solo. Buona parte delle neoplasie comuni nel mondo occidentale sono dovute al consumo eccessivo di proteine e grassi animali. Allora quali alimenti evitare o limitare? A detta di medici e nutrizionisti uova, carni (soprattutto insaccati, che sarebbero maggiormente coinvolti nella formazione del tumore all'intestino) e formaggi innanzitutto. Limitare inoltre il consumo di latte e derivati (soprattutto panna e burro), compresi tutti gli alimenti ricchi di grassi saturi e ad alta densità calorica. Da ridurre anche patatine (cibi molto salati), i dolci commerciali e di produzione industriale, il pane bianco, le bevande gasate e alcoliche (sarebbero coinvolte nell'insorgenza dei tumori alle prime vie respiratorie). Ricordiamoci sempre che qualsiasi decisione va comunque sempre presa sentendo il parere del medico. Cosa dovremmo prediligere allora? Bè è facile immaginarlo: tanti, tantissimi cibi vegetali, frutta, verdure, ortaggi. La maggior parte dei vegetali contengono infatti carotenoidi (antiossidanti che proteggono il DNA dai radicali liberi), polifenoli, quercitina (inibisce i cosiddetti enzimi di fase I, molto dannosi). Una alimento molto importante è rappresentato da una particolare specie vegetale, quella delle crocifere. A questa categoria appartengono cavoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles e sono così importanti perché contengono moltissime sostanza protettive, una delle quali, chiamata indolo-3 carbinolo, è un fondamentale promotore dell'apoptosi. Questa è un processo molto importante e riguarda la capacità dell’organismo di attivare una sorta di morte cellulare programmata, considerata proprio come un processo regolativo. Inoltre si dovrebbe bere molto the verde, che è un concentrato di sostanze benefiche e protettive .. continua ..

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L'Aids ai giorni nostri: ancora fondamentale la prevenzione e la conoscenza dei rischi circa i rapporti sessuali non protetti

06:04 Redazione 0 Comments

Quando si parla di Aids, ancora oggi, si descrive una malattia quasi sconfitta, si racconta di uno scenario altrettanto ottimista, colmo di buone notizie, come la riduzione dei contagi o il miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Tutto questo é vero in parte. Certo i farmaci di oggi fanno un ottimo lavoro, ed esistono determinate sicurezze mediche e scientifiche che consentono di poter controllare e gestire efficacemente la malattia. Tuttavia non si può e non si deve abbassare la guardia. Ogni anno ci sono in Italia 5000 nuovi contagi, risultato di rapporti sessuali che in genere non sono protetti e che nel 46% dei casi riguardano rapporti eterosessuali. Oggi almeno 40000 sieropositivi tra i 13 e i 75 anni non sanno di essere infetti (fonte: Nps Italia). I dati evidenziano chiaramente che la malattia rappresenta un rischio trasversale che accomuna buona parte delle fasce sociali. Il fatto che quasi la metà dei contagi riguarda gli eterosessuali indica che oggi più che in passato l'allarme é esteso a una larga fascia della popolazione (non solo ai gay quindi o ai tossicodipendenti). Appare opportuno allora implementare nuove campagne di sensibilizzazione mirate ad accrescere tra i giovani quella che forse con estrema superficialità viene chiamata cultura della prevenzione. E' necessario in particolare proteggersi con il preservativo durante i rapporti sessuali a rischio. Tuttavia é allarmante che solo 9 adolescenti su 100 usano oggi il profilattico durante i rapporti sessuali. Questo significa nel 90% dei casi non ci si protegge! Se si intrattengono rapporti occasionali con partner occasionali é inammissibile non proteggersi, ed é un diritto e un dovere chiedere al proprio partner di farlo. Al di la delle questioni facilmente etichettate come morali, se si sceglie di non "astenersi" dall'atto sessuale si devono comunque limitare i rischi e cercare di salvaguardare la propria salute. Se la mia generazione é cresciuta forse tra troppi allarmismi e di Aids si parlava continuamente, adesso questa generazione naviga a vista, tra silenzio e indifferenza, a ridosso di un male che é sempre in agguato.

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Il bambino iperattivo da un punto di vista neuropsicologico - Seconda parte

06:18 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte). Come detto precedentemente, da un punto di vista strettamente anatomico sembra che la corteccia prefrontale ed alcuni nuclei della base (nucleo caudato e globo pallido) dei bambini con ADHD siano proprio più piccoli di quelli dei bambini che non presentano tale disturbo. Le tecniche di analisi in vivo delle aree cerebrali mostrano che in queste zone vi è un consumo minore di ossigeno (e quindi minore afflusso ematico) da parte delle cellule cerebrali. In particolare queste cellule avrebbero una disfunzione dei sistemi dopaminergici (la dopamina è uno dei principali neurotrasmettitori che consentono ai neuroni di "comunicare" tra loro) e questo sarebbe uno dei meccanismi di base correlati al disturbo. Alla luce di tutti questi dati sperimentali, negli ultimi anni si è molto diffusa la terapia farmacologica, considerata spesso come una sorta di panacea per il disturbo. In particolare la sostanza che viene maggiormente utilizzata è chiamata metilfenidato. Questa altro non è che una amina secondaria appartenente alla categoria degli psicostimolanti. Il metilfenidato agisce semplicemente come modulatore della quantità di dopamina liberata durante la sinapsi. Questa permette quindi di migliorare la trasmissione di dopamina e soprattutto di rendere più efficace l'inibizione delle risposte e i processi discriminanti degli stimoli. Anche se la terapia farmacologica sembra dare buoni risultati credo che questa strada non debba essere percorsa unilateralmente, senza cioè essere associata alle terapie psicologiche. Non dimentichiamo che i principi attivi, anche se testati, possono sempre presentare degli effetti collaterali. In particolare evidenze cliniche nei bambini con ADHD che hanno assunto il farmaco hanno descritto la presenza di effetti quali diminuzione dell'appetito, insonnia, mal di stomaco, tic, variazioni dell'umore e ansia. In conclusione si può affermare che la terapia farmacologica di oggi è una strada valida ma che comunque essa deve essere affiancata ad altre forme di sostegno, considerando il problema in termini globali e ricordando sempre che il nostro bambino è un essere integrato e complesso.

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Pronte le indicazioni pratiche per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato

06:30 Redazione 0 Comments

Lo scorso Novembre sono state approvate dalla commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro le indicazioni pratiche per la valutazione del rischio da stress lavoro correlato.
Finalmente sarà possibile, attraverso le linee guida delineate, iniziare un percorso di monitoraggio del benessere dei lavoratori, percorso a cui il datore di lavoro è oggi obbligato (si vedano i riferimenti legislativi: decreto legislativo n. 81/08 e succ. mod.; accordo europeo 08/10/2004).
Se pensate che il vostro lavoro sia altamente stressante, se vi sentite eccessivamente stanchi o avete il sospetto e la sensazione di avere un carico di lavoro esagerato e frustrante, richiedete una valutazione del rischio da stress lavoro correlato, anche con l'aiuto delle rappresentanze sindacali.
Lo stress da lavoro correlato concerne un malessere che comprende disturbi di natura fisica, psicologica e sociale (che investono quindi la sfera biopsicosociale) derivanti da eventi specifici che devono essere valutati attentamente. Assenze per malattia, provvedimenti disciplinari, lamentele legate alla turnistica, mansioni con bassa autonomia decisionale e caratterizzate da un elevato livello di controllo, tale da precludere progressioni di carriera, sono tutti fattori di rischio che devono essere assolutamente valutati e monitorati.
Questi aspetti si aggiungono e si inseriscono nell'ambito di un già poco rassicurante stato del mercato del lavoro, ove le scelte economiche sbagliate degli ultimi anni e le inadeguate politiche circa gli investimenti in innovazione, cultura e formazione stanno sbaragliando la strada a una crisi occupazionale che in Italia risulta più grave di quella del resto d'Europa.
Si è infatti potuto constatare che in molti paesi europei, nonostante la crisi, ci è stata una tenuta dei posti di lavoro che richiedevano titoli di studio e requisiti professionali medio alti, mentre in Italia per un trentenne-quarantenne laureato si prospetta oggi uno scenario a dir poco sconfortante. Una generazione questa che per prima ha dovuto scontrarsi con la patologica carenza di posti di lavoro ti tipo impiegatizio.

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Il mio punto di vista sulla Psicologia - Seconda parte

06:28 Redazione 0 Comments

(Segue dalla prima parte). Per quello che riguarda le applicazioni della Psicologia in ambito clinico molto si è scritto, annodando temi e dibattiti in una selva di libri, articoli, conferenze. Mi piace pensare ad una Psicologia che, forte delle sue competenze scientifiche, possa avere sempre maggior spazio in ambito clinico, grazie allo sviluppo delle conoscenze e ad un lavoro di collaborazione con altre figure professionali sanitarie, in particolar modo con i medici. La medicina di oggi ha infatti bisogno della Psicologia. Sono sempre più numerosi gli psicologi che si occupano di Psicologia in ambito ospedaliero (si pensi alla psiconcologia, alle applicazioni della psicologia per quel che concerne i trapianti e le terapie di alta specializzazione - leggi in proposito il nostro articolo. Clicca qui) e questo perché è aumentata da un lato la nostra professionalità specifica in questo settore, e dall’altro la fiducia da parte dei medici nei confronti di una “certa Psicologia”. Fiducia verso un modo comune di lavorare e di intendere la clinica, attraverso l’uso di un linguaggio competente, pratico e scientifico, al servizio del paziente e che consenta di disporre di metodi e di protocolli terapeutici validi ed efficaci (si pensi in particolare all’approccio cognitivo-comportamentale). Molto lavoro è stato fatto e oggi si è sicuramente sulla strada giusta per conseguire un ulteriore affermazione della Psicologia al servizio dell’uomo e della salute.

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Il neonato e i meccanismi di autoregolazione innati: l’importanza di una valutazione psicofisiologica - Prima parte

06:12 Redazione 0 Comments

E' molto importante osservare attentamente il neonato e il lattante perché una corretta analisi consente di monitorare determinati parametri, utili per fare una prima valutazione psicofisiologica. Questo tipo di osservazione può risultare utile in talune circostanze, quando ad esempio si presentano problematiche o complicanze neonatali (come nel caso di sofferenze ipossico ischemiche perinatali). E' molto interessante osservare eventuali anomalie del tono muscolare, dei riflessi, della postura. Il piccolo attraversa una serie di tappe caratterizzate da movimenti e aspetti peculiari. Ad esempio durante la fase denominata di Writhing (contorsione) il piccolo con sofferenze perinatali può presentare movimenti crampiformi sincroni, a scatti o poco fluidi. Ma quali possono essere i segni o i sintomi sospetti? Agitazione persistente, ipotonia o ipertonia, asimmetria della postura o dei movimenti, disinteresse per l'ambiente. Altri aspetti da considerare sono relativi a una eventuale presenza di ipereccitabilità o clonie marcate, persistente deviazione del capo, pianto patologico. In particolare il comportamento del piccolo viene valutato osservando i segni di autoregolazione e di stress. Il ruolo delle figure di attaccamento è fondamentale, anche in epoca precoce. Evidenze cliniche hanno dimostrato che già a 32-40 settimane gestazionali il piccolo è in grado di percepire gli stimoli esterni, che possono così divenire familiari. L'essere umano è già provvisto di un meccanismo di autoregolazione innato, ma come ben sappiamo il ruolo che l'ambiente familiare gioca è molto forte. .. continua ..

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