Dieta, fame e sovrappeso. Un nuovo modo di rapportarsi col cibo - Prima parte

05:02 Redazione 0 Comments

Dieta, cibo, sovrappeso sono parole chiave, permeate di contenuti ben precisi. Forse sono troppo inflazionate, specie in determinati periodi, quando ognuno pare voglia svestirsi dagli involucri e dai torpori invernali. Nell'atto dello svestirsi mettiamo in gioco noi stessi ed il concetto che abbiamo circa l’essere corporeo e la forma esteriore con la quale ci presentiamo agli altri. Poi magari, guardandoci allo specchio, ci sentiamo inadeguati, non in forma, in sovrappeso. Stiamo così in piedi, a ridosso del nostro specchio e dell'immagine riflessa d'una nudità incombente e certe volte difficile da accettare. E quando ci si sente in sovrappeso queste sensazioni si accentuano. Alle volte possiamo avvertire un abbassamento dell'autostima, mentre aumentano sensi di colpa e percezione di inadeguatezza. Come sottolineato più volte, se siamo ingrassati è perché probabilmente abbiamo avuto a disposizione una gran quantità di calorie, ben oltre il nostro reale. Classicamente infatti per sovrappeso si intende un eccessivo apporto calorico con ridotto dispendio energetico, situazione che comporta quindi energia che si immagazzina sotto forma di grasso. E il fatto che il mercato tenda a proporci continuamente cibi molto zuccherati non è certo una situazione della quale si può essere felici. I bambini poi sono le vittime principali di un certo modo di fare affari, in un panorama che vorrebbe modificare fin dall'inizio le abitudini alimentari. In realtà, proprio nei primi 5 mesi di vita è importantissimo che i genitori tengano sotto controllo lo stile alimentare del bambino. Essi inoltre devono contrastare la vita sedentaria, incentivando il gioco infantile, le attività all'aria aperta intese proprio come momento ludico e spontaneo. Ma quale è il significato della nostra forma esteriore? Non è forse l'espressione del nostro essere, quasi un nucleo di identità mal celata? Lo stato di sovrappeso non ci appartiene per natura perché di per se esprime una forma originaria a noi estranea.Tutti i disturbi del comportamento alimentare hanno questa radice comune, un nucleo fondante collegato all’identità individuale. … Continua

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ADHD e bambini iperattivi: esperienza in aumento - Seconda parte

08:57 Redazione 0 Comments

Per tutti i motivi analizzati nell’articolo precedente è facile pensare alla vita complicata che questi piccoli hanno, così come complicata è la gestione di questa situazione per i genitori e gli insegnanti. Questa situazione innesca una serie di situazioni inseribili in una specie di meccanismo a catena, ove vi è incomprensione tra tutte le figure coinvolte. Così i genitori accusano la scuola, incapace a loro giudizio di gestire efficacemente il bambino. Gli insegnanti rincarano la dose e contrattaccano in una specie di battaglia che farà male solo al bambino. Per quello che riguarda le eventuali sovrapposizioni dell'ADHD con altri disturbi è ormai chiaro che esso si accompagna quasi sempre a vari disturbi specifici, quali quello della condotta e il disturbo oppositivo-provocatorio. Da un punto di vista predittivo purtroppo l'ADHD non regredisce facilmente nel corso dello sviluppo e comporterà comunque un fattore di rischio per la vita futura del soggetto (potrà sviluppare più facilmente dipendenza da sostanze e droghe e nel 20-30% dei casi potrà essere associato a depressione). Oggi si pensa all'ADHD come a un disturbo evolutivo di autoregolazione, ove vi sarebbe una specifica costellazione neurale associata, caratterizzata da vere e proprie alterazioni neurologiche. Chiaramente adottare esclusivamente questa prospettiva sarebbe troppo riduttivo. Credo che per comprendere in modo corretto il problema sia necessario adottare più livelli d'analisi, nell'ambito di un modello che sia psicologico e al tempo stesso sociale. Fondamentali sono allora i fattori ambientali ed educativi che considerati assieme alle caratteristiche genetiche possono fornire una panoramica completa che inquadra il disturbo come un meccanismo disadattivo, tale da interferire profondamente con le capacità plastiche di adattamento ai cambiamenti.

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Lasciamo che le nostre ferite d’amore cicatrizzino

04:57 Redazione 2 Comments

Io immaginavo di incontrarla ancora. Non mi ero voluto rassegnare all'idea di perderla per sempre. Come in un romanzo ben fatto aspettavo il suo ritorno. Rimanevo in piedi, col portamento un po’ goffo e sull'uscio del mio destino ad aspettare il sentore dei suoi passi, il suono ritmico delle sue parole incastonate nelle nostre serate migliori, tra un bicchiere di porto e gli aromi di risacca che mi ricordavano la vicinanza al mare. Sapevo però che quella perdita non sarebbe stata transitoria ne mi sarebbe stata concessa una deroga, impalpabile eccezione a me che ero incompleto e fallace, inutile senza di lei; della mia anima me ne mancava un pezzo. Come avrei fatto a vivere senza? Come avrei potuto colmare quella voragine e uscire dal liquido salmastro in cui mi sentivo immerso?” Allora mi sono chiesto: quale potrebbe essere la soluzione a situazioni simili, quando la perdita di un amore, di un grande affetto diventa netta e irreversibile? Noi ci appoggiamo agli altri, questo ci serve per vivere e vivere integrati al nostro contesto sociale. Questo avviene ancora di più quando ad essere coinvolta è la nostra sfera più intima e siamo noi direttamente coinvolti nella perdita della relazione affettiva. Non è facile allora risalire dal baratro della nostra perdita, da questo ipogeo di lacrime che abbiamo perso goccia a goccia. Eppure, normalmente, superiamo la prova e a pieni voti. Questa nostra capacità è innata, fa parte dell'uomo ed è tramandata alle generazioni future grazie a quanto custodito nel patrimonio genetico. Allo stesso tempo vi è in essa una componente appresa, rinforzata da specifici modelli sociali. E poi, a volerla dirla tutta, c’è qualcosa che è al di la di ogni cosa, il nostro essere oltre il tempo e lo spazio, ciò che discende da una natura sovrannaturale.Proprio per questo la capacità delle persone di reagire e di rispondere in modo adattivo a questo tipo di sollecitazioni esterne non è uguale per tutti, ce chi lo fa con facilità e chi invece deve faticare maggiormente per uscire dal periodo di crisi.

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Orientamento: Corso di Laurea in Psicologia e scelta professionale - Seconda parte

10:13 Redazione 0 Comments

La situazione attuale dell’offerta formativa in psicologia e delle opportunità professionali, è molto complessa e necessita di interventi incisivi. Questo panorama è infatti notevolmente migliorabile, e ci sono ampi margini per lavorare concretamente nella direzione della spendibilità della professione e della qualità globale dell'offerta formativa. La qualità della formazione è collegata, a mio avviso, a un altro aspetto, altrettanto importante, e cioè quello della competitività della psicologia. Sembra che la psicologia sia molto competitiva nelle aree di scarsa domanda, tipo quelle della psicoterapia, ambito forte della psicologia clinica e tuttavia caratterizzato da una bassa richiesta da parte del mercato. L'intervento psicologico nelle aree organizzative (si pensi alla psicologia del lavoro), ambito ove forte e la domanda del mercato, è tuttavia un fattore di debolezza perché collegato a una sorta di bassa competitività della professione. Ma quali sono gli ambiti su cui scommettere in futuro? Sicuramente quello della psicologia scolastica, in attesa perenne di una legge che ne definisca con esattezza le opportunità e i confini. Un'altra area su cui puntare è quella della psicologia della salute, coi suoi temi attualissimi legati alla prevenzione, alla riabilitazione, agli stili di vita e al concetto di benessere. Questo è legato al tema del rischio psicosociale, con le conseguenze in termini di stress e ansia, che da sole determinano in un anno una perdita di circa un milione di giornate lavorative e che hanno un'incidenza sul pil pari al 4%. Un'altro ambito importante sarà probabilmente quello della psicologia a convenzione, che se compiutamente attuata, potrà rappresentare un'avanguardia sociale e una nuova opportunità di lavoro. Altre aree strategiche saranno infine quelle della psiconcologia, della neuropsicologia, della psicologia applicata alla medicina e alle neuroscienze e infine tutti gli ambiti concernenti la psicologia dell'emergenza.

Se si vuole approfondire: Ordine degli Psicologi del Lazio, a cura di G. Ponzio (2008), La Psicologia e il mercato del lavoro: una professione destinata al precariato?, FrancoAngeli

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Orientamento: Corso di Laurea in Psicologia e scelta professionale - Prima parte

06:11 Redazione 0 Comments

Dopo due articoli d'orientamento generale alla scelta del corso di laurea approfondiamo adesso quella che è la situazione attuale dei corsi di laurea in psicologia. In particolare vorrei citare qualche dato e definire quelle che sono le tendenze attuali e future della professione. Come tutti sappiamo, il panorama attuale è dominato dalle cosiddette lauree triennali, un sistema che ha generato false aspettative, soprattutto per quello che riguarda ipotetiche possibilità di facile impiego, speranze peraltro del tutto slegate dalle reali opportunità del tessuto economico e sociale. Basti pensare che solo nel 2007, secondo un'indagine Almalaurea, solo il 37% dei neolaureati ha trovato lavoro. Considerando tale situazione è auspicabile un superamento repentino del sistema triennale attuale, anche perché nell'università di oggi gli studenti di psicologia non hanno una possibilità concreta di sperimentare la professione, magari utilizzando laboratori e vivendo esperienze pratiche. Tale cambiamento comporterebbe semmai un diverso rapporto studenti/docenti con una ricaduta diretta sulla qualità dell'offerta formativa (atenei permettendo). Ma qual è la situazione dei corsi di laurea in psicologia? Il trend di crescita è assolutamente evidente, con una domanda formativa sempre più in ascesa. Tra il 2001 e il 2005 gli psicologi hanno rappresentato tra tutte le professioni, il gruppo che è cresciuto maggiormente, con un tasso di crescita di oltre il 30%. Tale trend influisce chiaramente sul numero di laureati in psicologia: ogni anno l'università sforna ben 8000 nuovi laureati e questo crea un'enorme sovrabbondanza dell'offerta rispetto alla domanda di psicologia in Italia. Basti pensare che sono circa 5000 gli psicologi in organico al sistema sanitario nazionale e che quindi basterebbe un solo anno per fare un ricambio completo!Questo scenario è evidentemente allarmante e necessita di un piano di intervento rapido per arginare queste dinamiche inflattive. La situazione non è da sottovalutare, soprattutto per quello che riguarda la quota di sottoccupazione e di redditi modesti (ammonta a circa 700 euro il guadagno mensile netto del gruppo psicologico a un anno dalla laurea, al di sotto della media). .. Continua ..

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Come e perché migliorare il rapporto con il partner - Seconda parte

04:51 Redazione 0 Comments

Nelle coppie in crisi ognuno ripete spesso: "il mio partner non potrà mai cambiare". Il tono è ottenebrato da questa rete di pensieri e convinzioni errate per cui si è invischiati in situazioni complicate da gestire, questi schemi diventano allora modelli di comportamento abituali. Come possiamo fare a ripensare il rapporto? Innanzitutto miglioriamone la base. Concentriamoci in particolare su 4 elementi: 1) Miglioriamo la collaborazione; 2) Miglioriamo l'impegno; 3) Miglioriamo la fiducia di fondo; 4) Miglioriamo la lealtà Lavorando su questi elementi i partner potranno gestire le singole situazioni in un ottica meno egocentrica, lavorando per un obiettivo comune, negoziando sui problemi e sulle decisioni da prendere. Dovranno aumentare la concentrazione e l'impegno, essere coscienti del fatto che il comportamento dell'altro non sarà mai messo in atto per danneggiare il partner. Questo aspetto è legato alla fiducia, alla lealtà e alla dedizione sincera.Dopo avere lavorato su questi aspetti potremo continuare ulteriormente a lavorare sul nostro progetto di miglioramento. …Continua

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Come e perché migliorare il rapporto con il partner - Prima parte

06:04 Redazione 0 Comments

Spesso abbiamo un ottimo rapporto con il partner. Viviamo insomma convivenze eccezionali col sorriso a denti luccicanti. Ci sentiamo a lungo felici e il nostro rapporto sembra non avere alcun problema. Poi un giorno però, improvvisamente ci si sveglia al mattino con la sensazione che qualcosa non va. Perché nascono le incomprensioni? Spesso alla base vi è un atteggiamento cognitivo negativo che alimenta una rigidità del pensiero e una serie interminabile di pregiudizi. Alle volte questi pregiudizi nascono durante la convivenza e si manifestano durante la vita insieme. Alle volte queste idee sbagliate nascono molti anni prima. Quando i pregiudizi si manifestano creano delle modificazioni della vita comune. Il più delle volte, questo ci porta ad abbandonare o a ridurre le aspettative originarie che avevamo circa il partner e la nostra convivenza. Una situazione del genere può creare facilmente dei problemi. Tuttavia questi aspetti possono essere arginati attraverso il miglioramento della capacità di comunicare. Secondo una comunicazione attenta, basata sulla collaborazione tra i partner, permette di appianare i contrasti, di rendere meno spinose le differenze di prospettive con cui si guarda a se stessi e al mondo esterno. Quando si assiste a situazioni problematiche, caratterizzate da rapporti in crisi, le regole normative utilizzate correttamente durante la convivenza possono diventare oggetto di ricatto, opinioni disfattiste e scatenare sentimenti di rabbia o di offesa reciproca. Il conflitto si manifesta a tutto campo, si litiga per l’educazione dei figli, per la gestione dei conflitti familiari, anche la sessualità sembra venirne coinvolta. Si mettono in atto attacchi taglienti, guerre profonde. Cosa accade realmente in queste situazioni? L'impatto così forte sulla sfera emotiva che tutti noi sperimentiamo in certe occasioni si basa sulla cattiva interpretazione che noi diamo agli eventi esterni. Questi cattivi pensieri, automatici, distorti, riguardano il modo in cui noi diamo significato e codifichiamo i comportamenti degli altri e del nostro partner. Sono insomma alla base delle nostre convinzioni. … Continua

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Ansia e attacchi di panico: meglio cambiare prospettiva

05:32 Redazione 0 Comments

Da un punto di vista teorico per comprendere i meccanismi di base dei disturbi d'ansia é necessario concentrarsi sugli aspetti cognitivi del disturbo stesso, ossia sul pensiero. Evidentemente vi é un livello di analisi strategico che considera di primaria importanza lo studio delle modalità di pensiero del soggetto. É quindi il modo di pensare che caratterizza nella sostanza gli aspetti peculiari riconducibili ai disturbi d'ansia e che ad esempio li differenzia da altre problematiche, tipo quelle depressive. Il tema dominante dei soggetti con una diagnosi di attacco di panico o di disturbi d'ansia in genere é quello di pericolo. Gli eventi esterni (situazioni specifiche ma anche oggetti) sarebbero intesi come caratterizzati da un insieme di variabili in grado di minare l'equilibrio e l'incolumità della persona. Questo differisce notevolmente dai contenuti di pensiero del paziente depresso, che sono invece dominati dal tema della perdita, che spinge al ribasso il tono dell'umore e l'autostima. Questo indica che si dovrebbe cambiare prospettiva, iniziare un percorso di adattamento e flessibilità volto a una nuova interpretazione di ciò che ci circonda.

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Il contenimento dell’iperattività nei bambini con ADHD: un aiuto dalla Token economy - Prima parte

09:06 Redazione 0 Comments

Uno dei problemi comuni nella gestione di un bambino iperattivo é rappresentato dal fatto che faccia effettivamente ciò che gli si chiede. L'eccessiva iperattività deve essere contenuta ed il bambino deve comprendere che é utile anche per lui assecondare le richieste degli adulti, sia che si tratti dei genitori o degli insegnanti. Ma come cercare di ottenere l'attenzione del bambino così che possa seguire effettivamente le istruzioni che gli vengono fornite? Il bambino dovrebbe poter comprendere in modo graduale che ci sono delle regole e che queste devono essere rispettate. Chiaramente non ci si può aspettare da un bambino con diagnosi di ADHD che si comporti subito nel modo desiderato. Anzi é questo un obiettivo che richiede notevole impegno e dispendio di energia. La messa in atto da parte del bambino iperattivo dei comportamenti adeguati diventa l'obiettivo primario per poter gestire efficacemente le condotte a volte dirompenti di questi piccoli. Le tecniche da utilizzare dovrebbero basarsi sui principi della teoria dell'apprendimento. Il bambino deve poter comprendere, così come se si trattasse di un gioco, che ogni qualvolta si comporterà nel modo adeguato potrà ricevere un premio, una ricompensa (che costituisce così un rinforzo). É necessario che il comportamento globale desiderato (livello molare) venga scomposto in singole unità (visione molecolare) e che il corretto funzionamento di queste unità comportamentali rappresenti dei microbiettivi da raggiungere. … Continua

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La scelta del corso di Laurea deve essere pensata per tempo

05:10 Redazione 0 Comments

Cosa posso fare per scegliere il corso di laurea che fa per me? Scegliere l’università, fare la scelta giusta sono obiettivi realizzabili, ma solo minimizzando gli errori e applicando una serie di condizioni di base. Scegliere il corso di Laurea deve essere considerato innanzitutto come una sorta di percorso, nel senso che la scelta deve partire da lontano, deve essere cioè pensata e immagina ben prima dell’ultimo anno della scuola superiore, prima insomma del periodo in cui allo studente non resta altro che scegliere. Non cìè niente di peggio che una scelta azzardata, fatta senza neanche troppa convinzione. Noi invece dobbiamo essere convinti della nostra scelta e dobbiamo aver intrapreso un percorso di riflessione che non può che partire da noi stessi. Quanto più avremo lavorato su questo punto, tanto più riusciremo a centrare il nostro obiettivo primario: scegliere bene il corso di laurea. Fare un buon orientamento significa quindi mettere chi deve fare questa scelta nella condizione di poter utilizzare correttamente gli strumenti che ognuno ha dentro di se. E’ necessario acquisire la capacità di analizzare la realtà nel suo insieme, provando ad incrociare dati e variabili.Dovremo insomma mettere a confronto ciò che siamo e le risorse di cui disponiamo con l’offerta formativa che ci viene proposta.

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Aspetti cognitivi nella valutazione psicologica dei pazienti in attesa di trapianto - Seconda parte

05:05 Redazione 1 Comments

(Continua dalla prima parte) Costrutti mentali del paziente non sufficientemente elaborati possono determinare infatti le basi per un disagio psichico successivo e pregiudicare quindi tutto il lavoro svolto. Una volta analizzati attentamente i vissuti, le fantasie ed i pensieri irrazionali del paziente é necessaria quindi una opportuna ristrutturazione cognitiva volta a "smantellare" il sistema di credenze del paziente. Quest'ultimo presenta in genere alcune caratteristiche comuni, ma si é potuto costatare con la pratica clinica che le fantasie ed i timori che su di esse si basano possono differire in base alla tipologia di trapianto e all'organo che é coinvolto. Così ad esempio, i pazienti cardiaci in attesa di trapianto di cuore possono riferire timori altamente irrazionali, legati a pregiudizi anche di stampo culturale. Spesso temono di ereditare caratteristiche emotive ed affettive proprie del donatore, acquisite in seguito all'intervento. Questo perché il cuore é da sempre associato alla sfera dell'amore e dei sentimenti. Evidentemente questo é un campo di ricerca molto importante ma che necessita di continui approfondimenti al fine di migliorare ulteriormente la pratica clinica. Sarebbe interessante ad esempio poter disporre di una analisi minuziosa di tutte le idee irrazionali tipiche dei pazienti in attesa di trapianto, così da poter lavorare su di essi e ridurre al minimo le possibili conseguenze nelle fasi successive. Ristrutturazione cognitiva e psicoeducazione rappresentano in questo senso strumenti indispensabili.Da un punto di vista sperimentale questi dati potrebbero essere utili anche per la costruzione di nuovi strumenti di misura e per facilitare l'individuazione delle aree più delicate su cui lavorare.

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La scelta dell'università come processo di decision making per costruire il proprio percorso di vita

12:01 Redazione 2 Comments

Non credo di esagerare scrivendo che quello dell'orientamento é oggi un tema centrale. Anzi, direi che esso é vitale, é di primaria importanza, specie per i ragazzi che devono scegliere il corso di Laurea adeguato o in alternativa una possibile strada verso il mondo del lavoro. Nonostante le difficoltà che trovano oggi i giovani per inserirsi nel mondo del lavoro (é fuor di dubbio che alcune generazioni precedenti siano state un attimino più fortunate di quelle attuali in questo senso) la Laurea rimane ancora un valido passepartout per fare un salto di qualità. Ciò implica che la scelta del corso di Laurea sia un passaggio cruciale, in grado di influenzare la vita futura ed il cammino lavorativo da intraprendere. Certo ad una scelta non proprio adeguata si può sempre rimediare, ma i margini sono ridotti. C'é sempre meno tempo, ed un enorme concorrenza tra giovani e candidati. Questo deve essere interpretato anche alla luce di ciò che avviene a livello macroeconomico, lungo un percorso che a volte può essere di precarietà e ove é difficile progettare un percorso di vita a lunga scadenza. Ed é proprio questo a mio avviso il nodo cruciale, quello di recuperare cioè la capacità di progettare il proprio cammino nell'ottica di una costruzione per il futuro. Risorse preziose sono in questo senso le capacità adattive, che consentono di essere flessibili per affrontare nuove sfide e nuovi problemi. Si tratta delle problem solving skills, che hanno una influenza diretta sui processi cognitivi di decision making. Usare al meglio le proprie risorse personali consente di "funzionare" adeguatamente e di raggiungere con maggiori probabilità di successo gli obiettivi prefissati. Credo che in fondo la costruzione di una vita soddisfacente possa iniziare anche partendo da queste premesse. La scelta dell'università e del corso di Laurea conta.
Non perdete i prossimi articoli. A breve potrete trovare un utilissimo Questionario di autovalutazione per l'orientamento e la valutazione degli interessi.

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Bambini iperattivi con ADHD: efficacia del trattamento combinato e multimodale

05:13 Redazione 2 Comments

Appare ormai chiaro che i migliori interventi sui bambini iperattivi e con diagnosi di ADHD sono quelli combinati, più spesso definiti multimodali. Tale evidenza è stata dimostrata da numerosi studi. In particolare uno studio coordinato dal National Institute of Mental Health (NIMH) degli Stati Uniti ha messo a confronto diverse tipologie di trattamento per bambini con ADHD. Utilizzando un campione di 579 bambini con diagnosi di ADHD di età compresa tra i 7 e i 9 anni è stato messo a confronto il trattamento psicologico e comportamentale intensivo con il trattamento farmacologico e con quello combinato farmacologico e psicologico comportamentale. Le tecniche utilizzate nel trattamento psicologico e comportamentale intensivo sono il parent training, il behavior modification e social skill training per bambini ed il training e supervisione per gli insegnanti. I risultati dello studio hanno evidenziato l'efficacia del trattamento combinato psicologico comportamentale e farmacologico. Il ricorso ai farmaci infatti, se attentamente combinato, rappresenta una risorsa abbastanza efficace. Il ricorso al trattamento combinato ha molteplici vantaggi. Lo studio ha messo in evidenza un miglioramento delle relazioni tra coetanei ed un aumento della soddisfazione da parte dei genitori a seguito di tale protocollo.Chiaramente è necessario che ogni intervento clinico sia opportunamente pensato per il soggetto. La personalizzazione è altamente auspicabile, compresa un ampia valutazione del caso.

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Aspetti cognitivi nella valutazione psicologica dei pazienti in attesa di trapianto - Prima parte

04:58 Redazione 0 Comments

La valutazione psicologica dei pazienti che devono essere inseriti in lista d'attesa per un eventuale trapianto presenta alcuni aspetti molto interessanti. In genere, per quel che concerne la pratica clinica, alla fase propriamente anamnestica segue una fase successiva del colloquio che consente di raccogliere informazioni specifiche. Da un punto di vista più propriamente cognitivo é possibile che il paziente riferisca una costellazione di pensieri irrazionali e fantasie collegate al trapianto e alle sue eventuali conseguenze. Attraverso domande opportune, che aiutano il paziente a focalizzare tali pensieri, é possibile scandagliare i vissuti associati ad ansie e timori specifici. Alle volte i pazienti hanno false credenze circa il trapianto e queste a loro volta possono generare false aspettative rispetto all'intervento. Alle volte ansie e paure si basano su preconcetti errati che sono alimentati anche dai pregiudizi culturali. Da un punto di vista clinico uno degli obiettivi principali del lavoro svolto concerne chiaramente una piena riabilitazione del paziente. Riabilitazione che guarda al suo benessere globale, inteso come salute fisica ma anche psicologica. Questo presuppone non solo che l'intervento riesca perfettamente da un punto di vista tecnico ma anche e soprattutto che il paziente viva la sua "nuova vita" serenamente e senza alcuna preoccupazione.Il lavoro dello psicologo é quindi molto importante e consente non solo una valutazione iniziale del caso ma anche di prevenire eventuali problemi correlati alle fasi successive dell'intervento. …Continua

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