La valutazione psicologica per i trapianti d’organo - Terza parte

11:04 Redazione 0 Comments

(Continua dalla seconda parte) Bisogna inoltre far comprendere al paziente che questo momento non ha solo un valore valutativo, ma in realtà rappresenta un vero e proprio momento di confronto, grazie al quale può ricevere adeguate informazioni e può avere ben chiari quelli che sono i potenziali rischi del trapianto (o della donazione). Durante il colloquio vengono infatti fornite tali informazioni per verificare che il paziente possa decidere liberamente evitando eventuali coercizioni. Nodo centrale dell'analisi psicologica rimane comunque la valutazione dell'eventuale presenza di psicopatologia, compresi i disturbi di personalità (asse II del DSM) e il ritardo mentale. Una psicosi florida ad esempio, soprattutto se non compensata neanche dalla terapia farmacologica, rappresenta una controindicazione assoluta al trapianto e quindi all'inserimento in lista d'attesa. Anche una situazione di abuso e/o dipendenza da sostanze rappresenta una controindicazione assoluta. Altre situazioni invece, con un quadro diagnostico meno grave possono essere considerate controindicazioni relative, in quanto è possibile lavorare sul paziente. avvalendosi di psicoterapia cognitivo-comportamentale unita magari alla terapia farmacologica. Il lavoro dello psicologo non si esaurisce nel momento in cui avviene l'intervento chirurgico. Il paziente viene infatti seguito per tutto l'iter, compresa anche la fase post-operatoria (follow-up) ove vengono messi in atto interventi di supporto e un monitoraggio per rilevare l'eventuale insorgenza di problematiche post-trapianto. Spesso la terapia immunosoppressiva necessaria (l'utilizzo dei farmaci immunosoppressivi consente di raggiungere una tolleranza immunitaria e di ovviare alle problematiche legate al rigetto) può essere associata a un peggioramento del tono dell'umore, irritabilità o ansia. L'intero processo di valutazione, che comprende la fase pre trapianto e quella successiva all'intervento, può essere considerato come un vero e proprio piano di trattamento individuale, che persegue l'obiettivo finale di migliorare la qualità della vita del soggetto (QOL). La qualità del lavoro svolto è fondamentale quindi per scongiurare conseguenze significative per lo stato di salute futuro del paziente. Ridurre i fattori di rischio psicologico è un punto chiave per il successo del trapianto a lungo termine. Leggi la Prima parte dell’articolo. Clicca qui

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Influenza H1N1, tra riti di pulizia e nuove ansie sociali

10:54 Redazione 0 Comments

Che l'igiene sia importante lo sappiamo tutti, ma é altrettanto vero che spesso l'attenzione e la sensibilità circa le pratiche di igienizzazione può oltrepassare certi limiti. Seguire correttamente determinate norme igieniche é certamente auspicabile e fondamentale, specie nella vita di oggi, ove tutti facciamo mille cose, ci muoviamo, utilizziamo mezzi pubblici, veniamo in contatto naturalmente con superfici che non sono pulite. E i batteri si sa sono sempre in agguato. Tuttavia, come ho più volte sottolineato, una certa parte dei nostri comportamenti può risentire dei messaggi che vengono veicolati attraverso i mezzi di comunicazione. Ogni giorno siamo in contatto con il mondo intero. Internet e telegiornali diffondono notizie di ogni genere e avvenimenti lontani prendono così forma, vengono interpretati e categorizzati dalle nostre strutture cognitive. Spesso i media suscitano in noi bisogni, desideri, aspirazioni, tali da movimentare, per così dire, i mercati. E alle volte, anzi spesso, le notizie non sono tutte belle e positive. Guerre e malattie possono suscitare disagio, stati di ansia che portano a una ipervalutazione della pericolosità degli eventi. Le notizie allarmanti che sono state diffuse a proposito della febbre H1N1 hanno ad esempio messo in evidenza una serie di rischi per la nostra salute e per quella dei nostri figli. E' stato così un fiorire di servizi, articoli, speciali in prima serata, dossier zeppi di pagine e consigli, veri e propri dispensari in cui ognuno ha potuto attingere a piene mani alla ricerca delle giuste condotte da seguire e delle pratiche igieniche più adeguate. E così oggi tutti si lanciano in una corsa all'accaparramento di prodotti che probabilmente permettono di neutralizzare l'ansia e di esorcizzare la paura. I gel igienizzanti vanno a ruba, introvabili, le ditte produttrici non riescono praticamente a soddisfare la domanda. Ma ci si chiede se tali allarmismi, spalmati su un clima sociale extra sensibile non possano in realtà generare nelle persone ulteriore ansia e insicurezza. D'altronde le condotte disfunzionali associate ai riti di pulizia si basano proprio su questo.

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