Motivazione e soddisfazione: ecco la spinta per realizzare i nostri obiettivi

05:29 Redazione 0 Comments

Perché dobbiamo “saperci fare”? Perché vivere oggi in questa società così complessa richiede competenze e capacità di adattarsi continuamente ai cambiamenti e alle sollecitazioni. Essere competenti significa agire in una certa situazione in modo soddisfacente e questa condizione dipende dalle conoscenze e dall'esperienza acquisita. Tuttavia, conoscenze ed esperienze non devono semplicemente essere sommate assieme, come valori elementari uniti aritmeticamente. L'esperienza in particolare è la forma essenziale su cui costruire tutto il nostro cammino di crescita. Soltanto l'esperienza infatti costruisce la conoscenza. Un conto è leggere una ricetta su come fare una torta, un'altro è provare a farla e a mettersi in gioco. Così, potrò leggere molti manuali di degustazione di vini, che mi descriveranno magari le note fruttate di un certo rosso, ma solo assaggiandolo potrò realmente "sentire" il gusto e le caratteristiche organolettiche e olfattive di quel prodotto. Chiaramente se voglio ottenere qualcosa devo comunque possedere delle caratteristiche di base che mi consentiranno di muovermi nella direzione voluta. Una valutazione di questa costellazione di tratti e attitudini (denominate facilities) è molto importante, così come fondamentale è sempre tenere conto del contesto in cui viviamo e operiamo. Conoscenza, esperienza, tratti, attitudini, contesto sono tutti ingredienti importantissimi, ma rischiamo di dimenticare qualcosa: la motivazione. Questa è il motore, la spinta di energia che ci consente di andare avanti, di rialzarci, di pigiare sull'acceleratore. Più sarò motivato più avrò volontà di raggiungere i miei obiettivi. E' chiaro che il concetto di motivazione è connesso al concetto di meta, così come quest'ultima è collegata al concetto di soddisfazione. Ecco che allora tutto il quadro diventa chiaro e completo: MOTIVAZIONE --> SPINTA --> OBIETTIVO --> PIACERE Se pensate a questo processo, e lo considerate alla luce di tutto quello che si è descritto finora e secondo un criterio di convenienza, noterete che, se vogliamo realmente avere successo, dobbiamo lavorare su un continuo processo di valutazione e di riposizionamento delle nostre competenze e dei nostri obiettivi. Avere successo è insomma essere soddisfatti di quello che si fa e delle proprie scelte. Come dire, diventare competenti su quello che vogliamo fare nella vita.

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Le vostre domande: Cosa é la fobia sociale?

05:50 Redazione 0 Comments

La fobia sociale é inquadrabile all'interno del gruppo dei disturbi d'ansia. L'attenzione del soggetto é diretta alle proprie prestazioni ove queste possano esporlo a critiche o a valutazioni negative da parte degli altri. Comportamenti semplici come mangiare in pubblico o parlare agli sconosciuti possono diventare un problema tale da far diminuire l'autostima del soggetto e avere così notevoli conseguenze sulla vita sociale. Il meccanismo cognitivo di base riguarda una percezione distorta di se stessi e degli altri.

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Valutazione psicologica e trapianto: la pratica clinica nei pazienti con abuso di alcool

05:18 Redazione 0 Comments

Durante la mia attività in ospedale (Ismett) ho potuto constatare che i pazienti in attesa di trapianto di fegato arrivano spesso con una diagnosi di cirrosi epatica alcool correlata. Tale evidenza ci fa fare due riflessioni fondamentali. La prima é che indubbiamente lo stile di vita non corretto e protratto per molto tempo può influire fortemente sulla salute, con danni anche importanti. La seconda riflessione concerne la psicotrapiantologia (termine coniato dalla dott. J. G. Morana) e la valutazione psicologica specifica per questa tipologia di pazienti (specie durante il work-up, cioè il percorso che consente di essere inseriti in lista d'attesa per l’eventuale trapianto). E' necessario in questo senso un attento lavoro clinico, che consideri la storia personale del paziente e soprattutto che ne analizzi il vissuto nel momento attuale. L'abuso e l'assunzione reiterata di alcool rappresentano peraltro una controindicazione assoluta per l'inserimento in lista d'attesa e per il trapianto stesso. Gli attuali protocolli di riferimento considerano quindi di fondamentale importanza come vive il paziente e quindi il suo stile di vita, anche in un ottica ecologica e di salutogenesi. Il lavoro dello psicologo in ospedale e specie se opera in una struttura ad alta specializzazione come quella che pone al centro della sua attività i pazienti in attesa di trapianto é pertanto molto delicato e altrettanto strategico, così come può essere considerato quello del medico o del chirurgo che effettuerà l'intervento.

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Breve neuropsicologia dell'aggressività

05:08 Redazione 0 Comments

Esistono dei correlati biologici all'aggressività? E' possibile che vi siano alterazioni a livello neuronale? La risposta a queste domande é senz'altro affermativa, ormai sembra non vi siano più dubbi. Specificatamente sarebbe possibile individuare nel caso dell'aggressività alterazioni del funzionamento del sistema limbico e/o della corteccia frontale. Da un punto di vista neurochimico le ricerche hanno evidenziato il ruolo centrale della serotonina come neurotrasmettitore implicato nella messa in atto di comportamenti aggressivi. Tutte le alterazioni sarebbero in sostanza implicate nella perdita del controllo inibitorio sul comportamento. Si é notato che se i danni concernono le aree frontali della corteccia cerebrale i pazienti hanno maggiori difficoltà a comprendere le conseguenze delle loro azioni su di se e sugli altri. Per quel che concerne il sistema limbico sarebbe l'ipotalamo ad avere un ruolo centrale per la genesi dei comportamenti aggressivi. Lesioni o tumori che interessano questa regione possono favorire la messa in atto di comportamenti aggressivi, anche di tipo istintuale. Da un punto di vista farmacologico si sono dimostrati utili i farmaci in grado di aumentare l'azione serotoninergica (tipo SSRI, inibitori selettivi del reuptake della serotonina o precursori della serotonina, come il triptofano) proprio perché centrale é il ruolo di questo neurotrasmettitore per la genesi dei comportamenti aggressivi.

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ADHD e bambini iperattivi: quando l’ambiente sociale chiede troppo

06:11 Redazione 2 Comments

Abbiamo già trattato il tema dell'ADHD e i disturbi da deficit dell'attenzione e iperattività. Gli approfondimenti tuttavia non sono mai fuori luogo e possono servire a chiarire determinati aspetti.Si è più volte affermato che i bambini con ADHD hanno grosse difficoltà a mantenere costante l'attenzione e la concentrazione, soprattutto se questa è necessaria per compiere una certa attività. Questo aspetto coinvolge il funzionamento globale del soggetto interferendo soprattutto con le sue capacità di adattamento. Sembra che oggi le caratteristiche del nostro vivere quotidiano tendano a "soffocare" le esigenze di una piccola creatura in fase di sviluppo, assecondando una sorta di “anestetizzazione” ed emarginazione dal contesto sociale. L'ambiente è caratterizzato dal vivere frenetico che noi tutti conosciamo e questo contesto impatta fortemente con le dinamiche dell'organismo in crescita, sui suoi bisogni, sui meccanismi che riguardano i processi sensoriali e metabolici.Questo spiega perché l'ADHD è quasi del tutto assente nei paesi poco sviluppati e in quelli che hanno una bassa organizzazione sociale in termini di sviluppo tecnologico. Da un punto di vista antroposofico ogni organismo umano si sviluppa a partire da una armonica attività dinamica, una specie di movimento innovatore e generatore. Già Rudolf Steiner aveva sostenuto che lo sviluppo del bambino si fonda sull'alternanza delle attività movimento/percezione. E le pressioni dell'ambiente agiscono proprio sull'alternanza delle attività movimento/percezione, creando un circolo vizioso negativo da cui scaturisce, come una sorta di meccanismo compensatorio, l'iperattività, colma di alterazioni, che vanno dal ritmo sonno-veglia al polo metabolico. L'alterazione del polo metabolico, e quindi di tutta l'organizzazione ritmica è evidenziato da un aumento vertiginoso di ADHD in pazienti di cardiologia pediatrica. Cosa fare allora? I punti chiave sono: adattamento, gestione del tempo, differente riconsiderazione delle richieste sociali. La televisione e i videogiochi dovrebbero essere limitati (l'uso eccessivo del computer può comportare per il soggetto una maggiore stimolazione neurosensoriale). E' essenziale allora il ruolo dei genitori, che devono gestire in modo diverso il tempo libero del bambino, facendo sperimentare attività che sviluppino creatività e capacità di problem solving. E' evidente che questi bambini hanno bisogno di più tempo, impegno e attenzione.
Per approfondire: Weleda, Forum di medicina, n. 9 Dicembre 2008

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Diagnosi di depressione fra i pazienti affetti da epilessia. Una incidenza specifica

04:54 Redazione 0 Comments

Recentemente è stata evidenziata una certa correlazione tra epilessia e crisi depressive. Questo presupporrebbe la presenza di alcuni meccanismi di base comuni. Tale evidenza sarebbe abbastanza rilevante, essendo l’epilessia una malattia neurologica cronica che colpisce diverse decine di milioni di soggetti nel mondo, soprattutto in considerazione dei diversi stili di vita e della qualità della vita conseguente. La ricorrenza della diagnosi di depressione tra i pazienti affetti da epilessia ha infatti una forte ricorrenza, stimata in almeno il 20% dei pazienti epilettici totali. Tale incidenza aumenterebbe nel caso di pazienti epilettici farmacoresistenti. Chiaramente tale incidenza potrebbe essere dovuta anche a fattori ambientali, o più semplicemente agli effetti sull’umore di alcuni farmaci antiepilettici (Boylan et al., 2004). Alcuni studi hanno peraltro ipotizzato che epilessia e depressione sarebbero caratterizzate entrambe da un coinvolgimento di medesime strutture cerebrali. Chiaramente questi dati necessitano di ulteriori studi e approfondimenti, vista la complessità delle variabili coinvolte. Considerata quindi l’importanza della qualità di vita (qui sottolineata più volte) è assolutamente auspicabile un intervento nei pazienti epilettici depressi, e ancor più se si considerano le ideazioni e i tentativi suicidiari come un forte fattore di rischio nei pazienti depressi.Tutte queste evidenze sottolineano la necessità di prendere in considerazione questa eventuale comorbidità, effettuando studi specifici preventivi sui pazienti, al fine di tutelarne quanto più possibile la qualità di vita.

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Elisabetta Canalis e l’intervista a Fabio Fazio: da velina alla cena con Kofi Annan

16:48 Redazione 0 Comments

Qualche settimana fa mi è capitato per caso di vedere una puntata della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, il quale poneva numerose domande alla ormai ben nota Elisabetta Canalis. Showgirl, attrice, una miscela di ingredienti e di bellezza che ha riempito per alcuni mesi le pagine delle numerose riviste di gossip (soprattutto dopo che la sua storia con l’attore George Clooney è diventata di dominio pubblico) e che negli ultimi tempi fa la spola fra Italia e Stati Uniti, per preparare i prossimi e pressanti impegni televisivi (vedi Sanremo). Momento topico dell’intervista la descrizione di una cena avvenuta a casa di Clooney e della Canalis alla quale avrebbero partecipato niente meno che Kofi Annan e consorte. Devo ammettere che questo aspetto del racconto mi ha colpito, più che altro per il fatto che nella vita non si può mai dare nulla per scontato. Non so se la Canalis stia vivendo adesso una sorta di fiaba, se sia felice o che altro, certo è che non credo che avesse potuto immaginare, tra uno stacchetto e l’altro a “Striscia la notizia”, di poter amichevolmente conversare, fra una portata e l’altra, con l’ex segretario generale delle Nazioni Unite. Complimenti per il salto.

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Le vostre domande: Che significa salute biopsicosociale?

05:45 Redazione 0 Comments

La salute biopsicosociale é un termine complesso che specifica l'importanza dell'influenza di molteplici fattori sulla salute degli individui. In particolare nell'ambito della psicologia della salute si é sottolineata l'influenza globale degli aspetti biologici (che concernono il patrimonio ereditario), psicologici e sociali (inerenti l'influenza dell'ambiente e del contesto) per lo sviluppo e il mantenimento della salutogenesi.

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