Orientamento e scelta dell’università: alcuni riferimenti bibliografici - Terza parte

05:14 Redazione 0 Comments

Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’orientamento, della formazione di competenze e della scelta del corso di Laurea. La scelta dell’università in particolare sembra oggi un punto strategico di decision making, in grado di influenzare buona parte del futuro di un giovane. Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema dell’orientamento relativamente alla scelta del corso di laurea universitario ed in particolar modo a una eventuale scelta della laurea in Psicologia. Si tratta di una bibliografia per l’orientamento classica ed anche abbastanza diffusa. Si riporta in ordine alfabetico l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione: MANCINELLI Maria Rosaria, Significato e uso dei test in orientamento, in CASTELLI Cristina, VENINI Lucia (a cura di), Psicologia dell'orientamento scolastico e professionale, opera citata, pagine 179-202. MANCINELLI Maria Rosaria, L'orientamento dalla A alla Z, Milano, Vita e Pensiero, 2002. MAROSTICA Flavia, Costruire competenze orientative specifiche nella scuola: le azioni di orientamento in «Innovazione educativa» n.1/2003 POLACEK Klement, Componenti psicologiche del processo di orientamento, in "Orientamento Scolastico e Professionale", n. 1-2, 1987, pagine 53-70. POLACEK Klement, La finalità dell'orientamento: interrogativi e prospettive, in "Orientamento Scolastico e Professionale", n. 2, 1982, pagine 182-187. POMBENI Maria Luisa, Il colloquio di orientamento, Roma, Carocci, 1996. POMBENI Maria Luisa, Orientamento scolastico e professionale, Bologna, Il Mulino, 1996. REALE Giovanni Gaetano, Il percorso di orientamento professionale per disabili G.O.A.L. (Gruppo di Orientamento Al Lavoro): una riflessione sull'esperienza, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 6, 2001, pagine 141-159. SANGIORGI Giorgio, L'orientamento al lavoro. Proposte per un manifesto, in "Psicologia Italiana, n. 2, 1997, pagine 41-50. SANGIORGI Giorgio, Un nuovo network cooperativo: orientamento e servizi per l'impiego, in "Psicologia e Lavoro", n. 108, 1998. SANGIORGI Giorgio, Orientare. Manuale per Career Counselling, Torino, Isedi, 2000. SORESI Salvatore, Orientamento per l'orientamento. Ricerche ed applicazioni dell'orientamento scolastico-professionale, Firenze, ITER-Institute for Training Education and Research, Giunti, 2000. SORESI Salvatore, NOTA Laura, Interessi e scelte. Come si evolvono e si rilevano le preferenze professionali, Firenze, ITER-Institute for Training Education and Research, Giunti, 2000. SORESI Salvatore, NOTA Laura, Autoefficacia nelle scelte. La visione sociocognitiva dell'orientamento, Firenze, ITER-Institute for Training Education and Research, Giunti, 2000. VENINI Lucia, CASTELLI Cristina (a cura di), Psicologia dell'orientamento scolastico e professionale. Teorie, modelli e strumenti, Milano, FrancoAngeli, 2002. VIMERCATI Marilena, Metodi e strumenti per orientare, in SCANDELLA Ornella, La scuola che orienta, opera citata, pagine 150-169.

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Amare troppo? Ma in adolescenza é giusto sperimentare

05:10 Redazione 0 Comments

L'amore ha un valore immenso per la nostra vita e specie durante l'adolescenza. Credo che se esista un periodo della vita in cui tutti abbiamo rischiato almeno una volta di perdere la testa (o l'abbiamo fatto!) é proprio quello dell'adolescenza. Si vive disorientati, si galleggia senza orgoglio ne gloria in un liquido vischioso che ci tiene in sospeso, come se fossimo sull'orlo dell'abisso. Ma quanto ci fa sentire leggeri l'amore! Dispensa dolcezze infinite incorniciate nella bellezza, in un brivido caldo come una carezza. Questo é l'amore, un immane trampolino che punta al cielo e che infine vilmente ci tradisce, facendoci sprofondare nel buio. E certo tutti lo abbiamo vissuto, fa parte di noi e della nostra vita. Superare un abbandono, così come rabbrividire di piacere nell'estasi d'un bacio o di certe carezze proibite ci aiuta a crescere, ci fa diventare adulti, pone le basi per una costruzione positiva delle nostre future esperienze sentimentali e delle nostre relazioni affettive. Non ponetevi dunque il problema di amare troppo. Non é la quantità che conta, ne i numeri. Amate a occhi chiusi e sentite il peso del vostro amore sulle spalle: esso é l'oro più leggero del mondo.

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Orientamento: quale Università scegliere? - Seconda parte

12:23 Redazione 0 Comments

Come detto precedentemente se io devo fare una scelta devo valutare le informazioni di base che mi riguardano. Ci sono tratti, disposizioni e attitudini personali da considerare. Se voglio fare il giocatore di basket e sono alto un metro e sessanta probabilmente dovrò riconsiderare le mie scelte per il percorso futuro. Se il mio sogno è fare l'astronauta e voglio realizzarlo devo sapere che: 1) devo essere portato per gli studi matematici e/o ingegneristici; 2) probabilmente dovrò fare carriera militare; 3) dovrò andare all'estero per perfezionarmi da un punto di vista tecnico e per quello che riguarda la lingua; 4) dovrò avere necessariamente delle caratteristiche fisiche e psichiche che mi rendano idoneo a un tale percorso. Approfondire il nostro "mondo" di partenza (tratti di personalità, aspettative) permetterà quindi di prendere coscienza di se con maggiore facilità. Tale sviluppo della persona non potrà che portare a una migliore qualità della vita e a un miglioramento sociale globale. Potremmo provare a riassumere così: CONOSCENZA DI SE --> ESSERE CENTRATI SUI BISOGNI --> VALUTAZIONE DEI PERCORSI FORMATIVI POSSIBILI --> ANALISI DEL CONTESTO SOCIALE (Opportunità e Vincoli) --> SCELTA Tutto questo significa insomma fare i conti con i nostri "ingredienti" di partenza e questo è praticamente indispensabile se si vuole fare una scelta responsabile e il più possibile adeguata. In questa sorta di processo continuo di ridefinizione del proprio progetto professionale dobbiamo essere il più possibile preparati, e per farlo dobbiamo essere necessariamente consapevoli delle nostre caratteristiche personali, delle nostre competenze e interessi. Essere centrati sui nostri bisogni è una tappa per trasformarli in possibilità concrete. Una volta effettuata la scelta si deve lavorare alacremente e con motivazione, ponendosi sempre mete e obiettivi. Mai stancarsi, ogni traguardo è un passo che ci apre la strada a nuovi orizzonti e nuove possibilità.

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Orientamento: quale università scegliere? - Prima parte

06:16 Redazione 0 Comments

Quanto è importante saper scegliere oggi? Quanto conta una scelta adeguata per un soddisfacente percorso formativo e professionale? Chiaramente conta tantissimo e soprattutto in questo contesto attuale ove ognuno di noi è chiamato a scegliere continuamente in un processo di adattamento e riadattamento costante. La scelta del corso di laurea implica necessariamente il saper interpretare i mutamenti del mercato del lavoro. Ma cosa succede quando facciamo una scelta? Ogni momento di scelta implica sempre una situazione di transizione, un piccolo stress che però è necessario per percorrere la nostra strada, un momento importante che presuppone capacità di adattamento e problem solving. Perché allora è cosi importante fare la scelta giusta del corso di laurea? Prima di tutto perché è una occasione per riflettere sulle nostre potenzialità e per migliorare le nostre aree di debolezza. In secondo luogo, ed è l'aspetto forse più chiaro, questo momento è fondamentale per la costruzione del proprio progetto professionale. Molto di ciò che faremo e otterremo dipenderà da quanto giusta o sbagliata sarà stata la nostra scelta circa i possibili percorsi da seguire. Chiaramente per scegliere dobbiamo partire da ciò che abbiamo, dalle competenze che possediamo e che pensiamo possano essere utili per intraprendere una certa professione. Rispondiamo alle domande: quali sono le aspettative che ho su di me e sulle mie risorse? Posso farcela? Cosa mi aspetto dalla professione che vorrei scegliere? L'idea che ne ho è reale o le mie aspettative ne distorcono l'immagine? Se io devo fare una scelta devo valutare le informazioni di base che mi riguardano. Ci sono tratti, disposizioni e attitudini personali da considerare. .. continua ..

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Cosa c’è dietro l’ansia sociale

05:04 Redazione 0 Comments

Da un punto di vista cognitivo un aspetto fondamentale della fobia sociale è la paura del giudizio altrui. Questa alimenta la convinzione del soggetto che le sue prestazioni sociali possano essere oggetto di valutazioni negative da parte degli altri. L'insicurezza, unita ad un pressante desiderio di dare una buona impressione agli altri crea le basi per la formazione di un circolo vizioso caratterizzato dall'attivazione di successivi stati ansiosi. Il paventato pericolo di perdita dello status sociale oltre che a mantenere l'ansia, interferisce con la percezione che il soggetto ha di se. Nei soggetti con ansia sociale è comune infatti una percezione distorta di se stessi associata a una percezione distorta degli altri, tale da far si che essi siano eccessivamente concentrati su aspetti interni e sulle proprie sensazioni endogene. Quest'ultimo aspetto determina nei soggetti una ridotta concentrazione circa le reali prestazioni e facilita la messa in atto di comportamenti protettivi, che in ultima istanza aumentano la probabilità di giudizi negativi da parte degli altri.Per uscire da tale situazione è necessario che il paziente sposti la propria attenzione verso gli aspetti esterni, modificando le credenze e le convinzioni circa le sue prestazioni sociali.

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ADHD e bambini iperattivi: esperienza in aumento - Prima parte

09:17 Redazione 0 Comments

Oggi si sente parlare sempre più di bambini iperattivi, disattenti, che non riescono a modulare correttamente il loro comportamento in ambienti più o meno strutturati, quali ad esempio quello della scuola. I genitori poi, non sanno che pesci prendere, vengono loro addossate varie colpe, prima tra tutte quella di non saper educare i propri figli. In realtà, se una serie di fattori e caratteristiche specifiche coincidono, si può pensare ad un disturbo preciso, che poco ha a che fare con l'educazione o i comportamenti inappropriati. Questo è quello che avviene nel disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività, oggi diffusissimo (più di quanto si pensi) e a cui viene fatta comunemente coincidere la sigla ADHD. A quanto pare circa il 4% della popolazione infantile in età scolastica sarebbe inseribile in questo quadro clinico. Molto semplicemente, un bambino con ADHD ha parecchie difficoltà a mantenere costante l'attenzione e la concentrazione, soprattutto se questa è necessaria per compiere una certa attività (svolgere i compiti scolastici ad esempio). Mancanza di attenzione, facile distraibilità, dimenticanze, incapacità a stare seduti, impulsività, sono tutte caratteristiche peculiari che possono fare pensare all'ADHD. Alle volte il disturbo si presenta con una difficoltà del bambino nelle fasi iniziali di produzione del linguaggio o con problemi che coinvolgono le abilità esecutive, tipo quelle legate alla capacità di scrittura o di disegno. I bambini inoltre, in aggiunta a questa costellazione di sintomi tipici, presentano spesso palesi difficoltà nell'interpretazione delle regole di interazione sociale, facilitando rapporti difficili coi coetanei o con i fratelli. Mancando così la gratificazione sociale, il bambino può avere un abbassamento dell'autostima, che a sua volta può comportare demoralizzazione e ansia.

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Orientamento e scelta dell’università: alcuni riferimenti bibliografici - Seconda parte

05:20 Redazione 0 Comments

Considerate le numerose richieste, potrete trovare di seguito una buona bibliografia circa i temi dell’orientamento, della formazione di competenze e della scelta del corso di Laurea. La scelta dell’università in particolare sembra oggi un punto strategico di decision making, in grado di influenzare buona parte del futuro di un giovane. Alcuni utenti del Blog si sono mostrati interessati al tema dell’orientamento relativamente alla scelta del corso di laurea universitario ed in particolar modo a una eventuale scelta della laurea in Psicologia. Si tratta di una bibliografia per l’orientamento classica ed anche abbastanza diffusa. Si riporta in ordine alfabetico l’autore, il titolo e le informazioni concernenti l’edizione: CICCIARELLI Elisabetta, Navigare in internet, in SCANDELLA Ornella, La scuola che orienta, opera citata, pagine 170-177. CICCIARELLI Elisabetta, BELLAMIO Dante, SCANDELLA Ornella, VIMERCATI Marilena, La scuola che orienta. Percorsi, ruoli, strumenti, Milano, La Nuova Italia, 2002. BERTOLI CLARA, Motivazione, attribuzione ed efficienza nello studio: una ricerca per verificarne l'influenza ai fini dell'orientamento scolastico, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 6, 2001, pagine 67-140. COLACI Annalisa, ALIOTTA Donatella, FIOLETTI Daniela, ROSA Silvia, L'orientamento universitario a stage, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 2, 1998, pagine 99-148. CROSTA Giovanna, BISAGNI Paola, L'orientamento nel quinquennio della scuola superiore, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 2, 1998, pagine 25-56. DE LUCA Lorenzo, I servizi di orientamento: esperienze e proposte, in "Orientamento Scolastico e Professionale", n. 1-2, 1987, pagine 84-93 DEFILIPPI Maria, ELEVATI Christian, Progetto per un servizio di orientamento universitario, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 2, 1998, pagine 149-167. DI FABIO Annamaria, Psicologia dell'orientamento. Problemi, metodi e strumenti, Firenze, Giunti, 1998. ELEVATI Christian, DEFILIPPI Maria, Progetto per un servizio di orientamento universitario, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 2, 1998, pagine 149-167. GIUGNI Guido, Pedagogia dell'orientamento scolastico e professionale, in "Orientamento Scolastico e Professionale", n. 1-2, 1987, pagine 11-52. MAJER Vincenzo, MARIANI Marco, Prove di accesso ed iter accademico degli iscritti alla facoltà di Psicologia dell'Università di Padova, in "Quaderni CROSS", ISU Università Cattolica Milano, n. 1, 1997, pagine 19-45. MANCINELLI Maria Rosaria, I test in orientamento. Metodo ed uso dei test psicologici in orientamento scolastico e professionali, Milano, Vita e Pensiero, 1998. MANCINELLI Maria Rosaria (a cura di), L'orientamento in pratica. Guida metodologica per insegnanti di scuola superiore, orientatori, psicologi, Milano, Alpha Test, 1999.

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Amore e relazioni affettive: le prime basi

17:00 Redazione 0 Comments

Esiste una relazione tra la nostra infanzia e la vita adulta? Gli accadimenti che ci hanno coinvolto da bambini possono influenzare il nostro modo di vivere e le nostre relazioni attuali? La risposta è si, altroché. Lo stile educativo dei nostri genitori, la qualità della vita che abbiamo vissuto, le relazioni sociali, gli eventi, le eventuali situazioni traumatiche determinano quello che noi siamo. Se aggiungiamo a questo l’influenza del nostro patrimonio ereditario, coi nostri geni e le caratteristiche tramandate dalle ascendenze, la ricetta magica è completa. Sarebbe certamente impossibile escludere l’influenza delle componenti ereditarie, frutto di migliorie e aggiustamenti spalmati nell’arco di più generazioni, seguendo le traiettorie continue e discontinue dello sviluppo. Se abbiamo ricevuto uno stile educativo equilibrato, improntato all’ascolto e al sostegno nei momenti di difficoltà, senza stili autoritari ed eccessivamente rigidi, abbiamo ottenuto un buon punto di partenza e probabilmente, avremo relazioni affettive più stabili e soddisfacenti. In questo senso è importante che i genitori siano altamente responsivi, che siano cioè pronti a sostenere il piccolo subito e al momento giusto. Attraverso un lavoro pacato i genitori devono far comprendere al bambino che esistono delle regole e che queste devono essere rispettate. Al contempo però Il bambino non ha bisogno di madri oppressive, troppo vicine quando vorrebbe esplorare l’ambiente o totalmente assenti quando piange e richiama la sua attenzione. La qualità dell’attaccamento è importantissima. Questa sorta di base sicura che si forma durante l’infanzia rimane sostanzialmente stabile durante lo sviluppo. Già intorno ai 3 mesi il bambino comincia a discriminare le persone, soprattutto quelle che si prendono cura di lui, e comincia così questa forma di legame basilare per lo sviluppo futuro, accentuandosi dagli 8 mesi in poi. Più l’attaccamento sarà costruito su una base sicura, con uno stile educativo assertivo e non autoritario, più il bambino potrà contare su un appoggio forte e solido, che sarà utile soprattutto per fronteggiare le situazioni di stress.

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Bambini iperattivi e ADHD: quali sono le mosse giuste - Prima parte

05:07 Redazione 1 Comments

ADHD: qual’é la terapia giusta? O meglio come gestire efficacemente una situazione del genere? Come scritto più volte il miglior approccio è quello multimodale, ove cioè i genitori, ma anche gli insegnanti, vengano coinvolti in attività comuni, chiaramente affiancati dal professionista psicologo. I genitori hanno un ruolo chiave perché sono i diretti responsabili della gestione del tempo del bambino e soprattutto delle pressioni sociali che vengono esercitate dal suo ambiente di riferimento.L'obiettivo è quello di migliorare il funzionamento globale del bambino. Dovremo così migliorare le competenze relazionali (con il gruppo dei pari, compresi i fratelli), la capacità di apprendimento, il livello di autostima.Chiaramente queste sono tappe intermedie, fondamentali per raggiungere l'obiettivo più importante, cioè quello di migliorare la qualità globale della vita dei bambini con ADHD e delle loro famiglie.Ma come iniziare? Le tecniche comportamentali sono in questo senso molto importanti e danno degli ottimi risultati.Attraverso tali tecniche è possibile fare capire al bambino che vi sono dei comportamenti desiderati e altri che non lo sono. Le modificazioni comportamentali prevedono che i genitori e gli insegnanti vengano informati circa specifiche tecniche di ricompensa (questo è quello che definiamo rinforzo positivo) per i comportamenti corretti. …Continua

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