Cambiare partner? Strategia di adattamento in un ottica evolutiva

05:14 Redazione 0 Comments

Non c'é da allarmarsi se si tende a cambiare spesso partner, specie se questo avviene durante l'adolescenza. Alcune persone possono allarmarsi se si accorgono di cambiare continuamente il proprio partner. Alle volte ci si ritrova quasi senza accorgersene a galleggiare sugli umori vorticosi, abbandoni, ritorni di fiamma, nuovi innamoramenti e delusioni. E i genitori si allarmano, perché vedono i loro figli adolescenti che si dibattono in mezzo alle tempeste dell'amore. Ma da un punto di vista psicologico, specie se considerato in ottica evolutiva, queste situazioni possono essere considerate un passaggio importante che permette all'adolescente di sperimentare nuove situazioni e nuovi ruoli, anche attraverso le primissime esperienze sessuali. Amare, innamorarsi, soffrire per ciò che si é perduto, rinascere nuovamente. Così passando da un esperienza all'altra facciamo ricorso alle nostre capacità di adattamento, diventiamo più flessibili, stimoliamo le capacità di coping e di problem solving, impariamo ad elaborare il lutto di una perdita. Tuffiamoci allora nella vita, lasciamoci stupire dalle sue continue sorprese e meraviglie, ma non dimentichiamo mai che la nostra crescita necessita del rispetto delle regole e del senso di responsabilità.

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Adolescenti depressi e rischio sovrappeso: una relazione interessante - Prima parte

05:05 Redazione 0 Comments

Un po’ di tempo fa ho letto un articolo molto interessante, pubblicato sul Journal of Health Psychology e che ha rafforzato ulteriormente la convinzione circa il fatto che il piano fisico e quello psichico sono sempre strettamente collegati e si influenzano reciprocamente. In particolare una ricerca condotta da Bruce Blaine del St. John Fisher College di New York ha cercato di mettere in luce eventuali relazioni esistenti tra depressione e obesità. L’ipotesi iniziale era relativa a un possibile effetto predittivo della depressione circa l'aumento di peso. Una ipotesi molto interessante quindi, soprattutto alla luce del fatto che ancora molti processi e dinamiche a riguardo risultano poco chiare. In particolare, esiste tale relazione? E se si, in che modo una struttura depressogena potrebbe facilitare l’aumento di peso? Certo è che la letteratura evidenzia da molti anni una certa correlazione tra obesità e alcune malattie croniche. Malattie cardiovascolari o l'ipertensione infatti, sono state da sempre associate ad uno stato di sovrappeso. Questa ricerca, che ha analizzato i dati di 16 studi precedenti, ha messo in luce certe tendenze interessanti. Innanzitutto è ipotizzabile che i soggetti depressi tendano a mangiare in modo diverso, con un comportamento alimentare cioè meno adattivo, magari scegliendo cibi ad alta densità calorica o facendo meno attività fisica. E' immaginabile quindi una sorta di influenza indiretta dello stato depressivo su un possibile aumento di peso, così come è possibile che l'utilizzo di antidepressivi possa giocare un ruolo in tal senso, anche se questi effetti sul cambiamento di peso sono ancora poco noti e non del tutto chiari. L'analisi dei dati a disposizione ha permesso di mettere in evidenza una certa correlazione tra le variabili in questione, relazione che diventerebbe più forte a determinate condizioni. I risultati hanno dimostrato infatti che più la depressione insorge in età precoce, più forte sarà la probabilità di una obesità futura. … continua

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Lo stress lavoro-correlato in un ottica Biopsicosociale - Prima parte

04:32 Redazione 0 Comments

Finalmente oggi si inizia a lavorare concretamente rispetto ad alcuni temi fino a qualche tempo fa trascurati e di cui veniva sottovalutata l'influenza. Ci si riferisce in particolare allo stress lavorativo, il quale può causare innumerevoli conseguenze per gli individui che lavorano in determinati contesti e a certe condizioni specifiche. Se lo stress raggiunge determinati livelli in termini di intensità e per un periodo di tempo prolungato, può avere infatti un impatto molto forte, a volte devastante. Si pensi al mobbing ad esempio, e alla costellazione di sintomi psicosomatici a cui può portare (ne tratteremo prossimamente). L'anno scorso è finalmente entrata in vigore una nuova normativa (D.Lgs. 9-4-2008 n. 81) che riconosce, da un lato l'esistenza di una serie specifica di variabili che possono mettere a rischio la salute dei lavoratori (definite fattori di rischio trasversali), e soprattutto sottolinea l'obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i possibili rischi per la salute (si veda in proposito l’art. 28) qui intesa in modo globale, e quindi da un punto di vista biopsicosociale. Ricordo che da un punto di vista biopsicosociale la promozione della salute e del benessere individuale passa sempre dalla salute e dal benessere della collettività, in quanto ogni individuo risulta pienamente “in salute” solo se soddisfatto in tutti i suoi aspetti, da quello biologico, fino a quello psicologico e sociale. Viene considerato quindi l'individuo nella sua globalità, costituito e influenzato proprio da fattori biologici, psicologici e sociali. … Continua

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Questionario di autovalutazione per la scelta dell'università e del corso di laurea - Prima puntata

04:30 Redazione 0 Comments

Come anticipato, vi propongo un questionario di autovalutazione che potrebbe esservi utile per la scelta dell’università e del corso di laurea. Si tratta di una serie di affermazioni per le quali è possibile scegliere il grado di accordo secondo una scala tipo likert, ove vengono assegnati punti secondo il seguente schema: Assolutamente falso, 1 punto
Abbastanza falso, 2 punti
Né vero, né falso, 3 punti
Abbastanza vero, 4 punti
Assolutamente vero, 5 punti il questionario è costituito da 72 affermazioni che verranno pubblicate in 6 puntate. Dopo la pubblicazione di tutte le affermazioni verrà indicato il metodo di calcolo per l’interpretazione dello strumento. E’ chiaro che non si tratta di un test validato e standardizzato scientificamente, prendetelo semmai come un gioco, attraverso cui è possibile individuare più facilmente le aree preferenziali di maggiore interesse e quelle su cui puntare magari per la scelta dell’università e del corso di laurea. Buon test! Ecco le prime 12 affermazioni: a) Produco dell'ottimo vino e conosco le tecniche di coltivazione dei vigneti b) Voglio mettere a frutto le mie conoscenze in campo economico affinché un azienda aumenti il proprio fatturato c) Voglio conoscere alla perfezione come funziona un computer d) Sono in grado di soccorrere qualcuno dopo un incidente stradale a) Conosco i motivi per cui certe coltivazioni sono idonee a certe aree geografiche piuttosto che ad altre b) Passo buona parte della giornata ad occuparmi dei problemi del mercato del lavoro c) Voglio diventare un mago delle connessioni internet e dell'implementazione di reti d) Conosco i meccanismi alla base di un attacco di panico a) Coltivo delle piante da cui sono in grado di ricavare anche delle entrate economiche b) Voglio conoscere con esattezza la situazione economica attuale con le prospettive a medio e lungo termine su scala globale e) Voglio poter fare indagini su un crimine efferato c) Voglio comprendere il motivo per cui l'impianto elettrico ha smesso di funzionare Per la riproduzione e diffusione del test si faccia riferimento alla licenza creative commons e al disclaimer presente in fondo alla pagina.

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Cosa succede quando ci sentiamo in ansia

17:16 Redazione 0 Comments

Descrivere in poche righe tutto quello che riguarda il fenomeno ansia? Ci provo. L’ansia è innanzitutto un fenomeno emozionale complesso e multidimensionale. Complesso perché presuppone l’attivazione di variabili simultanee e multidimensionale perché si creano dei collegamenti tra varie classi di risposte individuali. Vi sono 4 tipi fondamentali di risposte: - Risposte soggettive (ciò che il soggetto riferisce attraverso i colloqui, i resoconti, i questionari ecc..) - Risposte cognitive (riguardano i nostri pensieri) - Risposte fisiologiche (I sintomi di cui spesso abbiamo sentito parlare: tachicardia, sudorazione, palpitazioni, iperventilazione ecc..) - Risposte comportamentali (ciò che facciamo, i nostri comportamenti). La pluralità di queste risposte provoca dei cambiamenti a livello della nostra sfera emozionale, tale da attivare una sorta di stato d’animo di tensione. Ci sentiamo in queste circostanze in continuo e potenziale pericolo. Beck ha definito le persone che si trovano in questa situazione come attivate da una specie di sistema d’allarme ipersensibile. Questo meccanismo finisce spesso per generare un circolo vizioso: ANSIA --> STIMOLI INTERNI -->PAURA DELL’ANSIA --> ANSIA Una risposta cognitiva inappropriata quindi genera una risposta comportamentale inappropriata, impattando chiaramente sulla sfera emozionale. Abbiamo a che fare con dei veri e propri pensieri sbagliati, strani, anomali. Questi pensieri sbagliati sono chiamati schemi o modelli. Quando siamo in ansia siamo portati a catastrofizzare, elaboriamo in modo distorto le informazioni, perdiamo la capacità di valutare in modo prospettico, pensiamo nei termini si-no. L’ansia è quindi una risposta inappropriata basata proprio su una stima eccessiva del grado di pericolo, con una aspettativa di perdita nel proprio dominio personale.

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Bambini iperattivi e ADHD: quali sono le mosse giuste - Seconda parte

04:27 Redazione 0 Comments

(Continua dalla prima parte). In questo senso, è previsto il meccanismo della punizione (rinforzo negativo) per le condotte indesiderate (e quindi non funzionali ed adattive).Il concetto chiave è che l'applicazione costante e coerente di premi e punizioni modifica progressivamente le catene comportamentali, e questo può generare un miglioramento del bambino per quello che concerne le sue condotte sociali e il suo apprendimento scolastico.Molto semplicemente si può interagire col bambino offrendo premi e incentivi, e questo è necessario affinché il nostro piccolo capisca che vi sono regole da rispettare e soprattutto che i suoi comportamenti avranno sempre delle conseguenze, positive o negative.Alle volte queste tecniche possono apparire velate da un freddo meccanicismo, ma in realtà non lo sono, e sappiamo bene che ogni nostro comportamento è perfettamente al centro di catene situazionali ove vi sono sempre antecedenti e conseguenti alle nostre azioni. I genitori e gli insegnanti quindi (seppure in contesti diversi) devono stimolare le interazioni positive col bambino, utilizzando le tecniche di rinforzo in modo semplice e diretto, regolando in modo coerente e costante tutte le modalità di funzionamento del bambino ritenute inappropriate. Il bambino è un essere unico e complesso che necessita di cure e dedizione, e questo vale ancor più oggi, in questa società così esigente e dai ritmi vorticosi.

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Dieta, fame e sovrappeso. Un nuovo modo di rapportarsi col cibo - Seconda parte

05:18 Redazione 0 Comments

I soggetti con DCA (Disturbi del comportamento alimentare) hanno problemi di identità ed essa dipende dal peso e dalla forma corporea. Il valore personale è in parte collegato all'aspetto, così come il rapporto col cibo è connesso alla dimensione relazionale. Nell'anoressia i soggetti tendono a respingere tutti, mentre nelle bulimie le persone possono essere utilizzate e poi allontanate. Il cibo può essere poi uno spazio neutro necessario per tenere a bada i livelli di rabbia (come avviene per gli obesi). In questi casi il lavoro da fare è duplice. E' necessario recuperare l'identità personale e successivamente mettere i soggetti nella condizione di poter "riavvertire" i segnali biologici di fame e sazietà, intesa qui come uno stato legato al processo di assorbimento. Si capisce allora che la situazione è molto complessa, più di quanto possa apparire superficialmente, e che nel caso dei disturbi del comportamento alimentare è necessario lavorare sulle problematiche relazionali e sulle abilità sociali, passando attraverso una rieducazione del rapporto con il cibo. Il fatto che siano aumentate vertiginosamente alcune patologie croniche (compresi i problemi muscolo-scheletrici) dipende chiaramente anche dagli stili di vita individuali. E' assolutamente necessario allora migliorare la qualità della vita, prendersi cura di se (prevenzione, benessere), gestire il tempo assecondando ritmi più armoniosi, creando un nuovo spazio in cui l'agire individuale è anche agire collettivo, in un ottica di salute sociale. No allora a diete restrittive o improvvisate ma cambiamento del modo di pensare e di rapportarsi al cibo. Solo così i risultati raggiunti relativamente alla perdita di peso potranno essere mantenuti. Cosa è allora la fame? Essa è una forza positiva che ci permette di nutrirci responsabilmente, recuperando forze ed energie preziose. La fame non dovrebbe essere considerata alla stregua di un piacere sterile, o peggio ancora un contenitore utilizzato come ansiolitico, ripieno di emozioni negative e frustrazioni.Il rapporto col cibo deve essere quindi ripensato nell'ottica di un cammino da intraprendere, ove tutti noi siamo collegati l'un l'altro. Il nostro spazio, la nostra vita è connessa a una dimensione più grande. Questo senso di coerenza globale è universale, è il nesso e il nucleo centrale da cui ripartire.

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