Il contenimento dell’iperattività nei bambini con ADHD: un aiuto dalla Token economy - Seconda parte

04:49 Redazione 0 Comments

Il bambino iperattivo (continua dalla Prima parte) deve essere correttamente rinforzato ogni qualvolta si ottenga un contenimento funzionale del suo comportamento. Ogni obiettivo raggiunto, anche parziale, dovrà essere opportunamente sottolineato. Un premio tangibile rappresenta, specie per i bambini, un rinforzo piacevole che fornisce motivazione ed energia per la conquista di obiettivi successivi riconducibili a macrocomportamenti via via più complessi (unità molari). Come avviene ad esempio con la tecnica della token economy il bambino acquisisce punti (o gettoni) per ogni piccolo traguardo raggiunto. Una volta accumulato un certo numero di punti o di gettoni (e quindi una volta messo in atto un certo numero di comportamenti adeguati) il piccolo potrà ricevere il premio desiderato e concordato in precedenza. La semplicità del principio non deve sorprendere. Le leggi dell’apprendimento sono di per se semplici, nel senso che le regole su cui si basano sono intuitive, ma allo stesso tempo permettono di poter gestire strumenti in grado di permettere la modificazione del comportamento. Una attenta valutazione clinica è in questi casi imprescindibile, e deve focalizzarsi non esclusivamente sul bambino ma sull’ambiente familiare e scolastico (è di vitale importanza infatti istruire anche gli insegnanti). Così l'utilizzo di piccoli rinforzi rappresenta una strategia molto potente, in grado di ottenere discreti risultati anche in situazioni complesse e delicate come quelle in cui si deve contenere il comportamento di un bambino con diagnosi di ADHD.
ADHD e iperattività devono essere affrontate e gestite nel modo più sereno possibile.

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Alcuni consigli pratici per affrontare una situazione ansiosa

04:44 Redazione 0 Comments

Al di la dei contenuti teorici e delle opzioni descrittive, spesso le persone si chiedono come possono praticamente liberarsi dall’ansia. Questo è possibile, ma solo attraverso una discreta capacità di analizzare e riflettere sui propri pensieri e sulle proprie convinzioni. Questa capacità metacognitiva può essere sostenuta attraverso l’uso di opportuni esercizi che consensanto di far sperimentare la falsità delle proprie convinzioni. Se ad esempio si è convinti di soffrire di una grave malformazione cardiaca, mai confermata da diagnosi mediche ed esami strumentali, e si vive limitando qualsiasi tipo di sforzo fisico, è necessario che ci si renda conto che questa è una convinzione irrazionale e che di certo le normali attività quotidiane non avrebbero alcuna influenza negativa sul funzionamento del cuore. Ma un conto è spiegarsi questo in termini razionali, un conto è provarlo direttamente. Da sempre l’esperienza sul campo rappresenta il miglior modo per disconfermare le convinzioni errate. Durante l’esposizione allo stimolo temuto è possibile verificare sulla “propria pelle” che le fatidiche conseguenze che ci fanno star male in realtà non si verificheranno. Considerando l’esempio precedente basterà allora che il soggetto possa vivere normalmente le attività quotidiane evitate fino a quel momento. Si potrà ad esempio compilare un elenco di situazioni ansiogene ordinate secondo un ordine di ansia crescente. Così, verranno messi in atto tutti i comportamenti della nostra lista, sistematicamente, da quelli che procurano meno ansia, fino a quelli più temuti (chiaramente in assenza di patologie o specifica diagnosi medica). Solo in questo modo ci si potrà rendere realmente conto che determinate azioni non hanno di certo le conseguenze temute.

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Il Papa a Palermo: giovani, famiglia, lavoro ma sempre dal punto di vista del modernismo conservatore - Terza parte

05:46 Redazione 0 Comments

(Continua dalla seconda parte). E proprio da un punto di vista psicologico è inevitabile dover registrare che tale senso di pienezza e completezza accompagna spesso le nuove unioni, famiglie ricostruite che "funzionano" in modo adattivo, ove appunto i nuovi partner sono anche buoni genitori ed assolvono egregiamente ai loro doveri familiari. La questione è quindi molto complessa, probabilmente più complessa di quello che si potrebbe immaginare a partire da una analisi superficiale o farcita da facili teorizzazioni. La comunità Cristiana quindi, sostiene il Cardinale Tettamanzi, deve sentirsi partecipe della domanda portata da queste persone, da questi fratelli insomma,che avvertono una certa "durezza" nel rapporto con la realtà ecclesiale e che si domandano effettivamente quale sia lo spazio all'interno della chiesa per gli sposi che vivono la separazione, il divorzio e soprattutto una nuova unione. Non allontanatevi allora, sostiene Tettamanzi, perché la Chiesa non dovrebbe esprimere un giudizio sul valore affettivo e sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati; la qual sofferenza potrebbe essere semmai considerata una ricchezza per la Chiesa stessa. Altro tema scottante riguarda l'uso del preservativo, nei confronti del quale il Cardinale Tettamanzi ha un atteggiamento analitico e non aprioristico. Sostiene infatti che il preservativo può essere utilizzato in casi particolari, ove ad esempio la moglie sia costretta ad un rapporto sessuale con il marito malato di AIDS. Nella pubblicazione "Nuova Bioetica Cristiana" il Cardinale Tettamanzi afferma il diritto della donna a respingere da un lato la costrizione all'atto coniugale e dall'altro a difendere la sua salute (nel caso vi sia rischio di contagio). Ciò che è a mio avviso importante e condivisibile è che si può in certi casi essere tolleranti nei confronti del preservativo, cioè considerarlo come male minore proprio nei casi in cui ci si trovi in una situazione in cui vi siano persone sieropositive “che non intendono assolutamente desistere dall’esercizio disordinato della sessualità”. Una visione quindi che intende dare una direzione ben precisa alla Chiesa del futuro, che sia insomma pronta a far fronte alle sempre più pressanti esigenze sociali. Lavorare coi fatti insomma. Come dire: “E’ meglio essere Cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.

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Fazio, Saviano & Co: ritmo melenso e poco convincimento

10:40 Redazione 0 Comments

La trasmissione di ieri sera non mi ha entusiasmato più di tanto. Ritmo non troppo coinvolgente, a volte melenso. Poi troppe letture, interminabili segmenti di programma che ponendosi come una sorta di magico veicolo di verità, ha finito per annoiare. Non è che non mi sia piaciuto nulla per carità, ma Fazio, Saviano e compagni non mi hanno convinto totalmente, mi è sembrato tutto fin troppo ovvio, un programma condito con sagacia da contenuti ricamati su una scaletta fatta quasi per assecondare gusti personali, certi orientamenti specifici, motivazioni addotte da una dose di buonismo che in ultima istanza ha dato l’impressione di voler fare una bella lezione, solo che noi avevamo il telecomando.

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L’importanza della psicologia della salute per un approccio biopsicosociale alla salutogenesi - Seconda parte

05:00 Redazione 0 Comments

(Segue dalla prima parte). Affinché si possano affrontare al meglio tutte le sfide quotidiane è necessario disporre di una buona dose di adattamento e flessibilità, di strategie di coping, necessarie per poter fronteggiare i problemi e lo stress. Coping, adattamento, flessibilità, problem solving sono capacità per le quali ci alleniamo e che possiamo apprendere e migliorare, ma che allo stesso tempo sono in qualche modo connesse al livello filogenetico. Molte ricerche hanno evidenziato influenze contestuali sulle capacità adattive dell’individuo. Fattori determinanti sarebbero la qualità dell’ambiente sociale di riferimento ma anche la continuità di un sostegno ottimale al bambino da parte della figura di accadimento. La qualità del legame di attaccamento in particolare sarebbe in questo senso determinante (si vedano in tal senso gli apporti di Liotti). Uno stile di attaccamento sicuro sarebbe un ottimo predittore di un ottimo funzionamento dell’individuo e in ogni caso ne costituirebbe comunque le premesse. Al contempo, i fattori contingenti futuri, potranno determinare un ulteriore rafforzamento o un indebolimento, nella direzione di disfunzionalità più o meno marcate (finanche al disagio psichico). Chiaramente anche gli stili di vita individuali dovranno essere considerati nell’ottica biopsicosociale e potranno costituire fattori di protezione o di rischio. Come sappiamo è necessario che l’individuo risponda adeguatamente alle stimolazioni dell’ambiente in cui è inserito.

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La depressione in poche parole

04:53 Redazione 0 Comments

Come facciamo a riassumere in poche parole i meccanismi che stanno alla base della depressione? Possiamo provare innanzitutto a chiarirne l'origine. Semplificando si può dire che l'origine della depressione è legata a come noi interpretiamo gli eventi che accadono e a cui assistiamo quotidianamente. Alle volte ci troviamo di fronte a situazioni nuove, eventi improvvisi, incontrollabili, per i quali siamo costretti a dare una sorta di interpretazione: "perché accade questo? Come mai succede adesso e proprio a me?" Più tenderemo a imputare per gli eventi giudicati negativi delle cause interne (pensiamo cioè che quel che di brutto ci accade è dovuto a nostre responsabilità e che la colpa è nostra) più saremo predisposti alla depressione. In genere l'altro aspetto collegato a questo tipo di interpretazione riguarda il fatto che si tende ad imputare a cause esterne, cioè al di fuori della responsabilità soggettiva, eventi giudicati positivamente. In sintesi la persona depressa o che è portata alla depressione pensa che se accadono eventi positivi non accadono certo per merito suo ma per cause esterne, non dipendenti dalla propria responsabilità. Di contro gli eventi negativi sono considerati il prodotto delle proprie responsabilità. Alla base della depressione vi è quindi un complesso meccanismo attribuzionale di eventi improvvisi ed incontrollabili. A seconda che tali attribuzioni causali (chiamate locus of control) siano interne o esterne, avremo una situazione più o meno predisponente alla depressione. Questo spiega il motivo per cui non tutte le persone sono depresse e non tutte lo sono allo stesso modo, proprio perché reagiscono e interpretano in modo differente gli eventi esterni ritenuti incontrollabili. Lo stile attribuzionale proprio della depressione si collega spesso a pensieri di perdita, bassa autostima ed eccessiva autocritica per se stessi. Esistono quindi dei veri e propri schemi depressogeni, caratterizzati da una marcata svalutazione del proprio dominio personale. Si tratta di distorsioni cognitive che sostengono una interpretazione negativa dell'esperienza, una valutazione negativa di se e, cosa ancor più grave, aspettative negative per il futuro. Queste persone reagiscono a possibili eventi traumatici in termini di perdita totale e irreversibile e ciò provoca reazioni a catena basate su una concezione negativa di se e sul pessimismo. E' facile immaginare quanto possa essere difficile riuscire a venir fuori da questo circolo vizioso.Tuttavia, attraverso una efficace psicoterapia è possibile provare a cambiare, mettendo in discussione questi assunti di base sbagliati.

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ADHD e iperattività dei bambini: alcuni riferimenti bibliografici - Seconda parte

05:09 Redazione 0 Comments

Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’ADHD e dei bambini iperattivi. Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema. Si tratta di una bibliografia scientifica che concerne articoli in lingua italiana e in lingua inglese. Si riporta l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione: Milich, R., Dodge, K.A. (1984) ‘Social information processing in child psychiatry populations. ’Journal of Abnormal Child Psychology, 12, 471-479. MTA Cooperative Group. A 14-month randomized clinical trial of treatment strategies for attention-deficit/hyperactivity disorder (1999), Archives General Psychiatry, 56: 1073-1086. MTA Cooperative Group. Moderators and mediators of treatment response for children with attention-deficit/hyperactivity disorder (1999), Archives General Psychiatry, 56: 1088-1096. Santosh P.J., Taylor E. (2000) ‘Stimulant Drugs’. Eur. J. Child Adolesc. Psychiatry, 9 (suppl.1), 27-43. Sergeant, J.A., Van der Meere, J.J. & Oosterlaan, J., (1999). Information processing and energetic factors in attention-deficit/hyperactivity disorder. In H.C. Quay & A. Hogan (Eds), Handbook of disruptive behavior disorders (pp. 75-104). New York: Plenum Press. Sonuga-Barke EJS, Dalay D, Thompson M. et al. (2001). Parent-based therapies for preschool attention defict hyperactivity disorder: a randomized, controlled trial with a community sample. Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 40, 402-408. Sonuga-Barke EJS, Dalay D, Thompson M. (2002) Does maternal ADHD reduce effectiveness of parent trainig for preschool children’s ADHD? Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 41, 696-702. Tannock, R. (1998) ‘ADHD: advances in research.’ Journal of Child Psychology and Psychiatry, 39, 65-100. Taylor, E.A. (1997) Understanding Your Hyperactive Child: the Essential Guide for Parents. 3rd Edn. London: Vermilion. Taylor, E.A., Sergeant, J., Doepfner, M., Gunning, B., Overmeyer, S., Mobiue, H. (1998) ‘Clinical guidelines for hyperkinetic disorder.’ European Journal of Child and Adolescent Psychiatry. (In press.) Vio C., Marzocchi G.M. & Offredi F. (1999). Il bambino con deficit di attenzione/iperattività. Erickson, Trento. Vio C., Offredi F. & Marzocchi G.M. (1999). Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività: sperimentazione di un training metacognitivo. Psicologia Clinica dello Sviluppo, 3, 241-262.Woodward, L., Downey, L., Taylor, E. (1997) ‘Child and family factors influencing the clinical referral of children with hyperactivity: a research note.’ Journal of Child Psychology and Psychiatry, 38, 479-485.

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Su Anna Favella e “Terra ribelle”: mi è piaciuta molto - Seconda parte

10:07 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte). Terra ribelle ok. Anna Favella ok. Qual è il punto? Il punto credo che sia l’amore, cioè quell’idea e quegli esiti dell’amore che forse vivono solo nelle grandi storie o nei romanzi. Insomma, anche se uno riesce a trovare l’amore della sua vita, la propria anima amante, quella per la quale saremmo pronti a sacrificare tutto e che si rincorre di vita in vita non è affatto detto che ci sia un lieto fine, cioè che tutto vada per il verso giusto. Diciamo semmai che la vita è troppo complicata e a volte beffarda. Gli amori contrastati e impossibili sono quelli per cui tutti vorremmo lottare, quelli che ognuno ha sognato a labbra socchiuse sospirando sopra le pagine di un romanzo. Ma realmente, nella vita di tutti i giorni è altrettanto facile trovare la verità, la gioia di un amore vero e per il quale è possibile rompere tutti i tipi di catene? Non so, certo credo che questo film narri di coraggio e di amore o quantomeno di come nulla accada per caso e di come due innamorati riescano a rompere certe costrizioni, certi muri inespugnabili. In una sorta di immane giustizia allora i protagonisti si ritrovano e al di la di una apparente lontananza dovuta alle differenze sociali si riscoprono poi più vicini di quanto avrebbero potuto immaginare. E certo colpisce ancora la naturalezza della protagonista, la gentile posa dei suoi capelli, la moltitudine di espressioni che vivono attraverso lo sguardo dei suoi occhi. Un piccolo tesoro di bravura e di bellezza cresciuto nella provincia romana, nel silenzio di un teatro di nicchia ed esploso poi tra le macchine da presa e l’arrivo in Argentina. Nulla accade per caso.

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Tra lo scricchiolante welfare universitario (tagli alle borse di studio) e altri problemi (pure un pacco bomba a Berlusconi): l'Italia di oggi

09:32 Redazione 0 Comments

Recentemente mi sono soffermato a riflettere su una notizia secondo la quale sarebbe stato tagliato il 90% dei fondi diretti agli atenei per la concessione delle borse di studio. In sostanza sarebbero stati stanziati solamente 26 mln di euro dal ministro Gelmini (questi fondi infatti passerebbero da 246 mln a 25,7 mln). Ciò determinerebbe che solo 2 studenti su 10 aventi diritto godrebbero della borsa di studio necessaria per mantenersi agli studi. Sono infatti oltre 180.000 gli studenti che avrebbero diritto all’assegno, ma una specifica della nuova manovra finanziaria avrebbe deciso un taglio di questi fondi. Un'altra notizia quindi che in qualche modo sancisce il clima non certo sereno che vive oggi l’università ed anche il mondo della ricerca (si pensi alla riduzione del tempo pieno o alla cancellazione delle graduatorie per i ricercatori). E se proprio dobbiamo dirla tutta ciò si innesta inesorabilmente in un quadro nazionale devastato da fughe di notizie, veleni, uno stillicidio consumato quotidianamente tra cariche politiche e poteri dello Stato. E adesso (notizia freschissima) pure un pacco bomba a Berlusconi, che a quanto pare sarebbe stato fatto incendiare o si sarebbe incendiato durante l’intervento dell’artificiere (tal pacco a quanto si sa era all’interno di un aereo proveniente dalla Grecia e diretto a Roma e che per questo sarebbe stato fatto atterrare a Bologna). Tornando alla borsa di studio con questa molti studenti vivono e soprattutto, impegnano parte della quota anche per pagare l’affitto dell’alloggio. E’ facile immaginare quali problemi potrà portare una simile privazione. Uno scenario sconfortante per il fragile welfare universitario e studentesco.

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Lo psicologo e il lavoro in ospedale: i tempi giusti per lo spazio terapeutico

05:03 Redazione 0 Comments

Nonostante vi siano dei protocolli standard che concernono la pratica clinica, esistono delle situazioni che possono in qualche modo far modificare il percorso clinico prestabilito. In terapia cognitivo comportamentale la pratica clinica é abbastanza strutturata e ciò é senza dubbio un pregio. Abbiamo bisogno infatti di protocolli validati ed efficaci, cioè che diano risultati accettabili non in tempi lunghi e chiaramente in un ottica sperimentale e scientifica. C'é quindi un momento per la strutturazione del caso (assessment clinico) e c'é un momento per la terapia. Ma tali confini possono spesso essere più sfumati, specie se si lavora in contesti maggiormente istituzionalizzati, come nel caso di strutture pubbliche e ospedali. In questi casi i tempi della pratica clinica devono essere in qualche modo adattati alle esigenze della struttura. In ospedale infatti i tempi possono essere ristretti e per questo lo spazio terapeutico deve essere utilizzato predisponendo tutto con accuratezza. Il lavoro dello psicologo ospedaliero deve essere considerato quindi nell'ottica della complessità perché il setting stesso richiede flessibilità e capacità di sintesi da parte dell'operatore sanitario. A partire da queste considerazioni é necessario quindi implementare dei protocolli quanto più possibile efficaci per rispondere adeguatamente alla richiesta dei pazienti ospedalizzati.

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