L’insonnia influisce sulla qualità della vita

04:47 Redazione 0 Comments

L'insonnia contribuisce purtroppo all'abbassamento della qualità della vita ed è correlata a una serie di variabili specifiche. Innumerevoli studi e ricerche hanno mostrato in modo evidente che soggetti sofferenti d'insonnia cronica presentano una qualità della vita mediocre sia da un punto di vista fisico che psichico. Studi epidemiologici hanno stimato che circa un terzo della popolazione generale ha sperimentato di recente almeno un sintomo collegato ad insonnia, mentre soffrirebbe di insonnia cronica (quella più grave) circa il 10-15% della popolazione totale. In genere chi soffre d'insonnia accusa fatica, stanchezza cronica, problemi di memoria e di concentrazione. L'abbassamento di concentrazione farebbe peraltro aumentare il rischio di incorrere in incidenti stradali e questo aspetto enfatizza ulteriormente il forte impatto sociale che il disturbo presenta. Un altro aspetto importante è l'impoverimento delle performance lavorative, collegabile direttamente alla vita sociale dei soggetti. Si è osservato infatti che in caso di insonnia cronica le persone tendano ad avere un abbassamento della produttività lavorativa, con un peggioramento delle capacità mnestiche e delle abilità di decision making. Vi sarebbe inoltre un aumento del tasso di assenteismo e di allontanamento dal lavoro per malattia. L'insonnia presenta anche una comorbidità con altri disturbi, specialmente con la depressione. Per tutti questi aspetti l'insonnia ha un costo molto alto non solo per il singolo individuo, ma anche in termini sociali e per la collettività, con conseguenze che incidono pesantemente sul sistema economico. Questo dovrebbe sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica, in modo che possano essere facilmente attuate delle politiche specifiche e dei programmi di prevenzione, individuando strategie che consentano di promuovere la salute biopsicosociale e la qualità della vita.

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Lo stress lavoro-correlato in un ottica Biopsicosociale - Seconda parte

04:38 Redazione 0 Comments

In questo caso si definisce specificatamente la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale non consistente nella sola assenza di malattia o di infermità” (art. 2, comma 1, lettera o) e questo specifica finalmente l'influenza dello stress sulle condizioni dei lavoratori. Questa nuova normativa infatti recepisce l'accordo quadro europeo del 2004 sullo stress lavoro-correlato ed insiste in modo esplicito sul ruolo dello stress per la salute nei contesti lavorativi, considerandolo proprio come uno stato che si accompagna a malessere fisico, psichico e sociale, dovuto al fatto che le persone non si sentono in grado di affrontare le richieste esterne. E' come se ci si sentisse impotenti, incapaci di gestire queste pressanti richieste provenienti dal mondo esterno, non adeguatamente preparati a prendere questo “carico sulle spalle”. Molti pazienti utilizzano proprio affermazioni del tipo: “mi sento schiacciato” o “ho un peso su di me che non mi lascia più forza” ecc..Questa legge è quindi molto importante perché obbliga seriamente le aziende a prendere in considerazione la salute globale dei lavoratori e le patologie psicologiche collegate.In fondo, il completo benessere dei dipendenti non può che tradursi anche in un miglioramento e aumento della soddisfazione e quindi dei risultati e della produttività attesa.Questo dovrebbe essere un compito e un dovere per tutti, e soprattutto lo Stato e gli Enti preposti al controllo dovrebbero ancor più monitorare le aziende Italiane.Chi si trova a dover gestire aziende nelle quali vi è un alto livello di assenteismo, con un clima caratterizzato da continui malumori e lamentele, conflitti interpersonali, dovrebbe quindi prendere seriamente in considerazione queste dinamiche, definendo in modo concreto misure antistress efficaci, al fin di migliorare realmente le condizioni di lavoro e quindi la salute e la qualità della vita di tutti.

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Questionario di autovalutazione per la scelta dell'università e del corso di laurea - Seconda puntata

04:18 Redazione 0 Comments

Come anticipato, vi propongo un questionario di autovalutazione che potrebbe esservi utile per la scelta dell’università e del corso di laurea. Si tratta di una serie di affermazioni per le quali è possibile scegliere il grado di accordo secondo una scala tipo likert, ove vengono assegnati punti secondo il seguente schema: Assolutamente falso, 1 punto
Abbastanza falso, 2 punti
Né vero, né falso, 3 punti
Abbastanza vero, 4 punti
Assolutamente vero, 5 punti il questionario è costituito da 72 affermazioni che verranno pubblicate in 6 puntate. Dopo la pubblicazione di tutte le affermazioni verrà indicato il metodo di calcolo per l’interpretazione dello strumento. E’ chiaro che non si tratta di un test validato e standardizzato scientificamente, prendetelo semmai come un gioco, attraverso cui è possibile individuare più facilmente le aree preferenziali di maggiore interesse e quelle su cui puntare magari per la scelta dell’università’ e del corso di laurea. Buon test! Puoi trovare le puntate precedenti nella sezione Scelta Università Seconda parte: f) Voglio essere in grado di distinguere diversi generi letterari d) Contribuisco con il mio lavoro alla guarigione degli ammalati a) Passo buona parte della giornata a cufare gli animali b) Lavoro alacremente affinché un azienda possa affrontare le nuove sfide del mercato globale c) Voglio essere in grado di comprendere i parametri di funzionamento dei satelliti orbitanti attorno alla terra d) Conosco perfettamente come avviene un trapianto di cuore a) Amo studiare la geologia della terra b) Lavoro in uno studio commerciale e mi occupo di contabilità del lavoro c) Impiego buona parte del mio tempo nella manutenzione degli aerei civili d) Passo buona parte della giornata in ospedale, impegnandomi nell'attività di cura dei pazienti a) Effettuo per buona parte della giornata analisi di laboratorio b) Mi appassiona comprendere i meccanismi alla base dell'inflazione e le sue conseguenze sul costo del denaro
Per la riproduzione e diffusione del test si faccia riferimento alla licenza creative commons e al disclaimer presente in fondo alla pagina.

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Adolescenti depressi e rischio sovrappeso: una relazione interessante - Seconda parte

05:33 Redazione 0 Comments

Ci eravamo lasciati sostenendo una tesi precisa e cioè che più la depressione insorge in età precoce, più forte sarà la probabilità di una obesità futura. Gli adolescenti depressi in particolare sarebbero in qualche modo più predisposti a un futuro stato di sovrappeso, e questo avverrebbe ancor più nel caso delle femmine. Queste ultime infatti sarebbero maggiormente a rischio dei maschi e avrebbero 2.5 volte più probabilità di diventare obese rispetto alle adolescenti non depresse. Gli effetti della depressione in età adolescenziale sull'obesità sarebbero di gran lunga più forti di quelli che ad esempio ha il fumo passivo sullo sviluppo del cancro. Questo aspetto dovrebbe far riflettere, soprattutto se si ragionasse saggiamente, considerando globalmente il concetto di benessere anche e soprattutto da un punto di vista politico per la prevenzione in adolescenza. Quanto ancora c’è da fare in un ottica di prevenzione? E' stato fatto tutto il necessario o ci sono ancora margini di miglioramento? Io penso proprio di si, perché ancora troppo poco lavoro è stato fatto per mettere a punto dei programmi pensati specificatamente per gli adolescenti, anche in tema di educazione alla salute (si stima che la depressione sia in aumento tra gli adolescenti e che questi facciano sempre più abuso di psicofarmaci). Vi sarebbero quindi delle evidenze a favore di una correlazione tra depressione in età adolescenziale (specie nelle femmine) e successivo aumento di peso o obesità. I risultati di questo studio hanno delle importanti implicazioni da un punto di vista clinico e sociale in quanto sottolineano la necessità di mettere a punto interventi per il trattamento e la prevenzione della depressione durante l'adolescenza, nell'ottica di ridurre il rischio di obesità in età adulta e di promuovere un miglioramento complessivo della salute correlata alla nostra qualità di vita.

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Come e perché migliorare il rapporto con il partner - Terza parte

05:29 Redazione 0 Comments

(Continua dalla seconda parte). Secondo Beck esistono alcune azioni fondamentali che permettono di correggere la situazione disfunzionale collegata al rapporto con il proprio partner. Eccone alcune: 1) Colleghiamo le nostre reazioni emotive ai pensieri automatici --> Dobbiamo mettere in relazione le emozioni che proviamo (pensate alla tristezza, all'ansia o alla rabbia) con le situazioni e gli eventi che le hanno provocate. 2) Utilizziamo l'immaginazione --> E' possibile immaginare di mettere in relazione situazioni ed emozioni. Ad esempio provate ad immaginare una determinata situazione. Scrivete quindi su un foglio i pensieri automatici che avete avuto e le situazioni emotive ad essi associate. 3) Esercitarsi ad individuare i pensieri automatici --> Più ci eserciteremo a individuare i nostri pensieri automatici maggiormente potremo trarre beneficio da questa consapevolezza. 4) Verificare l'attendibilità dei pensieri automatici --> Ponetevi le domande: "la mia interpretazione è stata corretta? Quali prove ci sono a favore? Quali contro? Esistono spiegazioni alternative a quella che ho dato?" 5) Usate risposte razionali --> A questo livello dobbiamo essere in grado di mettere sicuramente in discussione le nostre interpretazioni, attraverso l'utilizzo della ragionevolezza. Questo sforzo collaborativo tra i partner permetterà, progressivamente, di ridisegnare il rapporto alla luce di una nuova visione di se stessi e della vita in comune.

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Bambini davanti alla televisione: iperattività ed errati modelli educativi

05:19 Redazione 0 Comments

Probabilmente non abbiamo idea del tempo reale impiegato dai nostri bambini davanti alla televisione, un dato che peraltro è aumentato fortemente proprio negli ultimi anni. Guardare la tv è un comportamento che occupa uno spazio primario del tempo libero dei bambini, tanto che psicologi, pediatri e pedagogisti hanno cominciato a porsi (per la verità già da un po’ di tempo) numerosi interrogativi riguardo agli effetti di tale abitudine sullo sviluppo del piccolo, soprattutto per quel che concerne le capacità cognitive e relazionali. Più della metà dei bambini di età scolare guarda la televisione già al mattino, mentre fa colazione, ma il dato più preoccupante riguarda il tempo impiegato: pare che uno su dieci guardi la tv per più di 5 ore al giorno e sembra che questo possa avere un forte impatto per lo sviluppo del pensiero del bambino. E' troppo, anche alla luce di alcuni dati oggi disponibili. Vi sarebbero infatti alcune interessanti relazioni tra il tempo passato davanti alla tv e la possibilità di avere bambini iperattivi, con una aumentata diagnosi di ADHD. Tale correlazione risulterebbe tanto maggiore quanto più elevata l’esposizione davanti alla tv (più di tre ore al giorno). Questo avverrebbe per un duplice motivo. Da un lato, una alterazione del normale sviluppo cerebrale sarebbe imputabile al continuo e veloce flusso di immagini subite passivamente dai bambini, tale da non potere essere correttamente assimilato. L'abitudine a guardare la tv per molto tempo, appresa fin da piccoli, sarebbe causa inoltre di una difficoltà a concentrarsi per eseguire compiti specifici e prestabiliti. Anche i contenuti, relativi cioè a quello che i bambini guardano, non sono da trascurare, anzi. Le continue scene di violenza a cui assistiamo quotidianamente non fanno altro che trasmettere modelli errati, basati sulla violenza, sull'intolleranza e sul non rispetto reciproco, in una sorta di palcoscenico ove conta solo l'apparire e l'appagamento dei propri bisogni, senza esclusione di colpi, anche a scapito dei diritti altrui.

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